Il magistrato Giacomo Rocchi all’ Associazione Famiglia Domani

Giacomo-Rocchi(di Alfredo De Matteo) Mercoledì 9 luglio u.s. il Magistrato Giacomo Rocchi ha tenuto una conferenza sulle strategie per una difesa della vita efficace e senza compromessi presso la sede dell’Associazione Famiglia Domani, in Roma. Giacomo Rocchi è dal 2012 Giudice in Cassazione, ed è succeduto quest’anno a Mario Palmaro come Presidente del Comitato Verità e Vita, un’associazione che si distingue per la determinazione con cui si batte per diffondere quella cultura della vita minacciata da leggi gravemente ingiuste come la legge 194/1978.

Il relatore ha ripercorso in maniera sintetica le ragioni del sostanziale fallimento delle strategie per la difesa della vita fin qui portate avanti dal mondo cattolico ufficiale; un fallimento reso evidente dalle vicende legate alla legge 40, fortemente voluta dai politici pro life italiani, il cui affossamento a colpi di sentenze ha reso ora ancora più complicato far passare il concetto che la fecondazione artificiale, sia essa omologa o eterologa, costituisca di per se una pratica disumana portatrice di gravi conseguenze per tutti i soggetti coinvolti.

Infatti, tale pratica è mutuata dalla zootecnia ed il suo principale ambito di applicazione è la selezione delle razze animali. Rocchi ha illustrato a grandi linee il metodo selettivo con cui la tecnica della fecondazione artificiale viene applicata con l’immane perdita di esseri umani innocenti sacrificati sull’altare del figlio ad ogni costo (il numero di embrioni sacrificati si attesta al di sopra dell’80% …).

Il dott. Rocchi ha sottolineato quindi come le leggi incidano profondamente sulla cultura e sul modo di interpretare la realtà, al punto che è ormai dato per scontato che produrre un figlio in laboratorio sia cosa buona e giusta. Per tale motivo la strategia del limitare i danni o del combattere battaglie politiche di retroguardia non ha prodotto i risultati sperati: le conseguenze a livello socio culturale dell’approvazione di norme inique, come la legge 40 del 2004, sono inevitabili e portano ad un progressivo imbarbarimento della coscienza collettiva che non può essere limitato dall’introduzione di paletti, o presunti tali, tesi ad evitare peggiori disastri.

È in quest’ottica, continua il magistrato toscano, che il politico pro life dovrebbe abbandonare del tutto l’idea di mettere le mani sull’eterologa, ormai sdoganata dall’affossamento della legge 40; è senz’altro preferibile mettere in campo forze ed energie per recuperare il terreno perduto, dietro l’esempio della Marcia Nazionale per la Vita, cui il Comitato Verità e Vita ha aderito in maniera convinta, che ha riportato al centro del dibattito l’innocente eliminato con l’aborto: proclamare la verità tutta intera può e deve essere la cifra della battaglia per la vita, senza cedimenti né controproducenti rilanci al ribasso. (Alfredo De Matteo)

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