I 900 anni dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme

Alessio Varisco, nel volume Fides et Caritas. Il Beato Gherardo de Saxo e i 900 anni dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta(di Gianandrea de Antonellis) «Tuitio Fidei et Obsequium Pauperum», difesa della Fede e soccorso ai bisognosi, questo il motto del Sovrano Militare Ordine di Malta (o Smom), il più prestigioso degli Ordini cavallereschi esistenti, nato oltre 900 anni fa come Ordine degli Ospedalieri di San Giovanni di Gerusalemme, poiché dedito alla cura dei pellegrini che si recavano in Terrasanta, allora in mano dei musulmani.

Uno dei primi storici dell’Ordine gerosolimitano, il piemontese Giacomo Bosio, che nel 1588 dette alle stampe La Corona del Cavaliere Gierosolimitano, non nascose le origini religiose dell’istituzione, specificando però che tali umili inizi «ben furono tanto più nobili, giusti e santi, facendo i primi fondatori d’essa (l’istituzione ospedaliera) particolar professione d’albergare, nutrir, e servire i poveri, e pellegrini, che dalle parti di Christianità, concorrevano a visitar quei santi luoghi, novamente riconquistati, e d’accompagnarli e difenderli armati a cavallo per assicurare loro il passo dagl’infedeli, e ladroni, onde n’acquistò il nome di cavalleria, per comune applauso del mondo, e privilegi dei Principi, e particolarmente della Santa Sede Apostolica, e quindi dilatandosi il grido, e fama della santità, e valore, e meriti loro, andarono pian piano crescendo in forze e potenza» (cit. a p. 89).

Alessio Varisco, nel volume Fides et Caritas. Il Beato Gherardo de Saxo e i 900 anni dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta, (Effigi, Arcidosso (GR) 2013, p. 454, € 25) ripropone oggi la storia dell’ordine a partire dal Beato Gherardo de Saxo (1040 circa-1118), uno dei primi fondatori se non il fondatore la cui completa biografia (o agiografia), però, non è stata ancora scritta, come lamenta Varisco, che fa confluire in questo suo saggio una vastissima mole di materiale bibliografico; l’autore ritiene che la figura di fra Gherardo de Saxo «fu come rimossa durante il processo di “militarizzazione” dell’Ordine» (p. 91), quasi considerandola troppo “pacifica”: forse ciò fu dovuto alla concorrenza dei Templari (Milites-Monachi fin dal principio) che rischiava di mettere in secondo piano i Monachi giovanniti divenuti solo successivamente anche Milites.

Così Varisco dà consistenza alle varie leggende sorte intorno alla figura del Fondatore: innanzitutto ne certifica le origini campane (e più precisamente amalfitane: la Croce ottagona, simbolo dei cavalieri, proverrebbe così da quella della Repubblica marinara e non viceversa) e dimostra come il beato Gherardo, pur non essendo il fondatore del complesso edilizio – creato da altri patrizi Amalfitani – fu il fondatore dell’Ordine, essendone stato il primo Rettore.

Oltre che per l’indagine sulle vicende terrene del beato Gherardo, il volume di Varisco si segnala per i vari documenti riportati, tra cui la Carta costituzionale dello Smom, la riproduzione anastatica della parte della Istoria della Sacra Religione et Illustrissima Militia di San Giovanni Gierosolimitano di Giovanni Bosio – commissionata dall’Ordine e considerata come storia ufficiale dello stesso – in cui si parla del Beato Gherardo; la bolla di papa Pasquale II che nel febbraio 1113 eresse canonicamente l’Ordine Ospedaliero, la cronologia dei Gran Maestri e una attenta ricognizione sulle insegne che spettano a ciascuno dei numerosi ceti e categorie in cui sono divisi i Cavalieri (Giustizia, Obbedienza, Onore e Devozione, Grazia Magistrale, Donati), nonché quelle dell’Ordine pro Merito Melitensi; oltre a varie preghiere dedicate al Beato Gherardo (tra cui una novena che viene recitata all’interno dell’Ordine in occasione della sua ricorrenza, il 13 ottobre).

Il libro viene così ad essere una sorta di compendio della storia dell’Ordine, indicato per conoscere le origini della cavalleria (i primi capitoli sono dedicati ad una rilettura del mondo religioso medioevale, ben lontana dalla vulgata che lo dipinge come una “età oscura”) e pieno di spunti per ulteriori approfondimenti. (Gianandrea de Antonellis)

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