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Martedì 30 Novembre 1999 00:00 |
CR n.975 del 13/1/2007
Il numero degli aborti registrati in Belgio non smette di aumentare di anno in anno. Questa informazione è stata largamente diffusa dai media pubblicati dal Gruppo Concentra, senza che l’opinione pubblica ne venisse particolarmente turbata.
A Bruxelles, la cifra degli aborti praticati è finanche più elevata: una gravidanza su cinque è interrotta volontariamente; nel 2005, 17.867 donne hanno interrotto la loro gravidanza, il che significa 705 aborti in più dell’anno precedente, ossia un aumento del 4%.
Questo risultato sarebbe dovuto in parte alla migliore organizzazione, in parte alla registrazione delle gravidanze interrotte. Alcuni hanno fatto notare però che il Governo in questo periodo ha acconsentito ad una vasta distribuzione di preservativi (900.000 preservativi gratuiti) e questo fà pensare che non abbia ottenuto i risultati sperati.
L’età media della donna che abortisce è di 27 anni. La metà di esse ha già avuto dei bambini e ricorre all’aborto stimando che la loro famiglia è già “al completo”. Sono principalmente le donne fra i 20 ed i 40 anni che decidono di ricorrere ad una interruzione di gravidanza.
I medici intervistati in un articolo apparso sullo “Standaard” del 1° Settembre 2006, vorrebbero rassicurare il lettore: il Belgio resta il Paese nel quale la cifra in percentuale riferita agli aborti, è la più bassa in rapporto con quelle della Olanda e della Francia. Per il dott. Marc Cosyns, della Università di Gand, l’aborto è il male minore e «noi dobbiamo convivere con esso» anche se pare che alcune donne vi fanno ricorso due o tre volte nel corso della loro vita. Molti interlocutori si rallegrano infine del fatto che il tabou dell’aborto sia finalmente scomparso “grazie” alla sua depenalizzazione ed anche perchè un aborto praticato in un centro di “planning familiare” costa in tutto e per tutto 2,96 euro a donna. Il resto delle spese è tutto a carico della collettività (“Quality of Life”, Settembre 2006). |