Il Catechismo di Contardo Ferrini

Il Catechismo di Contardo Ferrini(di Cristina Siccardi) «La fede di Ferrini è, ancora, anche la nostra fede?», è una domanda che fa tremare e ci viene posta da Marco Ferraresi, presidente dell’Unione Giuristi Cattolici di Pavia, che ha curato il bel libro Il Catechismo di Contardo Ferrini. L’Anno della fede con il Beato Professore: scritti e testimonianze (Cantagalli 2012, pp. 109, € 9,90). Leggere questa breve antologia di testi di Contardo Ferrini O.F.S. (1859-1902), corredati da puntuali note, significa vedere tutta la scomodità e la felicità del Cattolicesimo; significa fare un tuffo non nel liquido e protestantizzante Cristianesimo dei nostri giorni, ma nella Tradizione, nella fede solida e romana, quella che ha permesso che la Chiesa continuasse, nel corso della storia, ad essere sempre se stessa, nonostante le terribili prove affrontate, gli errori e le eresie che l’hanno insidiata.

Ferrini, beatificato da Pio XII nel 1947, vede realisticamente la bruttura del mondo e le sue trappole, e proprio per tale ragione non lo insegue; il suo sguardo, spoglio di illusioni, resta fisso nel Redentore e non in un suo surrogato, costruito a proprio piacimento.

Per questo Terziario francescano soltanto nella Chiesa c’è salvezza: non chiede di dialogare con i protestanti, ma di pregare per loro, di offrire mortificazioni per loro «come anche per tanti nostri fratelli ancora più miserabili, che non sono cresciuti nell’ignoranza del vero, ma hanno scientemente calpestata la verità ricevuta, senza forse pensare che intanto calpestano il sangue di quei martiri generosi, che l’hanno sostenuta con gioia sotto i tormenti» (p. 46). La religione di Ferrini non è più quella praticata da gran parte del mondo cattolico. Egli era preparato nella dottrina, credeva nei dogmi, parlava di Paradiso, Purgatorio, Inferno, era certo del pericolo mortale del peccato, era convinto dell’innesto della grazia nelle anime, dell’azione soprannaturale, della Croce di Cristo e del suo significato per ciascun cristiano, chiamato a portare la propria croce, ogni giorno.

Leggere il “catechismo” di Ferrini significa recuperare il filo aureo di un discorso che si è interrotto da cinquant’anni a questa parte, quando, durante il Concilio Vaticano II, si decise di mutare ottica e visione sul mondo e il mondo stesso divenne apprezzato e stimato partner di molti uomini di Chiesa. Perciò l’attento lettore del De Imitatione Christi, che amava così tanto la Chiesa, Maria Santissima e la Santa Messa da essere deriso, ostacolato e danneggiato continuò, fino alla fine, ad affermare e cantare la verità. Con tutta l’abilità e la logica del dotto giurista, egli ben comprese quale teologia modernista era emersa dai prodromi della Rivoluzione Francese, quella teologia che, cinque anni dopo la sua morte, san Pio X condannerà nell’Enciclica Pascendi Dominici Gregis (1907) e che riemergerà con prepotenza nel corso di tutto il XX secolo. (Cristina Siccardi)

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