Un regista esalta il terrorismo e un altro lo denuncia PDF Stampa E-mail
Martedì 30 Novembre 1999 00:00
CR n.962 del 7/10/2006


Lo scorso 10 settembre, la giuria del Festival di Venezia ha premiato per la carriera il regista francese Jean-Marie Straub.

Nel consegnare quel premio a un'attrice in rappresentanza del regista assente per malattia, il delegato della giuria, Cameron Crowe, era alquanto imbarazzato poiché, nella conferenza-stampa, era stato letto un violento messaggio ufficiale rivolto dal premiato a Marco Müller, direttore del Festival.

In questo messaggio, letto proprio alla vigilia del quinto anniversario dell'attacco terroristico alle Torri Gemelle, Straub aveva voluto celebrare a modo suo la ricorrenza, definendosi come un terrorista culturale ed esaltando i terroristi islamici. "Finché ci sarà il capitalismo imperialistico americano, non ci saranno abbas-tanza terroristi nel mondo", ha aggiunto, precisando che questa frase la scrisse tempo fa un suo noto amico, l'intellettuale comunista Franco Fortini. Il regista ha concluso felicitandosi col direttore del Festival per aver avuto il coraggio di premiare "un terrorista come me". Queste dichiarazioni non hanno difatti impedito ai componenti della giuria veneziana, presieduta dall'attrice Cathrine Deneuve, di confermare la consegna del premio all'apologeta del terrorismo.

Per contro un altro regista, l'americano Wayne Kopping, è stato premiato dal Liberty Festival e dal World Festival di Houston (USA) per il suo ultimo film-documentario, intitolato Obsession (cfr. www.obsessionthemovie.com). Usando spezzoni di pellicole originali provenienti dal mondo musulmano e dif-fuse in parte dalle televisioni arabe, il regista illustra e denuncia una spaventosa realtà che le nazioni occiden-tali non vogliono conoscere né affrontare: ossia, com'egli stesso dice, "la guerra scatenata dall'Islam radica-le contro l'Occidente", e in particolare la propaganda dell'odio e l'incitamento al terrorismo praticate capil-larmente da ambienti e da associazioni musulmane come Hamas e Hezbollàh.

Nel film, difatti, si vedono mullàh e ayatollàh esaltare la cultura della morte e proclamare che l'attaccamento alla vita manifestato dagli occidentali è sintomo della loro debolezza sul quale far leva per sot-tometterli. Si vede Nasrallàh, il capo dell'Hezbollàh, affermare che "il modo più onorevole di morire è quello di uccidere in nome di Allah". Si vedono le folle incitate dal capo iraniano Ahmadinejad rispondergli pro-clamando "morte agli infedeli!". Si vedono bambini nelle scuole palestinesi che vengono indottrinati e drogati di odio e poi armati per portare la violenza dove gli adulti non potrebbero arrivare.

Si vede l'investitura uffi-ciale dei terroristi e poi la loro esultanza per essere riusciti a distruggere e uccidere "per amore di Allah". In-teressante anche il parallelo storico tra la mentalità e la politica dell'islamismo radicale e quelli del nazismo.

Intervistato da una radio americana, Kopping ha confessato che ha difficoltà a trovare un distributore che assicuri la proiezione del suo film nelle pubbliche sale; difatti incute ancora timore la mortale punizione che colpì il regista olandese van Gogh per un caso analogo. Se perfino negli Stati Uniti ci sono state difficoltà da superare, insuperabili potrebbero essere quelle che insorgono in quella che la Fallaci chiamava Eurabia. Analogo discorso vale per l'Italia, dove i registi che esaltano il terrorismo vengono premiati dai festival più prestigiosi mentre quelli che lo denunciano vengono boicottati perfino da quelle distribuzioni cinematografiche che potrebbero guadagnarne. Per il momento, Obsession è stato proiettato in anteprima durante il convegno tenuto dalla Fondazione Magna Carta a Frascati nella prima settimana di settembre, per interessamento del sen. Quagliariello.