FAMIGLIA: il modello di santità dei coniugi Martin

coniugimartin(Cristina Siccardi) Il 18 ottobre, durante l’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che avrà luogo in Vaticano dal 4 al 25 ottobre 2015 sul tema La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo, Papa Francesco canonizzerà i coniugi Louis Martin  (22 agosto 1823-29 luglio 1894) e Zélie Guérin (23 dicembre 1831- 28 agosto 1877). Quale modello viene quindi offerto oggi agli sposi? Santi genitori, che vissero cattolicamente, ovvero, ogni loro pensiero ed ogni loro azione erano sempre posti, per loro stessa volontà, sotto lo sguardo di Dio. Santa Teresina di Lisieux nacque e crebbe in questa famiglia.

Le persone interagiscono continuamente con l’ambiente che le circonda: si nasce, si cresce, ci si forma in base agli stimoli che si ricevono da coloro con cui si coabita. Lo spiega bene la Psicologia dell’età evolutiva: Jean Piaget, nell’Introduzione all’epistemologia genetica del 1951, analizza l’evoluzione dell’infante in stretto rapporto con l’ambiente che lo circonda, evidenziando come avvenga un processo diviso in «assimilazione» (il bambino incorpora nelle sue strutture mentali le informazioni del mondo esterno) e in «accomodamento» (il bambino rinnova gli schemi conoscitivi preesistenti attraverso la rielaborazione del materiale acquisito).

Nel bambino è inscritta una legge affettiva: avere una madre (femmina) ed un padre (maschio), non esistono alternative, neppure nel mondo contemporaneo, perché ci sono realtà che non sono legate al tempo in cui si vive, ma all’essenza dell’esistere. Da sempre, ancor prima che nascesse la scienza della Psicologia, si è coscienti di un fatto ineludibile: ciò che avviene nei primi sei anni di vita non si cancella più. Persino l’illuminista Rousseau come prima frase dell’ Émile o dell’educazione (1762) scrive: «Ogni cosa è buona lasciata nelle mani del Creatore delle cose; ogni cosa degenera nelle mani dell’uomo».

Di fronte alle degenerazioni odierne, che cosa scriverebbe il pensatore svizzero di lingua francese che influenzò le linee dell’ideologia egualitaria, quella che fu alla base della Rivoluzione francese del 1789 e segnerà profondamente tutta la riflessione politica, sociologica, morale, psicologica e pedagogica successiva (alcuni elementi della sua visione etica saranno ripresi, in particolare, da Kant)?  E qualcuno, nella Chiesa, propone la Santa Comunione ai risposati divorziati? Profanazione di Nostro Signore; peccato contro la propria anima; scandalo per gli altri; diseducazione infantile e giovanile.

«Il Buon Dio mi ha dato un padre e una madre più degni del Cielo che della terra», scriveva santa Teresina in una lettera del 26 luglio 1897. Louis Martin e Zélie Guérin (beatificati il 19 ottobre 2008 a Lisieux) sono stati genitori secondo il Cuore di Dio: la loro testimonianza, oggi più che mai, diventa essenziale per rieducare una civiltà occidentale che ha smarrito principi, valori, risposte razionalmente e religiosamente corrette.

Ambedue avrebbero desiderato consacrarsi al Signore, apprendiamo dalla bella ed attendibile biografia Storia di una famiglia. Una scuola di santità di Padre Stefano Giuseppe Piat O.F.M. (Edizioni OCD-Roma 1994), ma un giorno Zélie, passando sul ponte Saint Leonard di Alençon, incrociò un giovane uomo la cui nobile fisionomia, l’andatura riservata, l’atteggiamento pieno di dignità, la impressionarono. Nello stesso tempo, una voce interiore le mormorò in segreto: «È quest’uomo che ho preparato per te». A mezzanotte del 13 luglio 1858 si sposarono nella chiesa di Notre Dame in Alençon. A motivo della loro profonda religiosità e dell’amore per Dio, decisero insieme di non consumare il matrimonio. Tuttavia, con l’aiuto di un padre spirituale, i due sposi maturarono un diverso atteggiamento: la verginità venne integrata in un giusto orientamento del sacramento del matrimonio, che ha per suo specifico fine la procreazione. Nasceranno nove figli. Scriverà Zélie nella lettera del 4 marzo 1877: «[…] quando abbiamo avuto i nostri figlioli, le nostre idee sono un po’ cambiate: non vivevamo più che per loro, questi erano la nostra felicità e non l’abbiamo mai trovata se non in loro. Insomma, tutto ci riusciva facilissimo, il mondo non ci era di peso».

Dio, nel focolare dei Martin, sarà sempre «il primo servito». Il carteggio di Zélie è una vera e propria cronaca familiare, dove si evince che la Santa Messa e la preghiera erano la fonte della loro esistenza. Zélie era una mamma tenerissima; scrisse nella lettera datata 4 aprile 1868: «è un lavoro così dolce occuparsi dei propri bambini!», così i figli sentivano che erano stati desiderati e che i genitori vivevano per loro: far piacere a Cristo e far piacere ai genitori divenne per essi un tutt’uno.

Tratto caratteristico della grande fede dei Martin era il pieno abbandono alla Divina Provvidenza, ecco che, nonostante lo straziante dolore per la perdita di ben quattro figli, essi non caddero nella disperazione. In un tempo in cui l’aborto volontario (omicidio volontario) è diventato ordinaria consuetudine, le parole di Zélie percuotono le coscienze; scriveva, infatti, ad una cognata reduce da un aborto spontaneo: «Che il buon Dio vi accordi la rassegnazione alla sua santa volontà. Il vostro caro piccolo bambino è presso di Lui; vi vede, vi ama, e voi lo ritroverete un giorno. È una grande consolazione che io ho provato e che provo ancora.

Quando ho chiuso gli occhi ai miei cari piccoli bambini e li ho seppelliti, ho provato un grande dolore, a cui mi sono tuttavia rassegnata. […] Molti mi dicevano: “Sarebbe stato meglio non averli mai avuti”. Non potevo sopportare questo linguaggio. Non trovavo affatto che le pene e le preoccupazioni potessero essere messi sulla bilancia con la felicità eterna dei miei figli. Inoltre, essi non erano perduti per sempre, la vita è corta e piena di miserie, li si troverà lassù» (17 ottobre 1871).

Louis fu per Zélie un eccezionale sostegno. «Cara Amica – le scriveva l’8 ottobre 1863, in occasione di un viaggio d’affari a Parigi – non potrò arrivare ad Alençon che lunedì; il tempo mi sembra lungo e non vedo l’ora di essere vicino a te». Era sempre attento a non vederla troppo affaticata e le raccomandava la calma e la moderazione nel lavoro. Quando rimase vedovo a 54 anni, dopo 19 di matrimonio, si consacrò interamente alla felicità delle figlie, felicità per l’eternità, non per l’effimero inglobato nell’attimo fuggente.

Confessione frequente, adorazioni notturne, attività parrocchiali, esami di coscienza sulle ginocchia della mamma e il catechismo imparato in braccio al papà fecero sì che le figlie si ponessero al servizio della Chiesa. Louis morirà a 71 anni dopo un umiliante declino, causato dall’arteriosclerosi e da una progressiva paralisi, avendo prima, comunque, la gioia di donare tutte le cinque figlie al Signore: quattro nel Carmelo di Lisieux e una fra le Visitandine di Caen.

Louis pretendeva l’ordine e la pulizia in tutto e si mostrava dispiaciuto quando, per distrazione o negligenza, si sprecava, si perdevano le cose, si deteriorava qualcosa… Testimonierà la figlia, suor Geneviève: «Noi non avevamo che una domestica, ma era lui che faceva il lavoro grosso». Giocava con le figlie, le portava in pellegrinaggio, in vacanza e organizzava viaggi insieme a loro… ma al primo posto c’era sempre la Trinità, con i suoi diritti: le ragazze Martin vissero in una famiglia dove era stata innalzata la vittoriosa Croce di Cristo.

Se la Chiesa di Roma, oggi, propone i coniugi Martin come modello genitoriale e familiare, è necessaria una coerenza di base: se essi sono esempio-insegnamento di vita, sono esempio-insegnamento anche e soprattutto di dottrina, che, dunque, non può essere mutata.  (Cristina Siccardi)

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