Il “matrimonio gay” è legge. Uno scandalo pubblico senza precedenti

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(di Lupo Glori) Mercoledì 11 maggio l’Aula della Camera ha dato il via libera definitivo al disegno di legge dal titolo Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze, meglio conosciuto come “ddl Cirinnà”, dal nome della sua prima firmataria, la senatrice del Partito Democratico Monica Cirinnà.

Il Governo, così come al Senato lo scorso 24 febbraio, ha preferito “blindare” il testo con il voto di fiducia, ottenendo l’approvazione della legge con 372 voti a favore, 51 contrari e 99 astenuti.

Il provvedimento sulle unioni civili, che istituisce di fatto nell’ordinamento giuridico italiano un simil-matrimonio riservato alle coppie omosessuali e regolamenta i rapporti di convivenza tra le coppie eterosessuali, è stato fortemente voluto dal premier Matteo Renzi che a caldo, in diretta su Radio Capital, ha così commentato il risultato appena raggiunto dal proprio governo:

«Quando ci sono delle cose giuste da fare vanno fatte. Sono molto contento, oggi è un giorno di festa, l’Italia fa un passo in avanti. Era un giorno molto atteso. Naturalmente ci sono le polemiche di quelli che avrebbero voluto di più, di quelli che avrebbero voluto di meno, ma c’è una gioia molto forte, molto diffusa di coloro che finalmente vedono riconoscere diritti alle coppie omosessuali».

Un pensiero ovviamente in piena sintonia con quello della sua musa, la ministra per le Riforme, Maria Elena Boschi che, dopo essersi presentata in aula agghindata per l’occasione con una coccarda arcobaleno appuntata sulla giacca, ha fatto eco alle parole del proprio capo, dichiarando:

«Oggi è una bellissima giornata per tutti gli italiani e le italiane. Dobbiamo pensare ai cittadini, abbiamo fatto una legge e ci aspettiamo che i primi cittadini che devono dare l’esempio, rispettino le leggi del Parlamento come avviene in ogni stato serio, democratico e civile».

Subito dopo il voto, la stessa Boschi, assieme al candidato sindaco del Pd a Roma, Giachetti, e ad i senatori Cirinnà e Lo Giudice, è scesa in piazza Montecitorio a raccogliere gli applausi dei numerosi militanti LGTB accorsi a festeggiare e dare il meritato tributo agli artefici politici dello storico successo legislativo.

223817247-ad19e80b-d31c-4333-af85-7fc18d121810In serata, la festa si è spostata da piazza Montecitorio a Fontana di Trevi sulla quale per l’occasione è stato proiettato un grande fascio di luce arcobaleno in tinta con le bandiere delle diverse sigle ed associazioni LGBT presenti. Star e madrina della serata è stata di nuovo la ministra Boschi, neo incaricata dal premier Renzi delle deleghe sulle Pari opportunità e le adozioni internazionali, portata in trionfo assieme agli altri parlamentari che con il loro impegno hanno contribuito all’approvazione della legge sulle unioni civili.

Unioni-civili-festeggiamenti-11-1000x600Nonostante l’epocale risultato, i militanti LGBT hanno però tenuto a sottolineare come tale legge, frutto di un compromesso al ribasso, non rappresenti che un semplice punto di partenza in vista della totale equiparazione con il matrimonio eterosessuale, figli compresi.

A tale proposito l’attivista Imma Battaglia ha addirittura parlato di sconfitta per il popolo omosessuale, dichiarando:

«Oggi i veri sconfitti sono gli omosessuali che con questa legge non vedono affatto superate le discriminazioni nei loro confronti. L’approvazione della legge sulle unioni civili è sicuramente un passo importante che ci fa essere meno tristi, ma non possiamo nasconderci dietro un dito: non è la legge che volevamo e per la quale tanti di noi hanno lottato».

In questo senso – continua la Battaglia – il ddl Cirinnà non è che il primo piccolo passo di un processo ben più ampio:

«Per noi però questo non è affatto un punto di arrivo ma di partenza. Questa non è affatto la legge che desideravamo, perché noi vogliamo il matrimonio egalitario e la possibilità di poter adottare figli. Volevamo la stepchild adoption che invece è stata stralciata negandoci ancora una volta il diritto di essere genitori. Quindi il nostro auspicio è che dopo titubanze e ambiguità si recuperi al più presto questo svantaggio».

Dopo la legge sul divorzio introdotta nell’ordinamento giuridico italiano il 1 dicembre 1970 con la legge n. 898 Fortuna-Baslini, poi confermata attraverso il referendum abrogativo del 12 maggio 1974, e la legge n. 194 sull’aborto del 22 maggio 1978, la data dell’11 maggio 2016 con l’approvazione del “ddl Cirinnà” sulle unioni civili, rimarrà impressa come un’altra pagina nera della storia politica italiana.

La normalizzazione sociale delle unioni tra persone dello stesso sesso costituisce infatti un fenomeno, oltre che inedito, più scandaloso ancora dell’introduzione del divorzio e dell’aborto, entrambi “accettati” nell’ordinamento legislativo, ma tuttavia presentati come “soluzioni estreme”, ossia “mali minori” da tollerare.

Al contrario, la legalizzazione dell’omosessualità, messa in atto attraverso il riconoscimento giuridico delle unioni civili, viene imposta in nome della sua pretesa bontà e normalità intrinseca, trasformando dunque un assoluto male morale in un bene assoluto da diffondere e promuovere nella società come modello pienamente positivo. In questo senso, l’omosessualità costituisce uno scandalo pubblico senza precedenti, proprio perché sdogana e promuove come “buoni”, comportamenti perversi che vanno contro la natura dell’uomo e che perciò meritano di essere definiti “anormali”. Questo scandalo si perpetua e manifesta ogni giorno attraverso legami pubblici e stabili rappresentati dalle “famiglie” same-sex, l’unione tra persone dello stesso sesso, oggi riconosciuta dallo Stato italiano. Una situazione di immoralità pubblica e permanente che nessuna società, nel corso di più di duemila anni di storia, ha mai osato legittimare o legalizzare.

Il dibattito, fortemente divisivo, attorno allo pseudo-matrimonio tra persone dello stesso sesso ha avuto inoltre il limite di incentrarsi unicamente attorno ai diritti della persona, tenendo da conto dunque il mero piano soggettivo, e tralasciando quello che in realtà costituisce il vero nocciolo della questione, ossia la valutazione oggettiva del comportamento omosessuale attraverso i basilari e dirimenti concetti di naturale e innaturale, vero ed erroneo, giusto e ingiusto.

Il passaggio dell’omosessualità da condizione patologica o perversione eccezionale a status “normale”, è frutto di tale ribaltamento di valutazione e di una studiata operazione di ingegneria sociale che, come scriveva Mario Palmaro (1968-2014), «vorrebbe trasformare una normalità di tipo sociologico in una normalità di tipo antropologico morale: se gli omosessuali sono presenti in numero rilevante, e la gente li approva, allora significa che essere gay è un comportamento assolutamente innocente del punto di vista etico».

Questo artificiale processo di legittimazione sociale degli atti contro natura riporta alla memoria il veritiero e duro monito del filosofo francese Frédéric Bastiat (1801-1850):  «Quando la ragione pubblica smarrita onora ciò che è spregevole, disprezza ciò che è onorevole, punisce la virtù e ricompensa il vizio, incoraggia ciò che nuoce e scoraggia ciò che è utile, applaudisce alla menzogna e soffoca il vero sotto l’indifferenza o l’insulto, una nazione volge le spalle al progresso e non vi può essere ricondotta se non dalle terribili lezioni delle catastrofi» (F. Bastiat, Armonie economiche, Utet, Torino 1954, p. 595.). (Lupo Glori)

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