Germania nuova batosta per la Merkel

Angela Merkel

(di Lupo Glori) Il popolo tedesco boccia nuovamente le recenti avventate scelte politiche di Angela Merkel. Dopo la pesante sconfitta alle ultime elezioni regionali in Meclemburgo-Pomerania sono questa volta i cittadini di Berlino ad infliggere un’altra sonora batosta alla cancelliera tedesca.

I risultati definitivi delle elezioni nella capitale della Germania di domenica 18 settembre, dove si è registrata un’affluenza del 66,9%, confermano infatti forti perdite per i due grandi partiti popolari, i socialdemocratici della Spd e i cristianodemocratici della Cdu e l’ascesa di Alternative für Deutschland (AfD), il partito “anti immigrati” di Frauke Petry.

L’Spd resta primo partito con il 21,6%, ma cala del 6,7% rispetto al 2011, la Cdu si piazza al secondo posto con il 17,6%, scongiurando il temuto sorpasso di AfD, ma perde il 5,7% dei voti rispetto alle ultime consultazioni. A seguire, Linke con il 15,6%, (+3,9), i Verdi con il 15,2% (-2,4), Afd con il 14,2% (assenti 5 anni fa) e l’Fdp con il 6,7% (+4,9). «L’assegnazione dei seggi – riporta l’Ansaè la seguente: Spd 38 (-9), Cdu 31 (-8), Linke 27 (+8), Verdi 27 (-2), Afd 25 (+25), Fdp 12 (+12). Bocciata la maggioranza uscente Spd-Cdu che ha ottenuto 69 seggi (-17) sugli 81 di maggioranza assoluta necessari. Secondo le dichiarazioni dei protagonisti politici a Berlino, l’opzione al momento più probabile è quella di una coalizione di sinistra a tre fra Spd, Linke e verdi anche se le trattative politiche si annunciano non facili».

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha definito «amaro» il risultato di Berlino, dove il suo partito ha incassato il peggior risultato dal dopoguerra, assumendosi le proprie responsabilità per scelte politiche che oggi si rivelano azzardate e presentano il conto. La Merkel, nel corso di una conferenza stampa convocata a Berlino, ha così commentato il voto: «La sconfitta della Cdu a Berlino ha una “componente regionale” e motivi locali “ma non solo”: sono presidente del partito, non mi sottraggo alla responsabilità e ovviamente mi assumo la parte di responsabilità che spetta come cancelliera e presidente del partito».

Un tracollo elettorale confermato dallo stesso candidato berlinese dei conservatori, Henkel, che ha sottolineato come il nuovo scenario politico segni il tramonto dei grandi partiti tradizionali, dichiarando: «inutile girarci intorno: non è una buona giornata per le Volksparteien, ossia per i tradizionali partiti di massa, Cdu e Spd, crollati entrambi di oltre cinque punti in sei anni. “Il risultato” è del tutto insoddisfacente».

La leader della Cdu paga dunque la sua politica lassista nei confronti degli immigrati, ribattezzata della “porta aperta”. Una gestione della “crisi dei migranti” che, in controtendenza con tutti gli altri leader europei, ha spalancato le porte ai rifugiati siriani, invitandoli a raggiungere il paese tedesco, portando cosi dal 2015 la Germania ad accogliere la spropositata cifra di oltre un milione di rifugiati.

Una politica fallimentare di cui oggi si registrano le concrete conseguenze politiche e sociali. I risultati di Berlino confermano infatti la profonda metamorfosi in corso dell’intero quadro politico della Germania che vede i grandi partiti di massa tradizionali lentamente eclissarsi per lasciare la scena agli emergenti piccoli partiti identitari rappresentativi del reale “sentire” del popolo, stufo ed esausto delle scelte politiche suicide dei propri governanti.

Una crescente insofferenza confermata dalla Bundeskriminalamt (BKA), la polizia federale della Germania, che in un suo recente rapporto ha denunciato come fino ad oggi il 2016 abbia registrato «oltre 700 attacchi alle strutture di accoglienza, inclusi 57 attacchi incendiari». Una escalation di reazioni nei confronti dei rifugiati, il cui l’ultimo caso è avvenuto, pochi giorni fa, la notte di sabato 17 settembre ad Erbach nel sud della Germania dove ignoti hanno dato fuoco ad una casa di accoglienza per immigrati. Il paese tedesco, all’apparenza anello forte e solido dell’Europa, in questa prospettiva, sembra essere una pericolosa polveriera in procinto di saltare in aria. (Lupo Glori)

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