I sogni bruciati del grande Matteo

il-premier-matteo-renzi(di Danilo Quinto) Gioventù bruciata, si potrebbe dire. Se si considerasse com’è iniziata l’avventura renziana – la rottamazione del vecchio, per un nuovo da tutto da costruire – e la si mettesse a confronto, a distanza di poco più di anno, con l’ultimo dei sondaggi diffuso dall’Istituto DEMOS per l’Atlante politico di Ilvo Diamanti: il Partito Democratico si attesta al 32%, quasi 9 punti in meno rispetto alle elezioni europee del 2014 e 4 punti in meno anche rispetto al sondaggio dello scorso marzo e, quel che più conta, incalzato dal Movimento 5 Stelle, che raggiunge il 26%; mentre Lega e Forza Italia, risultano appaiate, al 14%.

Il calo vistoso del PD deriva da varie ragioni. La prima attiene alla figura del suo leader, nei confronti del quale viene espressa fiducia dal 41% degli elettori intervistati: 8 punti in meno rispetto a 3 mesi fa e addirittura 30 se si considera il periodo delle elezioni europee, quando sembrava che Renzi non conoscesse ostacoli davanti a sé nella creazione del partito unico, il cosiddetto Partito della Nazione. Il crollo del consenso del Presidente del Consiglio è stato certamente provocato dalle promesse tutte disattese, ma l’inizio di questo trend negativo si può collocare ad inizio d’anno, quando è venuto meno, a seguito dell’elezione del Presidente della Repubblica, il Patto del Nazareno con Silvio Berlusconi, che per quasi un anno aveva consentito di creare attorno a Renzi un alone di solidità rispetto alla sua azione di Governo. La tenuta di Forza Italia, attestata al 14% – come la Lega di Salvini – pone non pochi problemi al leader del PD, che aveva puntato quasi tutto nello sfondamento nei confronti dell’elettorato moderato. Questione di cui Renzi è consapevole, considerato che da settimane avverte che il centrodestra non è affatto finito. Ma la vera spina nel fianco del Presidente del Consiglio sembra essere costituita dalla mancata condivisione delle sue politiche di governo: meno di due cittadini su dieci valutano positivamente l’azione in tema di tasse, meno di tre persone su dieci, sono soddisfatte delle politiche sul lavoro, poco più di due in materia di immigrazione. “Mentre gran parte degli intervistati si sente minacciata , comunque: disturbata, dagli ‘altri’, che stanno ai margini delle nostre città. Quasi il 70%, infatti, vorrebbe che i campi Rom venissero (eufemisticamente) sgombrati”, scrive Diamanti, che sottolinea anche il peso che stanno avendo i continui episodi di corruzione: secondo il 47% degli elettori, oggi sarebbe più diffusa rispetto ai tempi di Tangentopoli.

La ricaduta del sentimento dell’antipolitica, premia considerevolmente, nel sondaggio della DEMOS, il Movimento di Grillo. Il dato, inatteso, può trovare una sua spiegazione nella forza di attrazione che ancora suscita il pensiero del guru di questo Movimento, che come ha ben sottolineato Mons. Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara, nel corso di un’intervista di qualche settimana fa: «i grillini – ha sostenuto Negri – diffondono l’idea sbagliata che l’uomo è uguale a Dio. È un’eresia. Si affidano poi alla tecnologia della rete per le scelte più importanti dal punto di vista sociale, etico, morale, politico. Insomma: il movimento in questo senso genera la formazione del pensiero unico da diffondere grazie al web. Questa deriva non è uno scherzo».  Se da una parte, il successo del Movimento 5 Stelle, dà il senso dell’assoluta povertà dell’offerta politica in questo momento storico, dall’altra non può che allarmare: perché dietro quel che Negri chiama lo “scientismo tecnocratico”, da una parte non esiste alcun progetto per la nostra società e dall’altra ci sono le enormi responsabilità della società civile nei confronti della situazione ormai incancrenita e maleodorante in cui versa il Paese in termini di corruzione e non solo. (di Danilo Quinto)

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