Il sole di Dubai e quello di Roma

crisi(di Danilo Quinto) Di questi tempi a Dubai, negli Emirati Arabi, le temperature oscillano tra i 18° (la minima) e i 28° (la massima). Fa caldo sì, ma è sopportabile. Come fosse primavera inoltrata. Non si può quindi dire che il pensiero esternato agli sceicchi dal Presidente del Consiglio italiano ‒ «Investite in Italia, che offre opportunità: la crisi è superata» – sia stato dovuto ad un colpo di sole.

C’è da pensare che Letta, ringalluzzito, dalle dichiarazioni di Renzi – «se fa le riforme, il Governo può durare fino al 2018», ha affermato in questi giorni il segretario del PD ‒ creda davvero a quello che dice. Intanto, viene certificata da indagini demoscopiche serie – come quella che Ilvo Diamanti ha prodotto per “Repubblica” – la distruzione del ceto medio italiano. «La maggioranza assoluta degli italiani – scrive Diamanti – ritiene di essere discesa ai piani più bassi della gerarchia sociale. Coloro che si sentono “ceti medi” sono, infatti, una minoranza, per quanto ampia. Poco più del 40%. Così, l’Italia non è più cetomedizzata. È un Paese dove le distanze sociali appaiono in rapida crescita. Tanto che l’85% della popolazione oggi ritiene che le differenze fra chi ha poco e molto siano aumentate. Non è un caso che questa dinamica abbia coinvolto, in modo particolarmente intenso, le basi e il terreno originario della neo-borghesia”.

Si osserva anche la riduzione della distanza sociale tra il Nord ed il Mezzogiorno, che dimostra da un lato quanto la crisi economica abbia eroso le potenzialità dell’area più industrializzata del paese e, dall’altro, la generale situazione di sofferenza. È sufficiente girare un po’ per il paese per accorgersi di quanto sia vera quest’analisi. Non occorrono i centri studi e le ricerche per comprendere che consistenza abbia avuto, negli ultimi anni di governi «tecnici» o frutto di accordi di «larghe intese», che continuano a non indicare misure e riforme in grado di sovvertire questo stato di cose. «La crisi è superata», si dice, operando una mistificazione, che non serve a nessuno o, meglio, può servire solo a chi non vuole guardare la realtà.

In questo esercizio, non si segnala solo il Presidente del Consiglio. Qualche giorno fa il Presidente della Cei ha voluto «testimoniare la bontà e serietà che impastano il nostro popolo, e che ispirano largamente l’ethos profondo della gente, delle famiglie, di tante istituzioni. L’Italia non è una palude fangosa dove tutto è insidia, sospetto, raggiro e corruzione. No. Dobbiamo tutti reagire ad una visione esasperata e interessata che vorrebbe accrescere lo smarrimento generale e spingerci a non fidarci più di nessuno. A questo disegno, che lacera, scoraggia e divide ‒ e quindi è demoniaco ‒, non dobbiamo cedere nonostante esempi e condotte disoneste, che approfittano del denaro, del potere, della fiducia della gente, perfino della debolezza e delle paure: nulla deve rubarci la speranza nelle nostre forze se le mettiamo insieme con sincerità. Tanto più che il Signore è venuto sulla terra per stare con noi!».

Sta di fatto, che come emerge dal report divulgato dalla Commissione UE, il fenomeno corruttivo in Italia ha un valore di 60 miliardi all’anno ‒ pari a circa il 4% del Pil ‒ la metà del valore dell’intera corruzione europea. Questo denaro circola, viene speso, è oggetto di transazioni e non ci sono solo coloro che «approfittano della fiducia della gente», c’è anche buona parte della “società civile” che partecipa ad appalti e subappalti. Idolatra “Mammona” ed è connivente: sempre da quel rapporto risulta che l’88% degli italiani ritengono che «le mazzette e l’utilizzo di legami, siano il modo più semplice per ottenere i servizi pubblici». Sempre, dire la verità, equivale a fare opera di evangelizzazione. (Danilo Quinto)

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