| ABORTO: il Parlamento del Nicaragua lo proibisce |
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| Martedì 30 Novembre 1999 00:00 |
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CR n.967 del 11/11/2006 L’affermazione elettorale dell’e x leader sandinista Daniel Ortega, il 5 novembre in Nicaragua, ha seguito di una settimana la legge con cui il Parlamento ha votato, il 27 ottobre, a larghissima maggioranza, la proibizione di ogni tipo di aborto, compreso quello “terapeutico” sino ad oggi consentito nei casi cosiddetti “estremi”. Ha votato contro solo l’estrema Sinistra. Si attende ora la ratifica della legge da parte del Presidente Eduardo Bolanos, il quale è personalmente favorevole.In questa stessa occasione, i parlamentari hanno pregato le organizzazioni internazionali di non intromettersi negli affari interni del Nicaragua. Molte di esse, tra cui l’UNICEF, minacciano di non concedere più le sovvenzioni al Paese latinoamericano se adottasse una legge più repressiva contro l’aborto. Fino ad oggi, il Codice penale consentiva l’aborto cosiddetto “terapeutico” – vale a dire nel caso di pericolo di morte per la madre, malformazione del feto, stupro o incesto – purché con il consenso di una commissione di tre medici. Di fatto si tendeva ad interpretare la norma in maniera piuttosto larga. Questa nuova legge è frutto di una mobilitazione coraggiosa della Chiesa cattolica e di un notevole consenso fra la popolazione. La mobilitazione della Chiesa cattolica ha portato avanti il progetto di riforma legislativa. Cooperando in questa occasione con gli “evangelici”, anch’essi numericamente molto presenti in Nicaragua da alcuni decenni, la gerarchia cattolica ha guidato il 6 ottobre scorso una marcia dalla cattedrale di Managua – la capitale – al Parlamento, dov’è stata presentata una petizione con 290.000 firme. Anche il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale, già a capo del regime filocomunista che dominò il Nicaragua negli anni Ottanta e prese atteggiamenti offensivi verso Papa Giovanni Paolo II , è oggi a favore della nuova legge, anche se forse per motivi opportunistici: è stato l’appoggio delle gerarchie ecclesiastiche che ha spianato ad Ortega la strada della Presidenza. Il Fronte sandinista, da parte sua, in una dichiarazione ufficiale del 16 agosto, ha affermato di essere «un partito a favore della vita» e dunque contro l’aborto. La frazione di estrema Sinistra, che forma l’Alleanza Partito Movimento Rinnovatore Sandinista, si è detta invece favorevole all’aborto. Le organizzazioni femministe e quelle cosiddette umanitarie, anche internazionali, hanno proclamato che l’aborto è un “diritto” della donna e dunque non va proibito. Particolarmente interessante, invece, una dichiarazione a titolo personale del vice ministro della Sanità, Israel Kontorovsky: «Ricordiamoci questa frase assai saggia: “ogni creatura, alla sua nascita, ci porta la speranza che Dio non perde mai la speranza nell’uomo”. (…) Esistono prove scientifiche che l’aborto non causa solo danni psicologici, ma anche fisici: danni diretti e indiretti, come l’aumento dei casi di cancro al seno». Kontorovsky ha anche ricordato che la lotta per la protezione dell’ambiente implica «a maggior ragione la lotta per coloro che ne saranno gli usufruttuari». Inoltre – sono sempre sue parole – «in materia di aborto non si può essere tolleranti, perché si trovano in gioco i principi e i valori fondamentali dell’umanità. Bisogna ricordarsi che la persona appena concepita è anche nostro prossimo». |