Il tempo di reagire e lottare in difesa del bene e del vero

lottare per il bene e per il vero(di Roberto de Mattei su Radici Cristiane) Più o meno negli stessi giorni, il governo socialista di François Hollande in Francia e quello conservatore di David Cameron in Inghilterra, hanno portato avanti il progetto di legalizzazione del cosiddetto matrimonio omosessuale, dimostrando l’esistenza di un “pensiero unico” trasversale ai partiti di sinistra e di destra oggi nel mondo. In Italia il “matrimonio omosessuale” costituisce uno dei punti qualificanti del programma del Partito Democratico di Pierluigi Bersani, ma non ha veri oppositori a destra. Vittorio Feltri, ad esempio, direttore del principale quotidiano di centro-destra, di proprietà della famiglia Berlusconi, è da sempre, in nome della libertà e della laicità dello Stato,  un sostenitore dei “diritti gay”, compresa l’adozione dei bambini da parte di coppie omosessuali.

Le posizioni sul tema di molti cattolici e perfino di qualche esponente della gerarchia ecclesiastica, si rivelano spesso sconcertanti. Si sente dire che, pur senza parificare le “unioni gay” al matrimonio, bisogna tutelarle giuridicamente, affinché gli omosessuali non siano privati dei loro diritti. Tutti temono di incorrere nell’omofobia che l’immoralità dei nostri tempi considera come una intollerabile colpa morale.

Di fronte a questi refrain mediatici bisogna ribadire che l’omosessualità è una colpa morale che, di conseguenza, non esistono diritti degli omosessuali, e che l’introduzione del matrimonio omosessuale nelle leggi dello Stato costituirebbe un colpo mortale alla stabilità della società in cui viviamo.

Gli unici diritti dell’uomo sono quelli naturali, così chiamati perché scaturiscono dalla stessa natura umana e sono perciò comuni a tutti gli uomini, in ogni tempo e in ogni luogo. La natura dell’uomo è quella di essere un individuo razionale che, attraverso la ragione, conosce la sua legge, ovvero il fine a cui la sua natura tende.

Mentre gli animali tendono al loro fine e lo raggiungono attraverso l’istinto, l’uomo, pur avendo in comune con gli animali l’istinto, a differenza di essi è dotato di una ragione, che lo guida al suo fine ultimo, non immanente alla natura, ma soprannaturale. La legge naturale dell’uomo non è altro, dunque, che una legge razionale. Seguirla significa seguire, non  i propri  istinti, ma la ragione. E la ragione non crea la legge naturale, ma ne riconosce l’oggettiva esistenza nel creato.

Agire secondo natura è agire secondo ragione e agire secondo ragione significa uniformare il proprio comportamento a una legge che esiste prima della nostra natura, ma che è anche impressa nella nostra natura, di modo che noi non subiamo questa legge come una imposizione esteriore, ma la ritroviamo in noi e, ritrovandola, realizziamo la nostra identità più profonda.

Il primo diritto che scaturisce dalla natura umana è quello alla vita: primo non in ordine di importanza, ma perché precede gli altri, dal momento che per essere titolari di diritti bisogna prima di tutto esistere. Benedettto XVI quando parla di princìpi non negoziabili cita in primo luogo il diritto alla vita, al quale aggiunge altri due princìpi, che costituiscono altrettanti diritti naturali, intimamente legati: quello alla famiglia e quello all’educazione.

La famiglia è, per natura, una vera società, anteriore allo Stato, con una sua unità spirituale, morale, giuridica, fondata sul matrimonio indissolubile di un uomo e di una donna. Essa ha la missione di trasmettere la vita e di educare i figli. Di conseguenza la famiglia ha dei diritti naturali e inalienabili necessari a esplicare le sua missione, a cominciare dal diritto all’educazione dei figli.

Lo Stato ha il dovere di riconoscere questi diritti. Chi invoca lo Stato laico per negare alla famiglia naturale i suoi diritti, dovrebbe coerentemente negarli a ogni gruppo sociale che li rivendicasse, siano essi gli omosessuali o i musulmani che già rivendicano il riconoscimento della poligamia. Ogni riconoscimento giuridico da parte dello Stato privilegia infatti un gruppo e pone in essere un modello sociale. Se questi modelli non vengono tratti dalla legge naturale, significa che essi sono la conseguenza di mere spinte sociali: la società è ridotta a un confuso agglomerato in cui si scontrano gruppi di pressione e vige, non la legge del vero, ma quella del più forte.

Pio XII in un discorso del 1946 affermava che, i due pilastri dell’ordine civile, le due colonne della società, quale è stata concepita e voluta da Dio, sono la famiglia e lo Stato. Se la famiglia cessa di essere un modello sociale e si disfà, il suo disfacimento è anche quello dello Stato.

In Italia il disfacimento della famiglia e dello Stato è stato preparato dalla  Rivoluzione culturale del ’68 e si è poi attuato attraverso tappe successive: il divorzio che ha reciso l’indissolubilità del vincolo coniugale; l’aborto, che ha legalizzato l’omicidio all’interno del nucleo familiare; il nuovo diritto di famiglia che ha distrutto il principio di autorità familiare; il riconoscimento delle unioni di fatto, destinato ad avere, come logica conseguenza, il riconoscimento delle coppie omosessuali.

La Rivoluzione culturale  del ’68 fu vittoriosa perché non incontrò ostacoli nel mondo cattolico. La classe dirigente cattolica che approvò la legge sul divorzio nel ’72 fu la stessa che approvò l’aborto nel 1978 e che rinunziò ad ogni forma di resistenza contro l’aggressione permissivista e laicista.
E ciò accadde anche perché la Rivoluzione anticristiana del ’68 era stata preceduta, tra il 1962 e il 1965, gli anni del Concilio Vaticano II, da una Rivoluzione interna alla Chiesa che aveva disarmato psicologicamente i cattolici spingendoli al dialogo col mondo moderno, figlio della Rivoluzione francese. Una Rivoluzione che è madre di due secoli di errori e che è drammaticamente penetrata all’interno dello stesso Corpo Mistico, come «fumo di Satana all’interno del Tempio di Dio», secondo le celebri parole del Papa Paolo VI.

Uno scenario di rovine è oggi sotto i nostri occhi. Dobbiamo convincerci che o, con l’aiuto di Dio, reagiamo sul piano intellettuale e morale, o questo processo annienterà noi, le nostre famiglie, la nostra nazione. Questo processo avanza per tappe e oggi dobbiamo combattere il tentativo di distruggere il poco che resta della famiglia, attraverso la legalizzazione del cosiddetto matrimonio omosessuale e l’affidamento in adozione di bambini alle coppie gay.

Avere una casa, farsi una famiglia, lavorare per questo, è sempre stato il sogno della gente italiana ed europea. Oggi ci vogliono espropriare del bene materiale della casa, con tasse inique, intrinsecamente anticristiane, e ci vogliono espropriare del bene della famiglia che prima di essere la nostra concreta famiglia è una famiglia ideale, formata da un uomo e da una donna, allietata da bambini, legata da un vincolo indissolubile; un modello a cui tendere, a cui non sempre la realtà si avvicina, ma che lo Stato dovrebbe riconoscere e tutelare.

Noi proclameremo queste verità finché la legge ce lo permetterà, e continueremo a ripeterle, anche se la legge non ce lo dovesse permettere, introducendo il reato di omofobia, perché vogliamo essere testimoni dell’esistenza di principi non negoziabili, ricchi della fecondità di ogni bene, non astrattamente, ma in concreto, sul piano della nostra vita quotidiana. Ed è dalla vita quotidiana che deve cominciare la nostra reazione e la nostra lotta in difesa del Bene e del Vero.
(RC n. 82 – Marzo 2013)

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