Il Canada apre la strada all’Italia

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(di Tommaso Scandroglio) Nel febbraio dello scorso anno la Corte Suprema canadese ha cancellato il divieto di praticare l’eutanasia presente nel Codice Penale e ha dato incarico al governo di varare una legge a favore della cosiddetta “dolce morte” entro il giugno dell’anno in corso. Il governo ha istituito allora un Comitato per l’eutanasia e il suicidio assistito, composto da undici deputati e cinque senatori, che ha emanato 21 Raccomandazioni utili per la redazione del testo legislativo, il cui titolo dovrebbe essere Assistenza medica a morire. Il Comitato ha ascoltato 61 esperti e ricevuto più di un centinaio di memorie scritte.

Le indicazioni offerte dal Comitato ricalcano grosso modo la struttura della legge belga sull’eutanasia. Ad esempio la Raccomandazione n. 4 indica alcune condizioni per chiedere di essere ucciso. Ad esempio si indica che «la sofferenza fisica o psicologica sia durevole e intollerabile per la persona in relazione alla sua specifica condizione».

Quindi sì all’eutanasia non solo per i pazienti terminali, ma anche per i malati cronici, per i disabili e per coloro che sono semplicemente depressi ma sono in salute. Va da sé poi che è lasciato all’arbitrio del paziente decidere se la propria sofferenza fisica o psicologica sia insopportabile, non essendoci nessun criterio oggettivo per stabilirlo. Inoltre in molti casi, come attesta la letteratura scientifica, è sufficiente curare la sofferenza psichica per far cambiare al paziente idea sull’eutanasia.

La decisione di morire deve essere poi sottoposta al giudizio di due medici i quali, se entrambi concordi, praticheranno l’eutanasia sul richiedente. Non esiste nessun controllo esterno da parte di terzi soggetti sulla decisione di questa coppia di medici. E dunque anche in questo caso l’arbitrio in camice bianco avrebbe mano libera nel dispensare la morte ai propri pazienti e nemmeno i parenti e coniugi potrebbero validamente opporsi. I candidati all’eutanasia possono essere tutti, senza distinzione di età, compresi i bambini. Basta che siano “minori maturi”, afferma il Comitato.

La maturità dei bambini andrebbe valutata sempre dai medici e pare che nemmeno i genitori potrebbero intervenire per dire la loro. È facile a questo proposito obiettare che i bambini sono facilmente influenzabili dagli adulti e non hanno piena contezza della loro condizione di malati, dell’efficacia delle cure e del significato della pratiche eutanasiche.

Nelle Raccomandazioni si parla anche delle Dichiarazione anticipate di trattamento (Dat). Lo strumento, come è noto, presenta una infinità di punti deboli: inattualità delle volontà espresse, impossibilità di prevedere quali saranno le patologie di cui il dichiarante sarà affetto e quali le relative terapie, inaffidabilità della figura del fiduciario nell’attuare le volontà espresse nelle Dat, difficoltà nell’interpretare queste stesse volontà scritte, incompetenza insanabile del dichiarante in campo medico – competenza che è invece indispensabile per pronunciarsi con correttezza sul proprio quadro clinico – impossibilità di cambiare il contenuto delle Dat per pazienti in coma o stato vegetativo o che soffrono di malattie neurodegenerative.

Infine l’obiezione di coscienza di medici e para medici viene limitata in modo significativo dalle Raccomandazioni del Comitato. Infatti se il medico si rifiuta di dare la morte al paziente deve comunque indicare un collega o una struttura idonea a fornire l’eutanasia. Ma in questo caso tale informazione configurerebbe un caso di collaborazione formale al male perché aiutare a fare il male è essa stessa azione malvagia. (Tommaso Scandroglio)

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