Il dramma che il Paese vive analizzato dalla Coldiretti

spesa(di Danilo Quinto) Decine e decine di analisi, statistiche, rapporti, certificano che nonostante Matteo Renzi – il quale si avvia, con le sue riforme annunciate, alle quali tutti o quasi si tutti si accodano, a rastrellare il 50% dei consensi – la crisi economica morde in maniera inarrestabile la vita e i bisogni delle persone.

Un’analisi della Coldiretti, sulla base dei dati Istat sui consumi delle famiglie nel periodo 2008-2013, fa emergere il dato che dal 2008 la spesa media mensile per famiglia – di 461 euro, è in calo del 2,9% rispetto al 2008. A parere della Coldiretti, si è messa in atto una strategia di contenimento della spesa: nel 2013, una quota pari al 65% delle famiglie ha ridotto l’acquisto di generi alimentari. La percentuale sfiora il 77% nel Sud.

Dall’inizio di questo secolo, in particolare, non si presentava un calo così marcato di alimenti importanti per la salute, come la frutta e verdura. L’Istat ha in questi giorni diffuso una rilevazione sulla povertà. Quella relativa riguarda 3 milioni e 230 mila famiglie: spendono al mese 764 euro (744 euro nel Mezzogiorno). In condizioni di povertà assoluta – quella per cui non si riesce a sostenere la spesa minima necessaria per acquistare quei beni e servizi «considerati essenziali per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile» – aumentata tra il 2012 e il 2013 dell’1,1% (alla fine dell’anno scorso era del 7,9%; del 12,6% nel Mezzogiorno), sono 303mila famiglie alla data del 31 dicembre 2013: 1 milione 206 mila persone in più rispetto all’anno precedente.

Allargando le maglie delle statistiche, precisa l’Istat, si rileva che circa una famiglia su cinque è povera o quasi: le persone in povertà relativa sono il 16,6% della popolazione (10 milioni 48 mila persone), quelle in povertà assoluta il 9,9% (6 milioni 20 mila). Nel Mezzogiorno, all’aumento dell’incidenza della povertà assoluta (circa 725 mila poveri in più, arrivando a 3 milioni 72 mila persone), si accompagna un aumento dell’intensità della povertà relativa, dal 21,4 al 23,5%.

Le due Italie sono delineate in maniera netta dal recente rapporto della Banca d’Italia. Nel Sud, il Pil nel 2013 è calato del 4%; il tasso di disoccupazione è stato del 19,7%, contro il 9,1% del resto del Paese; la tenue ripresa dell’area settentrionale, non ha riguardato nei primi mesi dell’anno quella meridionale. Nella seconda metà del 2013, la domanda di mutui per l’acquisto di abitazioni si è stabilizzata nel Centro Nord, mostrando segnali di ripresa nel Nord Est. Nel Mezzogiorno si è registrato un ulteriore indebolimento.

Siamo certi che quella che stiamo vivendo sia una crisi di carattere economico o non sia, piuttosto, una crisi determinata dalla mancanza totale di regole? Siamo altrettanto certi che nei lunghi anni di questa crisi – e approfittando di essa – non pochi si stiano arricchendo in maniera spropositata, contribuendo a lasciare nell’inedia e nella proclamazione di bisogni che non vengono soddisfatti un sempre maggiore numero di persone? Siamo, infine, certi che una situazione di questo genere – prima o poi – non possa trasformarsi in una situazione del tutto ingovernabile? Non sono le riforme che vengono proclamate a poter far uscire dalla crisi. Non sono le tattiche della presidenza italiana del Consiglio d’Europa a poter arginare il collasso del sistema Paese, che è impegnato per i prossimi vent’anni a pagare un debito enorme per corrispondere agli impegni costituzionali sulla parità del bilancio. Solo nuove politiche, attente ai bisogni veri della persona, intesa nella sua integrità, possono affrontare la crisi in atto. All’orizzonte non se ne vedono. È questo il dramma vero che viviamo. (Danilo Quinto)

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