I “comandamenti della coscienza” di Marco Pannella

pannella(di Danilo Quinto) «Ai comandamenti di coscienza e a Sant’Egidio», dice Marco Pannella, quando il 26 aprile 2014, qualche giorno dopo la telefonata del Papa, accoglie nella sua stanza d’ospedale, dov’è ricoverato, mons. Vincenzo Paglia, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia.

Il presule – noto alle cronache per la voragine di debiti in cui ha lasciato la Diocesi di Terni, che almeno per la metà, come ha scritto Sandro Magister, sono stati coperti dalla Banca Vaticana – s’intrattiene con il leader radicale per sette lunghi minuti, mano nella mano. Accomiatandosi, gli dice: «Marco, sono felicissimo di esserti venuto a trovare… Grazie per l’amicizia…Ti do un abbraccio, di cuore e ricordati che tutti, tutti abbiamo bisogno di te».

Telefonate e incontri con la Chiesa della Misericordia, che accoglie tutti, producono novità impensabili fino a qualche tempo fa. «Nella vita ho avuto tre, quattro uomini che ho amato molto», dichiara Pannella nel 2010 al settimanale “Chi”.

Dopo questa perversione di carattere privato che, esternata e imposta, diventa pubblica, dichiara l’altro giorno ad una televisione abruzzese ̶ dove commenta il ricevimento da parte dell’Università di Teramo della Laurea honoris causa in Comunicazione : «Coloro che mi conoscono sanno che qualche figlio c’è in giro. Mo’ non saccio chhiu’ se ci rimase, ma comunque almeno uno c’è. Ormai li ho persi di vista completamente». «Per i primi anni – aggiunge –, i contatti con il bambino ci sono stati. Ma solo perché gli incontri tra padre e figlio dipendevano dalla madre». Pannella nutre qualche dubbio invece su un altro bambino, di cui potrebbe essere padre, ma non con sicurezza. «Ancora adesso ̶ spiega   ̶ non sono sicurissimo se sia mio o del marito».

Nessuna meraviglia del fatto che nella “società liquida” che attraversiamo, un personaggio come Pannella raccolga consensi entusiasti degli esponenti di quella cultura laica che ne idealizzano la figura, come l’ex Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: «Sono stato testimone nei miei molti decenni di attività politica e parlamentare   ̶ ha dichiarato   ̶ di quelle straordinarie innovazioni nel linguaggio politico e comunicativo di cui Marco Pannella è stato appassionato e creativo promotore». Oppure del Presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso «Pannella è stato un liberatore di libertà».

Né nutriamo stupore sul fatto che i «comandamenti della coscienza» – come Pannella li chiama – lo inducano a fare le prove di un esame della sua vita, che si avvia, in maniera ineluttabile, al suo compimento.

La meraviglia vera che proviamo è dovuta al fatto che gli esponenti ecclesiastici che incontra o che sente, non sembra gli abbiano finora spiegato che la conversione impone il riconoscimento dei propri peccati, non la loro esaltazione. Sempre che quegli esponenti, quando lo incontrano o lo sentono, abbiano l’obiettivo di convertirlo e non, invece, di lasciarlo crogiolare nella sua «coscienza». Cosa di cui, in verità, fortemente dubitiamo. Solo di un Pannella convertito, infatti, avremmo tutti veramente «bisogno».

Anche gli Angeli che sono in Cielo, farebbero una grande festa, insieme alle anime dei bambini non nati, per i quali i radicali si battono perché non abbiano degna sepoltura. (Danilo Quinto)

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