GENDER: dall’orientamento sessuale a quello sentimentale

La bandiera "Grigiosessuale"

La bandiera “Grigiosessuale”

(Lupo Glori) Lo spettro delle tendenze sessuali si arricchisce ogni giorno di nuovi fantasiosi ed enigmatici nomi. Dopo le 56 opzioni, riguardanti il “gender”, messe a disposizione da Facebook per autodefinirsi, un recente articolo pubblicato sul Huffington Post ha nuovamente affrontato il tema, arrivando ad elencare altre 12 tipologie di identità sessuali, alcune delle quali del tutto sconosciute. Parlare di sessualità, limitandosi alle note categorie etero, gay e bisex, è ormai out; oggi per essere veramente “moderni”, dimostrando di essere al passo con l’evoluzione di quelli che vengono definiti “rapporti affettivi”, bisogna sapere di cosa si parla quando si citano identità come i «graysexual», i «demisexual» o gli «skoliosexual», per dirne solo tre.

L’assunto ideologico alla base di questa moderna interpretazione della “sessualità/affettività” è che ognuno di noi può essere orientato non solo sessualmente ma anche sentimentalmente. Quindi accanto alle discriminazioni relative all’orientamento sessuale prepariamoci a quelle riguardanti l’orientamento sentimentale. Secondo il sito dedicato alla asessualità, asexuality.org, infatti l’attrazione sentimentale è

«una reazione emotiva che le persone avvertono spesso e che si traduce nel desiderio di una relazione romantica con la persona che provoca quest’attrazione». Il sito spiega dunque come: «molte persone asessuali avvertono questo tipo di desiderio romantico, anche se non provano attrazione sessuale».

Chiarita l’idea che soggiace dietro la costruzione di tali identità, è interessate riportare alcune voci di tale surreale catalogo per cercare di comprendere meglio che cosa intendano gli ideologi del gender quando giustificano la bontà delle loro teorie e dei relativi programmi educativi, rivendicando la necessità di adattarsi alla complessità sociale odierna. Al primo posto di tale folle classifica, abbiamo la persona “asessuale”, ossia colui che, semplicemente, non prova alcuna attrazione sessuale verso nessuno. Il sito asexuality.org descrive così tale fenomeno:

«Gli asessuali possono considerare le altre persone come esteticamente attraenti senza però provare alcune attrazione sessuale verso di loro. Alcune persone asessuali sperimentano anche il desiderio di essere affettuosi verso altre persone senza coinvolgimento sessuale. Se non si verificano attrazione sessuale, la persona potrebbe essere identificata come asessuata».

In proposito, dal 2003 esiste AVEN (Asexual Visibility and Education), una organizzatissima comunità, fondata dall’attivista David Jay, che come si legge sul sito web, si propone l’obiettivo di «incoraggiare l’accettazione da parte del pubblico e il dialogo sul tema dell’asessualità e facilitare la crescita della comunità». Al secondo posto abbiamo poi l’ «asentimentale o aromantico» che, sempre secondo asexuality.org, è «una persona che sperimenta poco o nessuna attrazione romantica per gli altri». Il sito afferma, inoltre, che «agli asentimentali non manca la capacità di stabilire legami emotivi/personali, ma non hanno alcun bisogno istintivo di creare connessioni di natura sentimentale. Gli asentimentali possono sentire il bisogno di supporto empatico, ma soddisfano le loro necessità in maniera platonica». Essere “asentimentale” è di solito «considerato innato e non una scelta personale».  Un ragazzo di nome Jared, nel video intitolato  I’m Graysexual, spiega che cosa vuole dire avere, invece, un’identità «graysexual» che, in italiano si traduce con l’improbabile termine “grigiosessuale”, a significare una sessualità “sfumata”. Tale vocabolo, spiega Jared, si trova all’interno dell’ampio ombrello della sessualità, definendolo, «una via di mezzo tra essere un asessuale e un individuo che prova attrazione sessuale». In altre parole, continua Jared, la “grigiosessualità” è qualcosa di più indefinito all’interno dello spettro che va dalla asessualità alla sessualità: una identità né carne né pesce in cerca d’autore. Nella precedente categoria di “asessuale” si riconosce invece il «demisessuale», colui che di base è asessuale, salvo avere degli sprazzi di forte attrazione sessuale verso un’altra persona con la quale «abbia già sviluppato un forte legame emotivo». L’elenco prosegue con l’individuo «demiromantic», il quale applica la visione “demisessuale” alla “romanticità”, per cui egli non prova alcuna attrazione romantica «a meno che non si sia creato un profondo legame con la persona». Segue poi il più noto termine «pansessuale», in sostanza, con tale parola si identifica un onnivoro del sesso, ossia «colui che sente di essere capace, sessualmente/emotivamente/spiritualmente, di innamorarsi di tutti i generi sessuali». Simile a quest’ultimo è la persona «polisessuale», colui che «può essere attratto da alcuni generi diversi di persone ma non ha la capacità o il desiderio di stare con altri». Abbiamo infine lo «skoliosexual», altro incomprensibile vocabolo, con il quale il sito web “genderqueerid.com”, indica chi è sessualmente attratto «da individui che si identificano come non binari» o coloro che non si definiscono «cisgender», ossia a proprio agio con il loro sesso biologico.

Il passaggio dall’orientamento sessuale a quello sentimentale rispecchia in maniera coerente la concezione “filosofica” alla base dell’odierno diktat etico dominante. Un nuovo prepotente e intollerante paradigma che applicato alla sfera della sessualità porta alla distruzione delle naturali categorie di maschile e femminile in nome della illimitata libertà di autodeterminazione dell’individuo. Da qui, la conseguente frammentazione e polverizzazione della sessualità in innumerevoli pseudo identità fluttuanti corrispondenti alle soggettive e mutevoli percezioni di ciascuno. (Lupo Glori)

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