I cattolici tra Risorgimento e antirisorgimento.

I cattolici tra Risorgimento e antirisorgimento(di Luigi Vinciguerra)  Quanta è la parte “mitologica” all’interno della storiografia risorgimentale? Luca Galantini, curatore del volume collettaneo I cattolici tra Risorgimento e antirisorgimento. Centocinquant’anni di unità politica italiana (Le Lettere, Firenze 2013, p. 190, € 18) evidenzia le «esigenze storiografiche di celebrazione del mito risorgimentale» (IV di copertina) che hanno portato, se non ad una palese distorsione, almeno a celare alcuni “punti oscuri”, come gli elementi di critica del processo unitario, tanto diverso da quelli francese, britannico e tedesco.

E quale fu il ruolo dei cattolici riguardo la formazione dello Stato unitario? Ci fu concordia di vedute tra membri del clero e intellettuali di sentimento religioso (pensiamo soprattutto a Manzoni)? In occasione del 150° anniversario dell’Unità venne realizzato all’Università Europea di Roma un convegno universitario che affrontò questo problema, giungendo alla conclusione che mancò una visione comune, ma che convissero e si contrapposero atteggiamenti diversi.

In particolare non esistette un fronte cattolico favorevole al nuovo stato di cose e non soltanto perché l’espansione dello Stato sabaudo – che più che l’Italia unita voleva il “Grande Piemonte” – cozzava necessariamente con la permanenza dello Stato Pontificio o con la federazione degli Stati già esistenti (forse la soluzione più naturale per risolvere la questione italiana), ma soprattutto perché il movimento risorgimentale veniva considerato da molti come un evento negativo per l’intera società, una rivoluzione intrinsecamente antireligiosa, di stampo massonico e anticlericale.

Gli interventi del convegno rispecchiano la diversità delle posizioni dei cattolici di allora. Se Manzoni fu sostanzialmente favorevole all’Unità, un altro romanziere, padre Antonio Bresciani (di minore valore letterario, ma di grande fama alla sua epoca) utilizzò i suoi scritti in funzione dichiaratamente politica antirisorgimentale; mentre padre Luigi Taparelli d’Azeglio (fratello dello scrittore Massimo ed anch’egli, come Bresciani, gesuita e membro della redazione della rivista “La Civiltà cattolica”), fu tra le voci più autorevoli tra chi cercò di opporsi all’ipotesi di governo centralista che poi effettivamente si realizzò. Di fatto, proprio la contrapposizione tra Casa Savoia e la Chiesa impedì che tutto il popolo italiano si identificasse nella figura del sovrano sabaudo.

Il risorgimento italiano fu l’unico movimento nazionalista fatto contro anziché in nome della religione del suo popolo (si pensi al caso opposto dei movimenti nazionalisti polacco, greco e belga, per non voler includere anche l’insorgenza antifrancese spagnola – e quella antigiacobina italiana). La conflittualità delle relazioni tra Savoia e Chiesa cattolica determinò la particolarità della vicenda italiana, con un rifiuto dell’Unità anche a decenni dalla conquista della penisola (1861) e di Roma (1870): non a caso Massimo d’Azeglio sostenne la necessita di “fare” gli Italiani, che evidentemente non c’erano ancora. Centocinquant’anni dopo, l’Italia si sta disfacendo, anche per l’allontanamento dai principi della tradizione religiosa e culturale preunitaria.

Gli autori dei pregevoli saggi sono Roberto de Mattei (Risorgimento e unità nazionale: problemi storiografici), Massimo de Leonardis (La libertà della Chiesa e la difesa del potere temporale), Massimo Viglione (Il problema di Roma nel movimento unitario italiano), Oscar Sanguinetti (Cattolici e Risorgimento. 1815-1870), Luca Galantini (Il centralismo sabaudo e la “questione federale” nel processo politico di unificazione italiano. Il ruolo del pensiero cattolico), Umberto Castagnino Berlinghieri (La Santa Sede dopo il Venti Settembre), Isabella Becherucci («Una d’arme, di lingua, d’altare»: la parte del Manzoni), Gianandrea de Antonellis (La risposta cattolica alla letteratura risorgimentale: il caso di padre Antonio Bresciani), Elena Bianchini Braglia (Dalla «Voce della Verità» al «Difensore»: il gruppo di intellettuali cattolici che fece del Ducato estense la “roccaforte del legittimismo”) e Silvia Mattoni (Carità e assistenza: dal volontariato al diritto. Il ruolo dell’ospedale Santo Spirito in Saxia). (Luigi Vinciguerra)

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