Il gay village si trasforma in college per diffondere il gender

gay village

(di Alfredo De Matteo) Prosegue senza soluzione di continuità l’opera demolitrice dell’ordine naturale da parte delle lobby gay, che lungi dall’accontentarsi dei risultati ottenuti a livello giuridico puntano dritto verso il loro principale obiettivo: giungere alla completa normalizzazione del comportamento contro natura. In tal senso, la manifestazione romana nota come Gay Village si pone come uno dei più importanti eventi culturali nazionali che vede come protagonista il mondo omosessuale e le sue assurde rivendicazioni.

Quest’anno il Gay Village giunge alla quindicesima edizione e come di consueto sceglie un tema specifico di propaganda, che questa volta è la teoria del gender nelle scuole. Il direttore artistica dell’evento capitolino, Vladimiro Guadagno, in arte Luxuria, spiega in un’intervista all’Ansa il motivo di una tale scelta: «Nei tre mesi della kermesse parleremo chiaramente delle unioni civili, ma toccheremo anche l’argomento che per qualcuno è diventato un incubo, quello del gender nelle scuole».

L’obiettivo sembra evidente: incassata la vittoria sulle unioni civili le lobby gay puntano a tranquillizzare l’opinione pubblica circa un tema niente affatto facile da promuovere a livello sociale ma decisivo per le sorti della moralità, ossia l’indottrinamento della gioventù alla teoria del gender a partire dall’ambito scolastico, reso possibile grazie anche alla complicità del mondo politico e istituzionale. Il programma della kermesse, per l’occasione trasformata in un college, prevede una serie di “lezioni” che verteranno sull’amore, la convivenza, la libertà, il rispetto e finanche la religione.

La pubblicità dell’evento romano rappresenta una sorta di aula scolastica con giovani stravaganti, sessualmente ambigui e mezzi svestiti, che sembrano vivere la loro diversità in maniera creativa e ricreativa, in una sorta di oasi felice dove si apprende il rispetto per l’alterità. A ciascuna immagine corrisponde uno slogan: lezione n. 1: il vostro amore farà la storia; lezione n. 2: l’attrazione è una questione di fisica; lezione n. 3: la vostra libertà per noi è musica. Vladimir Luxuria questa volta veste i panni di preside di questa immaginaria scuola dell’inclusione che, si legge sul sito internet del Gay Village, «è capace di non nascondere la realtà e di insegnarci concetti come amore e uguaglianza, che da sempre auspica un Paese libero e civile, dove la voglia di conoscenza si fonda con la voglia di divertimento del pubblico, dando vita ad un corpo dalla doppia anima».

In realtà, la propaganda omosessualista mira anzitutto ad occultare la realtà, tentando di celare il vero volto della perversione, fatto di infelicità, depressione, suicidi e comportamenti violenti, dietro quello falso della spensieratezza e della gioia di vivere, ad uso e consumo di un’opinione pubblica assoggettata alle logiche di potere e succube del politicamente corretto, di una gioventù sempre più immersa nell’edonismo e nella ricerca del piacere, di famiglie spesso divise e frammentate che diventano fertile terreno di conquista.

L’iniqua legge Cirinnà sulle unioni civili, che di fatto istituzionalizza il cosiddetto amore omosessuale, rappresenta certamente il primo importante risultato ottenuto dalle lobby gay sul piano giuridico, ma anche l’ennesimo tassello di un processo di erosione della moralità pubblica che viene da lontano, le cui basi filosofiche ed intellettuali poggiano in maniera inequivocabile sul falso principio della non discriminazione. (Alfredo De Matteo)

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