Il vescovo di Trieste accusato di essere razzista e omofobo.

crepaldi-laboratorio-cattolici-politica-(su Tempi) La notizia è di qualche giorno fa, ma vale comunque la pena di essere  segnalata per la sua gravità. Sul settimanale di Trieste Vita Nuova è  apparsa un’intervista del direttore Stefano Fontana all’arcivescovo della città,  monsignor Giampaolo Crepaldi. L’articolo è esplicitamente intitolato “Due  assessori comunali alla manifestazione per dare del razzista al Vescovo”. Lo  riproponiamo di seguito.

Eccellenza, dove era sabato scorso durante la manifestazione promossa  dall’Arcigay sotto il Palazzo della Curia? Confinato in casa…

Che cosa ha fatto? Prima sono stato in Cappella per la  preghiera del Vespro e poi ho ripreso a leggere un libro voluminoso di Rodney  Stark, un grande sociologo americano, intitolato The Triumph of  Christianity, che analizza, tra l’altro, le tante persecuzioni subite dai  cristiani in duemila anni di storia. Il libro dimostra, con dovizia di dati,  che, alla fine, i persecutori passano e i cristiani continuano, poiché le  persecuzioni li purificano e li rendono più forti. E’ un libro che  consiglio.

Quella di sabato fu una manifestazione contro di Lei… Sì,  veicolata dall’accusa, falsa e gravissima, che il sottoscritto sia intollerante  e razzista. Si è dato del razzista a uno che ha dedicato una vita a combattere  il razzismo e che ha contribuito, con un pool internazionale di grandissimi  giuristi, a riscrivere il documento della Santa Sede contro il razzismo. A uno  che ha guidato la Delegazione della Santa Sede alle Nazioni Unite per una  sessione speciale di lavori sul razzismo dove ha avuto l’onore di parlare dal  podio del Palazzo di Vetro. Stranezze della vita, caro direttore. Tuttavia, il  ricordo di New York non mi ha impedito il confronto con la realtà tergestina,  trovandola miope e di bassa lega.

La questione ruota attorno all’omofobia… No, Direttore,  la questione è un’altra ed è precisamente quella indicata dagli organizzatori  della manifestazione: far passare attraverso il pretesto dell’omofobia il  diritto alla famiglia e al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Tutti lo  hanno capito. La campagna natalizia contro l’omofobia sugli autobus della città  era veicolata da immagini di rassicuranti scenette familiari. Il punto è  questo.

Si spieghi meglio… Bisogna considerare due aspetti,  entrambi molto delicati. Il primo. L’obiettivo finale di queste campagne è  quello di minare quello che è un caposaldo della civiltà, la concezione della  famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, equiparandola ad altre  forme di convivenza.

E il secondo? Dare vigore giuridico e valenza penale  all’omofobia per cui chi sostiene pubblicamente – come fa la Chiesa Cattolica da  sempre – che la famiglia vera è solo quella fondata sul matrimonio tra un uomo e  una donna viene dichiarato omofobo, intollerante e razzista e, quindi, soggetto  da perseguire penalmente. Se si percorrerà questa strada uno che appartiene alla  Chiesa Cattolica e ne professa la dottrina, ma non solo, diventerà un soggetto  criminale da punire, anche con la galera. Questo insidioso programma, spacciato  per progressista e libertario, metterà la museruola a tutti, privandoci della  libertà. E’ paradossale che la Chiesa che ha dato al mondo la concezione più  alta del valore impareggiabile della persona umana e gli ha insegnato il dovere  del rispetto, dell’uguaglianza e della fraternità, venga descritta come soggetto  razzista e che discrimina. Si tratta delle stranezze della storia. Comunque, i  miei amici di Vienna dell’Observatory on Intolerance and Discrimination  against Christians in Europe, che ogni tanto interpello per un parere o per  far monitorare la situazione di Trieste, mi dicono che è iniziata in grande  stile la Gender-persecution contro il cristianesimo e che sarà  durissima. Ci saranno i militanti, coloro che cercheranno il compromesso, coloro  che tradiranno, ci saranno i fedeli e ci saranno anche i martiri. Sono tutti  problemi che affronto anche nel mio ultimo libro, appena uscito in libreria, Il IV Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo.

Alla manifestazione ha partecipato un prete della Diocesi di  Gorizia… Sono andato a visitare il sito della Diocesi di Gorizia e  nell’elenco dei preti il nome del sig. Bellavite non c’è.

In Comune e in Provincia erano consapevoli di questi complessi  risvolti connessi con l’ideologia del gender quando hanno dato il Patrocinio  alla campagna? Di loro si può dire tutto, ma non che siano  sprovveduti…

La Presidente della Provincia ha affermato che c’è “bisogno di una  Chiesa aperta”… E’ stato un invito poco appropriato da parte di  un’Autorità istituzionale che si è sempre fatta apprezzare per la misura e per  la capacità di stare al suo posto. Alla Presidente della Provincia dico che  l’unica cosa che deve fare la Chiesa è quella di essere fedele agli inviti di  Gesù, suo Sposo e suo Signore. Le basta Lui.

E del Sindaco cosa mi dice? Il Sindaco Cosolini, nel  merito della mia intervista a Vita Nuova, affermò che era «Legittima la  critica della diocesi»: una dichiarazione seria, responsabile ed  equilibrata.

Ma, alla manifestazione ha partecipato un Assessore  comunale… Mi è stato riferito che gli Assessori erano due. Spero che  non tirino fuori la storiella che erano lì a titolo personale. La partecipazione  alla manifestazione davanti al Palazzo della Curia di componenti la Giunta  comunale che, con la loro presenza hanno avallato l’accusa di razzista al  Vescovo, ha, di fatto, cambiato radicalmente lo scenario delineato saggiamente  dal Sindaco. Personalmente ritengo che la partecipazione sia stata una cosa  inquietante che si è tradotta in una pagina nera per la democrazia e per l’onore  delle Istituzioni cittadine. Una Giunta comunale è a garanzia di tutti, al  servizio del bene di tutti e deve operare nel rispetto dei diritti di tutti. Che  credibilità può accampare un Governo cittadino quando due suoi componenti se ne  vanno in giro con gaia spensieratezza a manifestare contro il Vescovo e la  Chiesa cattolica che, è bene che lo sappiano, in questa Città è presente fin dai  primi secoli di storia del cristianesimo ed è protetta da un martire, San  Giusto? La Chiesa cattolica di Trieste è stata umiliata e il sottoscritto  trattato da cittadino di serie C. Mi rivolgo al Sindaco, che è uomo di lunga e  onorata esperienza politica: faccia chiarezza e ritessi i fili indispensabili  della fiducia civile.

Eccellenza, è molto amareggiato… Sì, molto. La Chiesa e  la nostra Città non si meritano questi scivoloni istituzionali. Ma è una cosa  che viene da lontano, caro direttore, ed è ben documentata con nomi e cognomi.  Campagne di stampa, articoli, segnalazioni dove sono stato chiamato Torquemada e  talebano, lettere minatorie, interruzione violenta dell’incontro della Cattedra  di San Giusto dello scorso dicembre dove mi è stato detto di tutto e di più, e  via cantando di questo passo fino all’ultima puntata quando mi hanno   marchiato dandomi del razzista. Non so se a Trieste sia così diffusa l’omofobia – che condanno evidentemente e fermamente – e non so dire quanto sia  proporzionato lo zelo delle nostre Istituzioni in materia. Quello che i fatti  stanno dimostrando è che a Trieste, da un po’ di tempo ormai, si va delineando  uno scenario di cristianofobia.

Impressionante… Non c’è nulla di impressionante, ma c’è  molto di cui preoccuparsi per questo degrado.

Questo in una Città che si definisce mitteleuropea, laica e  tollerante… Speriamo che la Città ce la faccia a restare tale.  Personalmente  vedo questo suo patrimonio etico-culturale in grande  affanno, per un deficit di magnanimità, cioè di capacità – capacità che si  raggiunge attraverso l’esercizio rigoroso e critico dell’intelligenza – di  essere e di pensare in grande e in maniera nobile, senza lasciarsi irretire da  prassi che stanno erodendo questo patrimonio in maniera pericolosa.

Cosa consiglia? La Città ha tante sfide davanti: smetta i  panni dei furori e dei conformismi ideologici e ritorni a parlare in maniera  civile e costruttiva, a dialogare con il senso del rispetto dell’altro e a  valorizzare tutte le risorse. Solo i mentecatti – che anche a Trieste non  mancano – possono ritenere che il nemico da combattere sia la Chiesa cattolica  che, invece, ogni giorno produce nella nostra Città, per il bene di tutto e di  tutti, il miracolo della preghiera, quello dell’annuncio della verità che salva,  quello dell’apertura a un serio confronto culturale e quello della consolazione  e della carità a favore di un numero enorme di infelici e di poveri.

Vorrei toccare adesso un tema che è rimasto sempre sospeso: il ruolo  del giornale locale in tutto questo. Direttore, non può pretendere  che Il Piccolo sia un giornalino parrocchiale. E’ un giornale che  appartiene al Gruppo Espresso-La Repubblica che si ispira fedelmente al vangelo  di Scalfari. Fa il suo mestiere e lo fa bene. I problemi non nascono  dall’intraprendenza del giornale locale, ma da un gruppetto che continua a  usarlo con qualche forma di spavalderia. Ritengo che sia un errore di  valutazione ritenere Il Piccolo il peccato originale di tutto. Alla  fine, le dirò, anzi, che quando il quotidiano locale mi tratta troppo bene  comincio a preoccuparmi e a domandarmi in che cosa sto sbagliando.

E del Direttore Possamai che mi dice? Che, fatte le  debite proporzioni, è come Lei chiamato a dirigere un’impresa assai complicata  con i tempi che corrono. Peccato che scriva poco, perché i suoi articoli di  analisi economica e politica sono sempre acuti e stimolanti e una spanna sopra  quelli di altri suoi colleghi.

Ci sono però due giornalisti che non le danno tregua, Giampaolo Sarti  e Fabio Dorigo. Il dott. Sarti lavorava a Vita Nuova che,  se ricordo bene, lasciò quando arrivò Lei. Non mi consta che qualcuno abbia  versato lacrime di rimpianto quando se ne andò.

Il dott. Dorigo è velenosetto… Lasci stare il veleno.  Diciamo che, quando scrive della Chiesa di Trieste, calca la mano con il pepe  che è condimento che non mi piace. Ma è intelligente e i suoi articoli sono  generalmente seri, ben documentati e assai utili. E poi scrive un italiano  corretto e godibile.

Tra Il Piccolo e Vita Nuova mi pare ci sia una  dinamica fortemente dialettica… Sì, ed è un bene. La Chiesa è stata  sempre contro la lotta di classe di marxiana memoria, ma non è mai stata contro  una sana dialettica anche sul piano culturale, se esercitata nel rispetto del  buona creanza e del galateo. E’ una cosa che fa bene alla fisiologia culturale  del vivere sociale e civile. E Trieste ne ha bisogno.

Grazie dell’intervista. Un’ultima domanda: solo amarezze in questo  periodo? No, Direttore. Il sabato, quello della manifestazione, sono  venuti a trovarmi tre uomini maturi della nostra Diocesi per parlarmi della loro  vocazione e del loro proposito di intraprendere la strada formativa per il  Diaconato permanente. La cosa mi commosse e ringraziai il Signore che mi mandava  il suo consolante raggio di luce a confortarmi e ad assicurarmi che la Chiesa di  Trieste e il suo futuro erano e sono in buone mani, le Sue, quelle del Signore.  Lui fa la differenza, sempre.

 

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