In Austria trionfo della destra anti euro e anti immigrazione

Norbert

(di Lupo Glori) Trionfa la destra in Austria. Domenica 24 aprile, al primo turno delle elezioni presidenziali, il candidato del Partito della Libertà Austriaco (FPÖ), il 45enne Norbert Hofer, è andato infatti oltre le aspettative, con il 35,5% delle preferenze, distanziando nettamente il favorito rivale, il 72enne ex leader dei Verdi, Alexander van der Bellen, posizionatosi secondo, con circa il 21% dei voti.

Al terzo posto l’unica donna candidata, l’indipendente Irmgard Griss con il 18,8%, seguita dal cristiano-democratico del Partito Popolare Austriaco (ÖVP) Andreas Khol all’11,2% e dal socialdemocratico del SPÖ Rudolf Hundstorfer all’11%. Chiude l’imprenditore Richard Lugner, con il 2,4% dei voti.

Il primo turno delle presidenziali austriache segna dunque la clamorosa e storica débâcle dei socialisti e dei popolari, i grandi partiti tradizionali alleati nella Große Koalition al potere, che ha guidato il Paese per oltre settanta anni dal 1945 ad oggi. Al secondo turno, previsto per il prossimo 22 maggio, per la prima volta, il ballottaggio non avrà candidati socialisti e popolari e vedrà affrontarsi per il voto decisivo Hofer e Van der Bellen.

Al primo turno per eleggere quello che sarà il nono capo dello Stato della seconda Repubblica, nata alla fine della Seconda Guerra Mondiale, hanno preso parte 6,4 milioni di austriaci con più di 16 anni. Per l’FPÖ il Partito della Libertà Austriaco nazionalista, euroscettico e anti-immigrazione, fondato dal controverso governatore della Carinzia Jörg Haider morto nel 2008, si tratta della migliore performance di sempre. Il suo leader Heinz-Christian Strache ha accolto con scontato entusiasmo lo straordinario risultato, sottolineando come esso rappresenti l’inizio di una nuova fase politica: «Abbiamo scritto la storia, oggi inizia una nuova era politica».

L’FPÖ, secondo gli ultimi sondaggi, sarebbe il partito più votato anche in caso di elezioni generali, con il 30% dei voti. Ago della bilancia e tema centrale del voto delle presidenziali di domenica è stato il programma politico dei candidati nei confronti dei rifugiati e dell’immigrazione. L’attuale governo austriaco, guidato dal socialista Werner Faymann, ha cercato invano di recuperare terreno, assecondando l’umore popolare riguardo l’immigrazione, opponendosi all’utopico e fallimentare paradigma dell’accoglienza illimitata.

Da parte sua, Hofer, da sempre convinto anti-europeista, dopo aver definito “fatale” l’accordo sui migranti dell’Unione Europea con la Turchia, ha minacciato, da presidente, di sfiduciare il governo se non adotterà misure più restrittive sui migranti per impedire che l’Austria diventa una «terra di immigrazione».

Michael Volker, capo della redazione politica del quotidiano austriaco Der Standard ha spiegato al Corriere della Sera come il voto di domenica sia destinato ad avere inevitabili e profonde ripercussioni sulla politica estera austriaca, dichiarando: «il risultato del primo turno destabilizza il cancelliere Werner Feyman e la coalizione che lo sostiene. Soprattuto l’affermazione di Hofer è destinata a influenzare la politica estera austriaca: SPÖ e ÖVP hanno già cambiato le loro misure nei confronti dei rifugiati, piegandole secondo le richieste della FPÖ, per esempio con la chiusura del Brennero».

Lo storico risultato austriaco, accolto con gioia dai partiti di estrema destra di tutta Europa, da Salvini a Le Pen, a Wilders, è destinato a cambiare inevitabilmente gli equilibri politici del Paese e della stessa Unione Europea. A distanza di poco più di un mese dalle amministrative regionali tedesche, che hanno visto la clamorosa affermazione in tre Länder del partito fortemente anti immigrazione e anti euro, Alternative für Deutschland (Alternativa per la Germania), la fragile impalcatura europea subisce dunque un nuovo durissimo colpo.

Di fronte ai macroscopici errori e alle fallimentari politiche in tema di immigrazione, volenti o nolenti, sono oggi i partiti di estrema destra o identitari a dettare la linea politica, in quanto gli unici in grado di intercettare e rappresentare il vero “sentire” del popolo, vittima di annosi ed ottusi programmi politici. Un’inedita e significativa strategia, emblematicamente raffigurata dal premier austriaco Faymann, il quale, per non scontentare la piazza, si trova costretto, paradossalmente, a dire e promettere “cose di destra”. Il vento identitario, rappresentante di un crescente sentimento popolare anti euro e anti immigrazione, soffia sempre più intensamente dal basso verso gli alti piani di Bruxelles. (Lupo Glori)

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