(di Alfredo De Matteo) Non rappresenta purtroppo una novità il fatto che nell’odierna società relativista la “famiglia tradizionale” venga ridicolizzata ed aggredita a tutti i livelli: mediatico (la televisione propone con sempre maggiore insistenza modelli alternativi di famiglia), culturale e soprattutto giuridico.
Si potrebbe obiettare che il sistema socio politico non faccia altro che adeguarsi alla nuova mentalità, fungendo così da specchio al comune modo di intendere e vivere l’istituzione familiare. In realtà, si assiste ad un vero e proprio processo di “indottrinamento delle masse” che mira a scardinare l’ordine precostituito attraverso iniziative mirate e ben congegnate.
Sono sempre più numerose le sentenze della Cassazione che tendono a tutelare la figura dell’amante al fine di equipararla dal punto di vista dei diritti a quella del coniuge. Gli esempi sono molteplici e oltremodo fantasiosi: chi picchia l’amante va incontro al reato di maltrattamenti in famiglia; il coniuge che fugge con l’amante mantiene il diritto al mantenimento; chiunque cerchi di impedire alla moglie o al marito di portarsi dentro casa il cosiddetto “terzo incomodo” commette un reato penale; sembra anche che sia consentito raccontare bugie per difendere l’onore dell’amante (“Il Giornale”, 6 novembre 2011).
Ora, è evidente come le stravaganti sentenze della Suprema Corte vadano ben oltre il comune modo di pensare e mirino a creare dei precedenti attraverso l’utilizzo improprio e a fini ideologici del formidabile strumento normativo.
La tutela giuridica della squallida figura dell’amante (sempre esistita ma mai considerata un patrimonio dell’umanità né tanto meno una specie da salvaguardare …) è un chiaro invito alla trasgressione morale e un grimaldello utile a scardinare la “famiglia tradizionale”, la cui stabilità e sopravvivenza è essenziale per il corretto e sano funzionamento della società.
Nelle aule di giustizia ed in quelle parlamentari si gioca la vera partita tra le forze anticristiane e i difensori del bene comune ma tale evidenza non è stata ancora adeguatamente compresa dai più. (Alfredo De Matteo)
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