Il primo schema sul matrimonio del Concilio Vaticano II

Il primo schema sulla famiglia(di Cristina Siccardi) Lunedì 25 maggio si è svolta, a porte chiuse, una riunione ristretta fra cardinali e vescovi europei per discutere l’accoglienza dei divorziati risposati e degli omosessuali nella Chiesa; infatti, per alcuni pastori, i peccati mortali hanno oggi diritto di asilo (per i peccatori, ai quali è richiesta consapevolezza e pentimento della propria colpa, la Chiesa ha sempre avuto misericordia). Tedeschi, svizzeri e francesi, dunque, hanno unito le forze per organizzare, in segreto, presso la sede universitaria dei Gesuiti dell’Università Gregoriana di Roma, una giornata di studio sui temi scottanti del prossimo Sinodo sulla famiglia.

L’assedio è massiccio, tuttavia è massiccia la fede di chi, a tutti i costi, resiste per difendere gli insegnamenti di Dio, l’unico ad avere autorità insindacabile, prima e ultima, in materia di matrimonio e di famiglia: Dio ha creato l’uomo e la donna, Dio ha creato l’istituzione familiare. Non altri.

Il 1968 fu l’anno della Rivoluzione della Sorbona a Parigi. Una rivoluzione culturale che avviò, a catena, uno sconvolgimento morale e di costumi nella società occidentale, ancora cristiana. Il delicato ed intimo tema della sessualità veniva sbandierato in piazza, rendendo la questione infima e volgare, snaturandola dei suoi connotati più profondi e più nobili: alla verginità e alla castità, alla continenza e alla temperanza, all’autocontrollo e al dominio di sé, venivano opposti e inneggiati l’impudicizia, la fornicazione, la dissolutezza, la lascivia, la libidine, la lussuria. I vizi capitali venivano portati in auge, irridendo alle virtù, amiche della felicità umana e cristiana.

Il 1968 fu anticipato da un capovolgimento di vedute pastorali, il quale prese le mosse dal Concilio Vaticano II. «La Rivoluzione del 1968 ebbe certo forte impatto nella Chiesa, oltre che nella società, ma la “svolta conciliare” favorì a sua volta l’esplosione del Sessantotto e ne moltiplicò la forza propulsiva», scrive nell’introduzione il professor Roberto de Mattei al libro eccezionale e propizio, uscito in Italia in questi giorni: Il primo schema sulla famiglia e sul matrimonio del Concilio Vaticano II (Edizioni Fiducia, pp. 118, € 10.00).

Ci auguriamo che il contenuto di questo testo, presentato integralmente, possa essere diffuso il più possibile e trovi riscontri anche all’estero, perché è in grado di riproporre in maniera ineccepibile gli insegnamenti autenticamente cattolici, gli unici a liberare le persone da confusioni, errori e peccati schiavizzanti. Fra gli schemi preparatori del Vaticano II, approvati da Giovanni XXIII nel luglio del 1962 e inviati a tutti i Padri conciliari, c’era anche uno Schema di costituzione dogmatica sulla castità, il matrimonio, la famiglia, la verginità.

Ma questo Schema venne bocciato e riscritto secondo le tesi della teologia progressista, la cosiddetta Nouvelle théologie, ossia quella teologia mondana che oggi impera e tenta, a porte chiuse, di escogitare sofisticati sistemi speculativi per offendere la teologia rispettosa delle leggi divine. La costituzione pastorale Gaudium et Spes, documento equivoco, trattò il tema della famiglia solo ai paragrafi 47-52, che negli anni postconciliari furono letti ed interpretati in maniera soggettiva e relativista, contraria alla morale tradizionale. Molti temi allora discussi sono tornati alla luce.

Chi parteciperà al Sinodo del prossimo ottobre non potrà non tenere conto di questo Schema, all’epoca “improvvidamente abbandonato”, in quanto «un Sinodo che parlando della famiglia taccia sulla legge naturale, ignori il fine primario del matrimonio, stenda un velo di silenzio sul peccato e non metta in risalto il valore della castità dentro e fuori il matrimonio, è destinato al fallimento pastorale e alla distruzione della fede e della morale cattolica» (p. 31).

Il 30 luglio 1968 il “New York Times” pubblicò, con il titolo Contro l’enciclica di Papa Paolo, un appello, firmato da oltre duecento teologi, che invitava tutti i cattolici a disubbidire all’ Humanae vitae di Paolo VI, che venne rigettata con acrimonia da interi episcopati. Un gruppo di protagonisti del Concilio contrari all’enciclica, fra i quali i cardinali Suenens, Alfrink, Heenan, Döpfner, Köning, si riunì, a porte chiuse, nella città di Essen per stabilire una strategia di opposizione al documento pontificio.

Risultato di quell’incontro? La dottrina dell’Humanae vitae non venne seguita, ma furono concretizzate le indicazioni del Cardinale Suenens e dei suoi sostenitori. Nelle università e nei seminari i testi di studio divennero quelli di padre Häring, considerato il padre della moderna teologia morale. I novelli moralisti sostituivano alla oggettività della legge naturale la «persona», svincolata da ogni impegno normativo, imbevuta di immanentismo e dipendente dalle circostanze storiche, sociali e culturali; insomma, dall’ «etica della situazione» (p. 27).

Appagare gli appetiti istintuali e licenziosi, renderli benemeriti e leciti è il disegno architettato da governi privi di senso religioso, favorevoli al sesso libero e sfrenato, capace di rendere le persone più fragili, più vulnerabili e, dunque, più manipolabili. Disciplinare e regolare quegli appetiti è il compito che la Chiesa è tenuta ad ottemperare per dare ragione della sua esistenza e per raggiungere il suo primario obiettivo, la salus animarum.

Lo Schema di costituzione dogmatica sulla castità, il matrimonio, la famiglia, la verginità è un vero e proprio capolavoro ed è specchio dell’obiettivo, la salus animarum, ma anche di un vivere sociale ed etico rispettoso di tutti perché regolato con giudizio, esperienza plurimillenaria e con carità (sinonimo di amore).

Lo Schema è altresì specchio delle Sacre Scritture. Perché esistono l’uomo e la donna? Perché esiste un solo concetto di famiglia? Perché è necessaria la castità? Qual è il valore del sacramento matrimoniale e quale quello della verginità? Dalla prima parte alla terza dello Schema in questione troviamo esaustivamente le risposte per ritornare alle fonti, non quelle sessantottine, ma quelle divine. Infatti Dio disse: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra”» (Gn 1, 26-28).

Il Paradiso terrestre ebbe fine con l’assenso alla prima tentazione di Satana alla donna e all’uomo. Da allora non ha più cessato di adescare e sedurre. «Et Verbum caro factum est. Et habitavit in nobis» («E il Verbo si fece carne. E venne ad abitare in mezzo a noi»), nonostante ciò gli uomini, compresi i teologi, continuano a cedere al grande tentatore, seminando la pula, invece del chicco di grano. (Cristina Siccardi)

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