FONDAZIONE LEPANTO: intervista di Chiara Gnocchi a Carlo Manetti

dott. ManettiIl prof. Carlo Manetti è stato uno dei docenti all’Università d’estate della Fondazione Lepanto, con una relazione intitolata Tecnocrazia, società segrete ed esoteriche. Gli abbiamo posto queste domande:Morale e realtà si trovano in stretto rapporto tra loro, in cosa consiste tale legame?

Innanzitutto la realtà è composta da due concetti fondamentali: l’essere che è oggettivo, su cui l’uomo non può influire, e la realtà morale, ovvero le azioni dell’uomo. La morale, l’insieme di quelle regole che permettono all’uomo di avere un comportamento adeguato alla realtà, discende dalla realtà stessa. Ogni volta che l’uomo presume di creare una morale a prescindere dalla realtà, cade in quello che comunemente si chiama bigottismo, tipico dell’etica calvinista e, prima ancora, dell’etica dei farisei. Il bigottismo, o moralismo, degenera sempre nell’immoralismo positivo, cioè nel chiamare bene il male e male il bene. Come dicevano i latini, «ad impossibilia nemo tenetur», nessuno può essere obbligato a fare cose impossibili: se si esce dalla realtà è evidente che non ci può essere morale e, dunque, ogni comando fuori dalla realtà è di per sé immorale. Ecco spiegato perché ogni tipo di utopia è malvagia: vuole arrecare violenza alla realtà attraverso qualcosa che non si realizzerà mai.

Cosa si intende con “de-razionalizzazione”? Quando è iniziato e ha cosa ha portato tale processo?

L’inizio del processo di de-razionalizzazione coincide con la riforma protestante. È giusto dire, in ogni caso, che un movimento irrazionalista è sempre stato presente nella cultura occidentale: mi riferisco alla gnosi, la quale si basa su un errato principio di conoscenza della realtà. Tale principio afferma, a differenza di quanto fa la tradizione realistica, che l’uomo non conosce la realtà attraverso un processo astrattivo che parte dalla conoscenza sensibile, bensì per illuminazione. Lo gnosticismo afferma che una persona conosce come se fosse illuminata da una entità spirituale non ben definita, dopo un rito di iniziazione in cui l’adepto viene caricato di potenza spirituale.

Questa teoria viene ripresa dall’irrazionalismo occidentale attraverso, appunto, la riforma protestante. Con l’introduzione di due principi quali la «sola scrittura» e il «libero esame», viene uccisa ogni possibilità di comprensione della religione, dal momento che, in tal modo, i singoli lettori della Bibbia possono interpretare come vogliono il testo sacro: di fatto, come diceva Lutero, ogni fedele è una Chiesa. Inizia così il processo distruttivo di sfiducia assoluta nella ragione umana. A questo irrazionalismo si accompagna un rigoroso bigottismo, o moralismo, sia nella versione calvinista sia in quella luterana. Lo sbocco inevitabile, attraverso l’illuminismo e, soprattutto, attraverso Kant, è quello della sostituzione della forza alla ragione. È l’inizio dei regimi totalitari, in cui la forza del detentore del potere politico è totale, assoluta e, pertanto, stabilirà non solo ciò che è bene e ciò che è male, ma anche ciò che è vero e ciò che è falso. Ciò accade tutt’ora, con quello che possiamo considerare il regime eurocratico.

Saint-Simon, attraverso un pensiero materialista illuminista, dà una lettura economicista della realtà. È giusto considerarlo un ispiratore della tecnocrazia?

Saint-Simon non solo è un ispiratore della teoria tecnocratica, ma potremmo dire che è il suo principale inventore. Riprende il materialismo dall’illuminismo, l’economicismo dal liberalismo, l’idea dell’onnipotenza dello Stato e degli uomini rappresentativi dai giacobini, l’idea del progresso come applicazione meccanica e violenta di una lettura presunta razionale della realtà da Fourier. Anche in questo caso parliamo di una razionalità astratta, quindi di fatto irrazionale, poiché, come detto prima, non tiene conto della realtà.

L’idea di Saint-Simon, e del pensiero tecnocratico in generale, è che l’uomo raggiunge la felicità quando soddisfa quelli che Marx chiamerà i bisogni primari, che si ottengono con il denaro. Di conseguenza, il compito dello Stato è esclusivamente quello di produrre e massimizzare la ricchezza. Per fare questo il potere deve essere lasciato nelle mani sia di coloro che sono in grado di moltiplicare la ricchezza, ai tempi di Saint-Simon gli industriali e oggi i finanzieri, sia di coloro che utilizzano la cultura per rendere questo processo tendenzialmente eterno, cioè i tecnocrati, persone che sono tecnicamente capaci.

Cosa si intende con il termine sinarchia?

La sinarchia è una teoria di governo politico occulto e mondiale che trova in Daint-Yves d’Alvedre. famoso esoterista francese a cavallo tra l’Otto ed il Novecento, il suo iniziatore. La teoria sinarchica, assolutamente anti-democratica e anti-parlamentare, prevede la divisone della società in tre categorie ben precise: gli iniziati, che coltivano un pensiero esoterico e spirituale, i tecnocrati di Saint-Simon, che abbracciano una visione sincretica della religione e che trovano nel modernismo cattolico i loro massimi sostenitori, e infine gli schiavi, coloro che obbediscono agli ordini imposti dall’alto, non sempre consapevoli di essere pedine mosse dall’alto.

Cosa possiamo fare oggi di fronte a questa situazione?

La prima cosa da fare e, anche, la più importante, è l’informazione corretta, data al più grande numero di persone possibile: maggiore sarà la consapevolezza del pericolo che ci sovrasta e del disegno di cui siamo vittime designate e maggiore sarà la resistenza a tutte quelle singole iniziative, che appaiono come isolate, ma che, invece, fanno parte di un’unica trama.

Il passo susseguente all’informazione è la tutela di quanto rimane del diritto naturale, poiché l’eliminazione di questo e la conseguente eliminazione delle società naturali, prima fra tutte la famiglia, rendono l’uomo nudo, isolato ed indifeso di fronte al potere sinarchico.

Certamente il potere sinarchico non è destinato a durare ma, come tutti i regimi contro natura (si pensi a quelli totalitari del ‘900), imploderà su se stesso e si auto-eliminerà; non è, però, indifferente se questo avverrà prima o dopo ed il grado di potere che i sinarchi avranno raggiunto in quel momento: maggiore sarà il tempo del loro dominio ed il potere da loro accumulato e maggiori saranno i danni, le sofferenze, la miseria e la morte che le popolazioni civili loro assoggettate dovranno patire. (Chiara Gnocchi)

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