Il Natale e il presepe nel cuore dell’uomo di C. Gnerre

(di Gianandrea de Antonellis) La discussa saga di Harry Potter è stata considerata da molti come uno scritto pericoloso perché proponeva la magia in chiave positiva, forse addirittura pervaso da uno spirito anticristiano: tra l’altro mancano quasi del tutto riferimenti alla religione. Quasi: infatti in ognuno dei sette anni la scuola di Hogwarts, in cui si svolge il racconto, si ferma per le vacanze di Natale e per quelle di Pasqua. Non solo: nell’ultimo volume i due protagonisti si trovano nel villaggio natale del protagonista durante la notte della Vigilia e percepiscono l’emozione che viene dalla chiesetta dove si sta celebrando la Messa di mezzanotte.

Allora: perché il Natale affascina tutti, anche chi non crede? Il recente libro di Corrado Gnerre, Il Natale e il presepe nel cuore dell’uomo (Solfanelli, Chieti 2012, pp. 160, euro 12), cerca appunto di rispondere a questa domanda. L’autore individua la risposta nel fatto che Dio si è fatto veramente uomo, fino ad abbracciare altrettanto veramente la fragilità dell’infanzia. Questa affermazione, pur non condivisa da tutti sul piano del significato, diventa per tutti affascinante sul piano dei desideri più profondi che albergano nel cuore. E l’incanto del Natale non passa inosservato: anche chi non crede, sente che l’annuncio «Dio è venuto fra noi!» è perfettamente rispondente alle proprie più intime attese, perché paradossale, perché umanamente inimmaginabile.

Gnerre poi cita l’amato Chesterton, il quale sul Natale scrive: «Tutta la letteratura ha cantato le trasformazioni di quel semplice paradosso: che le mani che avevano fatto il sole e le stelle erano troppe piccole per accarezzare le grosse teste degli animali. E il critico scientifico (…) sentenzia essere “improbabile” qualche cosa che noi abbiamo quasi pazzamente esaltato come incredibile, qualche cosa che sarebbe troppo bella per essere vera, ma che è vera».

E un valente emulo di Luca Cupiello, quale Corrado Gnerre è nella vita, non poteva non soffermarsi sulla forma artistica che meglio ha rappresentato – in tutti i tempi e sotto tutte le latitudini – il mistero del Natale: vale a dire il Presepe. Non a caso il volumetto si apre con una citazione di Giovannino Guareschi: «E fra mille anni la gente correrà a seimila chilometri l’ora su macchine a razzo superatomico e per far cosa? Per arrivare in fondo all’anno e rimanere a bocca aperta davanti allo stesso Bambinello di gesso che, una di queste sere, il compagno Peppone ha ripitturato col pennellino».

Uomo moderno ed ateo dichiarato (che non vuol dire convinto…) uniti nel fascino verso la rappresentazione più popolare (nel duplice senso del termine) del Mistero dell’Incarnazione. Ma affrontare il Natale dal punto di vista estetico non sarà forse riduttivo? Assolutamente no: non a caso Gnerre ha sempre insistito sulla Bellezza come categoria trascendentale della Verità, che non è solo vera e buona, ma anche bella. Infatti Gnerre, fondatore de Il Cammino dei Tre Sentieri, sostiene coerentemente che in vista di un completo avvicinamento alla Verità, essa vada amata (Primo Sentiero); conosciuta (Secondo Sentiero); e gustata (Terzo Sentiero).

Quindi Il Natale e il presepe nel cuore dell’uomo, non è l’ennesima versione di un libro come ce ne sono molti, ma una riflessione sulla Festa per eccellenza (San Francesco d’Assisi la definiva la «Festa di tutte le Feste»: infatti, se è vero che il centro dell’anno liturgico è il Triduo Pasquale, è pur vero che senza la venuta nel mondo del Verbo incarnato non ci sarebbe stata né la Passione né la Morte né la Resurrezione di Gesù Cristo). Una riflessione che affianca al dato teologico anche quello estetico ed esistenziale, partendo dalla considerazione iniziale e che fa parte del sottotitolo: perché il Natale e il presepe affascinano anche chi non crede?
(Gianandrea de Antonellis)

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