Il ralliement di Leone XIII di Roberto de Mattei

Il ralliement di Leone XIII di Roberto de Mattei(di Gianandrea de Antonellis) Leone XIII è , dal punto di vista dottrinario, uno dei più grandi pontefici della storia. Meno luminosa, invece, la sua azione in ambito pastorale, in particolar modo per ciò che riguarda il tentato avvicinamento (ralliement) alla Francia repubblicana e laica. Questo tema è ora oggetto di uno studio di Roberto de Mattei: Il ralliement di Leone XIII. Il fallimento di un progetto pastorale (Le Lettere, Firenze 2014, p. 366, € 35).

La questione del ralliement si inserisce all’inizio della III Repubblica francese: dopo il disastro militare del 1870 (sconfitta nella guerra con i Prussiani) e la sanguinosa Comune di Parigi (1871) i tempi sarebbero stati maturi per una restaurazione monarchica: ma il Conte di Chabord, che sarebbe dovuto diventare Enrico V, non seppe approfittare dell’occasione offertagli, impuntandosi sulla secondaria questione della bandiera (non volle accettare il tricolore e pretese il ritorno alla bandiera biancogigliata). La questione divenne un punto d’onore e ciò gli alienò le simpatie dei moderati, che fecero convergere le loro simpatie sul generale Mac Mahon, che si comportò con Enrico V come l’ammiraglio Horty si sarebbe comportato con Carlo d’Austria, impedendo di fatto la restaurazione. Nacque così una Repubblica che si caratterizzò per l’acceso anticlericalismo di matrice massonica (fu in quegli anni che nacque il Grand’Oriente di Francia, più radicale rispetto alle logge inglesi, che mantenevano una parvenza di religiosità), in cui il tanto sbandierato concetto di “laicismo” non indicava una neutralità, ma piuttosto una lotta ai principi religiosi.

L’elezione di Leone XIII, succeduto nel 1878 a Pio IX, segnò una svolta nella politica vaticana: non soltanto per il rinnovato fasto delle cerimonie, messo da parte nell’ultimo decennio in segno di lutto dopo l’invasione degli Stati pontifici e la conquista violenta di Roma (il nuovo pontefice aveva ben compreso come la forma fosse necessaria per ribadire l’importanza dell’atto sacramentale), ma soprattutto per la politica di apertura che espresse in particolar modo nei confronti del governo francese, nota con il nome di ralliement, “avvicinamento, adesione”.

Tale accettazione della situazione di fatto non costituiva un vero e proprio “cattolicissimo liberale”, perché in linea di principio non vi era una rinuncia esplicita agli ideali come la restaurazione di una monarchia cattolica in Francia, la restituzione al Papa dei suoi territori italiani ed il ritorno al potere temporale, ma poiché di fatto si cercava una soluzione “concreta” che partiva dal presupposto della impossibilità di realizzare detti ideali, il risultato, nelle scelte concrete, era un cattolicesimo “moderato” che non si distingueva troppo da quello liberale.

I risultati del ralliement furono tutt’altro che positivi: la proposta di “dialogare” con la Terza Repubblica, rinunciando alla difesa del principio monarchico, sconvolse in primo luogo i monarchici francesi, divisi tra legittimisti orleanisti e bonapartisti. La conseguenza dell’accettazione della forma di governo repubblicana fu che la maggioranza fedele al Re perse la frangia della nuova borghesia, che passò dal centro-destra monarchico al centro-sinistra repubblicano per difendere i privilegi acquisiti negli ultimi decenni e rafforzò i governi di sinistra, spesso diretta espressione delle logge massoniche. La “mano tesa” non servì peraltro ad evitare le persecuzioni anticlericali (lo stesso avvenne anche in Italia).

L’approfondito saggio di Roberto de Mattei, che non manca di sottolineare la grandezza dottrinaria di Leone XIII, offre gli elementi per giudicare criticamente la sua azione pastorale. Ma c’è di più: la politica ecclesiastica di rinunciare ai principi ideali in nome del “realismo” ha avuto uno strascico nel XX secolo; è infatti alla base della mentalità di “apertura al mondo” che nel periodo successivo al Concilio Vaticano II ha portato in materia dottrinale al trionfo del neo-modernismo e in materia sociale all’appoggio dato alla Sinistra da grande parte dei fedeli (ciò è visibile soprattutto nei grandi Paesi di tradizione cattolica: Italia, Francia e Spagna) con la conseguente realizzazione della cosiddetta “rivoluzione dei costumi” (il “Sessantotto”). (Gianandrea de Antonellis)

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