I cristiani sotto assedio in Bosnia PDF Stampa E-mail
Martedì 30 Novembre 1999 00:00
CR n.964 del 21/10/2006


Dopo la spartizione della Jugoslavia voluta dall’ONU, la situazione della Bosnia-Erzegovina non fa più notizia, come se oggi tutto fosse a posto. Il cardinale Vinko Pulijc, arcivescovo di Sarajevo, intervistato da “Avvenire” (8 ottobre 2006), rinno-va invece l’allarme sull’intolleranza che colpisce i cristiani, da quando i musulmani hanno preso il controllo della situazione.

«Per secoli hanno convissuto insieme ortodossi serbi, cattolici croati, e musulmani – ricorda il car-dinale – Ma oggi l’Islam è maggioranza relativa. (...) Purtroppo è evidente che oggi vince il “diritto” del più forte, a livello locale e globale. Oggi i cristiani sono una minoranza religiosa sotto assedio. Prima del conflitto e degli accordi di Dayton, eravamo un gregge di 820.000 anime; oggi i cattolici sono ridotti a 400.000 persone. In base ai dati della Comunità internazionale, solo il 2% dei croati cattolici ha potuto ritornare nel-la sua terra di origine; cifre che confermano la difficoltà a vivere e a professare il proprio culto in Bosnia, e a convivere pacificamente con la religione dominante: l’Islam. Purtroppo si respira un clima d’intolleranza. (...)

Per noi cattolici, qui a Sarajevo, è difficilissimo ottenere un permesso per costruire una chiesa. È la stessa situazione che si vive in Turchia». «Temo che l’Europa non conosca ancora bene l’Islam – ammonisce mons. Pulijc – Deve svegliarsi, non per lanciare nuove crociate, ma per prendere coscienza della nuova sfida. (...) Mi chiedo: perché l’Unione Europea tace di fronte alla violazione di questi diritti e permette tutto questo? Bisogna battersi per il principio di reciprocità, è un punto fondamentale. Ne va dello stesso senso dell’Europa, che non può rinunciare al rispetto della libertà e dei diritti dell’individuo».