Il laicismo della Mezzaluna cancella due feste cristiane

osservatorio della laicità(di Mauro Faverzani) Con la nomina di Dounia Bouzar al vertice dell’Osservatorio della laicità francese diviene concreto il rischio che passi anche la sua proposta di cancellare due feste cristiane dal calendario e di sostituirle con quella musulmana dell’Eid e con quella ebraica di Yom Kippur, senza peraltro che la comunità ebraica abbia mai avanzato richieste in tal senso.

Attualmente in Francia sono 11 in tutto le festività: di queste, solo 6 hanno un legame con la fede cristiana. Anzi: il Lunedì di Pentecoste ormai è divenuto una “mezza vacanza”, poiché una fetta significativa della popolazione attiva in tale giornata lavora comunque. Il 1 gennaio, il 1 maggio, l’8 maggio, il 14 luglio e l’11 novembre, invece, sono totalmente prive di qualsiasi connotato religioso. Perché, dunque, non rimpiazzare un paio di queste ricorrenze “neutre” con le due ricorrenze ebraica e musulmana?

È quanto si chiede la petizione recentemente lanciata dalle agenzie L’Observatoire de la Christianophobie, Riposte Catholique, Le Salon Beige, Nouvelles de France, Le Rouge & le Noir, agenzie rivoltesi direttamente al primo ministro francese, affermando: «Come non vedere nella proposta della signora Bouzar un nuovo atto d’aggressione cristianofobica?», domandandosi se il prossimo passo possa essere quello, per assurdo, di «radere al suolo tutte le chiese, ritenendo che possano offendere la laicità».

Ma chi è Dounia Bouzar? Il suo nome, per esteso, è Dominique Amina Bouzar ed è un’antropologa specializzata in «analisi delle problematiche religiose». È nata 50 anni fa a Grenoble da padre marocco-algerino e da madre francese, d’origine corsa. Dal 2003 al 2005 ha fatto parte del Consiglio francese del culto musulmano, da cui si è dimessa solo perché in disaccordo con la crescente politicizzazione di tale organismo, non per motivi confessionali: il che francamente ne offusca le garanzie d’imparzialità.

Nel 2009 ha creato con sua figlia Lylia, giurista, un ufficio, Bouzar Expertises-Culti e culture, specializzato in «applicazione della laicità e gestione delle convinzioni», interpellato sistematicamente da imprese ed istituzioni. All’Osservatorio della laicità è giunta il 22 settembre 2013 per volere dell’allora premier, Jean-Marc Ayrault.

Da sempre Bouzar è un’accanita sostenitrice della distinzione tra islam “moderato” ed islam radicale: ma è una convinzione, questa, già autorevolmente smentita dallo stesso mondo musulmano. Non a caso l’attuale presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, lo ha detto chiaramente in un’intervista concessa nell’agosto 2007 a Kanal D Tv: «L’espressione “islam moderato” è turpe ed offensiva – ha dichiarato pubblicamente –. Non c’è alcun islam moderato. L’islam è islam».

I cosiddetti musulmani “moderati” vengono anzi uccisi come infedeli. Certo, politicamente far credere il contrario – complice la grancassa mediatica occidentale, che si illude di poter cavalcare questa chimera – ha un proprio scopo: dare dell’islam un volto familiare ed inoffensivo, bollando le voci critiche come quelle di facinorosi, integralisti e fomentatori d’odio. Purtroppo, però, non è così.

Ma questo poco importa: Dounia Bouzar, proprio agitando questa bandiera, è riuscita ad accreditarsi a livello nazionale col suo Cpdsi-Centro per la Prevenzione delle Derive Settarie legate all’islam, quale riferimento qualificato per tutte quelle famiglie con figli “affetti” da deriva jihadista. Ha acquisito in tal modo grande autorevolezza e credibilità nel settore, tanto da vedersi assegnare nel 2014 la medaglia di Cavaliere della Legion d’Onore.

E da quest’anno il suo Centro, ha ricevuto dal ministero degli Interni francese il mandato come Cmi-Cellula mobile d’intervento per tali problematiche sull’intero territorio nazionale, ricevendo per questo ingenti finanziamenti pubblici.

Eppure le ombre non sono mancate sul Cpdsi, che è e resta un’organizzazione di fatto privata, non istituzionale. Organizzazione, per la quale il candidato medio alla jihad apparterrebbe alla «classe media, di ceppo francese e famiglia atea». Chiaro l’obiettivo di tale definizione: minimizzare il più possibile qualsiasi correlazione tra il fanatismo islamico e l’immigrazione incontrollata, riversatasi in massa anche in Francia.

Dounia Bouzar ha dichiarato d’esser stata contattata da molti genitori, dopo la pubblicazione del suo libro Disinnescare l’islam radicale: si sarebbe trattato di papà e mamme preoccupati per i propri figli, indottrinati dalla jihad e pronti a recarsi sul fronte in Siria. «Il 70% delle 130 famiglie, che mi hanno interpellata – ha affermato – appartiene a coloro che l’FN chiamerebbe “di ceppo francese”. Il restante 30% sono famiglie cattoliche, cristiane ed ebree». 130 famiglie: un campione troppo ristretto, addirittura mortificante, per esser in qualsiasi modo predittivo di un fenomeno tanto ampio ed articolato.

Altrettanto fragile, precipitoso, sostanzialmente infondato quindi il profilo ricavatone, basato interamente sullo studio, quanto meno opinabile, di quelle 130 richieste telefoniche, senza tener conto delle dinamiche e del contesto familiare dei soggetti, né degli ambienti da loro frequentati. L’estremismo davvero radicale non ha di certo mai nemmeno composto il numero verde del Cpdsi. Che tuttavia, pur basandosi su di una minoranza numerica di testimonianze, è stato pronto a saltare a conclusioni affrettate. Subito accolte da tutti, perché comode e “politicamente corrette”. Da tutti, tranne dal Front National, che ha subito denunciato la faziosità di queste cifre e della relativa analisi.

I promotori della petizione hanno così concluso il proprio messaggio al premier: «Teniamo a dirLe solennemente che per noi, cristiani di Francia, una tale riforma corrisponderebbe ad una dichiarazione di guerra non soltanto al Cristianesimo, bensì alla storia tutta del Paese» e rischierebbe di spaccarlo in due: «Le saremmo riconoscenti, se volesse dissipare al più presto le nostre preoccupazioni». Difficile che avvenga: non sarebbe stata prima messa in moto tutta questa complessa macchina organizzativa e mediatica. Ch’è giunta ora all’obiettivo. E farà di tutto per non lasciarselo sfuggire. (Mauro Faverzani)

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