Il ragazzo che fu cresciuto come una ragazza

bruce-brenda-e-david-il-ragazzo-che-fu-cresciuto-come-una-ragazza(di Fabrizio Cannone) Il giornalista canadese John Colapinto ci descrive, nel modo più documentato e nello stile più vivace e spigliato, la storia di una tragedia (Bruce, Brenda e David. Il ragazzo che fu cresciuto come una ragazza, San Paolo, Cinisello Balsamo 2014, pp. 350, € 19,90). Una tragedia dovuta ad un esperimento fallito. Un esperimento giustificato in nome di una ideologia fallita: il transessualismo, o ideologia del gender.

Un’ennesima prova scientifica, dopo le evidenze cliniche, psicologiche e neurologiche, di quanto male arrechi ancora oggi la rivoluzione sessuale degli anni Sessanta. Un bambino innocente, nato come Bruce Reimer il quale, senza colpa da parte sua, dopo il danneggiamento al pene a causa di una «circoncisione male eseguita» (p. 13), viene educato e cresciuto come se fosse una femmina, a partire dal nome, trasformato in Brenda, dall’abbigliamento e tutto il resto. «A seguito di quella ferita irreparabile, i genitori lo avevano portato da un celebre esperto di ricerche in campo sessuale al rinomato Johns Hopkins Hospital di Baltimora, dove furono convinti a sottoporre il figlio a un intervento chirurgico di cambiamento di sesso.

 Il processo prevedeva la castrazione clinica e altri interventi di chirurgia genitale in età infantile, seguiti da un programma di condizionamento sociale, mentale e ormonale della durata di dodici anni, affinché la trasformazione si radicasse nella sua psiche» (p. 13).

Il fatto che Bruce avesse un fratello gemello fu di grande impatto mass mediatico e tutto, a partire dall’apparente serenità dei gemellini di sesso opposto, sembrava avallare l’idea «del primato dell’ambiente sulla biologia nella differenziazione sessuale» (pp. 13-14). Inoltre, l’apparente riuscita dell’operazione «divenne una pietra miliare per il movimento femminista negli anni Settanta, e veniva abbondantemente citato come prova che il divario tra i generi [maschile e femminile] era esclusivamente il risultato del condizionamento culturale, non della biologia» (p. 14).

Insomma, un delitto perfetto! Salvo che Bruce, a partire dai 14 anni circa, lottò con tutte le forze per la riacquisizione del suo sesso nativo ed entrò in crisi per la non corrispondenza tra ciò che sentiva, ovvero di essere un uomo, e ciò che gli era stato imposto. John Colapinto suscitò scalpore già nel dicembre del 1997 con un primo articolo sul caso di Bruce-Brenda, anche se l’autore evitò allora di menzionare il soggetto in questione, usando pseudonimi come John-Joan.

Dopo quel pezzo Bruce, divenuto involontariamente Brenda, e poi ritornato per sua scelta David, decise di aprirsi al giornalista e gli concesse «oltre cento ore si interviste spalmate nell’arco di dodici mesi» (p. 17); l’autore ebbe così accesso a documenti medici e privati che nessuno aveva mai potuto consultare e lo introdusse tra i suoi amici e familiari. La storia narrata sin nei dettagli dal Colapinto «riguarda soprattutto David Reimer e l’esperienza di aver vissuto su entrambi i versanti dello spartiacque di genere» (p. 18). Ma riguarda anche la violenza di un’ideologia pansessualista, che fornì la giustificazione ad un «esperimento di ingegneria psicosessuale senza precedenti e, in definitiva, destinato al fallimento» (p. 18).

Negli anni della maturità David riuscì, almeno in parte, a superare i traumi dell’adolescenza, al punto da ritrovare una piena identità maschile e di sposarsi. Purtroppo però nel maggio del 2004, a seguito di una vita decisa e programmata più dagli altri che da se stesso, David si suicidò sparandosi con un fucile nel parcheggio di un supermercato. Mise così la parola fine alla mostruosità e alla perversità di chi lo aveva voluto trattare come una cavia e lanciò l’ultimo disperato grido a tutti coloro che lo avevano usato per dimostrare l’indimostrabile, cioè la mera valenza corporea e biologica della sessualità umana. (Fabrizio Cannone)

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