Famiglia Domani: Dina Nerozzi ed Elisabetta Frezza sul gender

conferenza

(Lupo Glori) Negli ultimi tempi in Italia il dibattito pubblico attorno alla tematica del gender si è progressivamente intensificato, divenendo, ogni giorno di più, una questione di estrema e drammatica attualità. Per approfondire il tema, l’Associazione Famiglia Domani il 30 novembre 2015 ha organizzato, presso la sua sede di Roma di Santa Balbina, un incontro con la prof.ssa Dina Nerozzi, medico, specialista in Psichiatria ed Endocrinologia e autrice di numerosi libri sull’argomento e la dott.ssa Elisabetta Frezza, studiosa di questioni giuridiche ed esperta di gender

Obiettivo della conferenza, intitolata Gender, unioni civili, omofobia : dove va l’Italia?, è stato quello di mettere in luce la politica di distruzione dei valori famigliari, messa in atto dal governo Renzi, attraverso un subdolo e tentacolare attacco alla famiglia, aggredita da più fronti e con strumenti diversi: introduzione dell’educazione sessuale ispirata all’ideologia del gender nelle scuole; la legalizzazione delle unioni civili etero ed omosessuali; l’introduzione del reato di omofobia. Il “ddl Scalfarotto” sull’omofobia, la “legge Cirinnà” sulle Unioni Civili e il “ddl Fedeli” sull’educazione gender nelle scuole, oggi superato dalla “Buona Scuola” di Renzi, costituiscono, infatti, 3 tasselli diversi di un’unica pianificata strategia di azione, volta a promuovere ed equiparare qualsiasi tipo di unione e a normalizzare l’omosessualità nella nostra società.

Dopo i saluti iniziali, il primo intervento della serata è stato quello della prof.ssa Nerozzi che ha effettuato un ampio ed interessante excursus storico riguardante i diversi passaggi che hanno portato, nel 1973, l’Associazione Psichiatrica Americana (APA), a derubricare l’omosessualità dal Manuale diagnostico e statistico delle malattie mentali (DSM). Una decisione, ha sottolineato la Nerozzi, tutt’altro che scientifica, ottenuta mediante una discutibilissima votazione, avvenuta al culmine di una furiosa campagna ideologica messa in atto dal movimento LGBT. La professoressa ha inoltre chiarito, da un punto di vista medico, la differenza tra fisiologia e patologia, mettendo in evidenza i diversi fondamentali fattori genetici, gonadici, ormonali e morfologici caratteristici del decisivo processo di differenziazione sessuale.

Successivamente, la dott.ssa Elisabetta Frezza ha aperto il suo intervento, ricordando come l’offensiva gender contro la famiglia costituisca solo un aspetto parziale di una campagna di conquista ben più ampia, affermando:

«L’attacco alle strutture portanti della società, a partire dalla famiglia, tramite il disconoscimento dei principi etici fondamentali della legge naturale e divina su cui per millenni si è retto il consesso umano, si dispiega oggi sotto i nostri occhi in tutta la sua tragicità. La famiglia, recinto di autonomia, nucleo sovrano, entità prepolitica e pregiuridica, rappresenta lo scoglio da abbattere per avere a disposizione individui destrutturati, e perciò plasmabili e riprogrammabili secondo i criteri capovolti definiti dal potere senza volto e senza responsabilità (…). Il gender costituisce ora la testimonianza più vistosa di questa campagna di conquista. La sua funzione è ormai nota: è la diffusione dell’omosessualismo e di tutte le sue varianti, è la svirilizzazione del maschio e il correlativo sradicamento della donna dalla propria vocazione famigliare». 

Riguardo la situazione politica italiana, la dott.ssa Frezza ha ipotizzato come il temporaneo congelamento della legge Scalfarotto, intitolato Norme contro l’omofobia e la transfobia, possa rientrare in una precisa strategia di avanzamento per piccoli passi. La priorità attuale sembrerebbe essere infatti quella di far penetrare l’educazione al gender attraverso il sistema scolastico e, a tale proposito, la dott.ssa ha chiarito come il disegno di legge Fedeli sia stato assorbito in toto nella legge n. 107 di riforma del sistema di istruzione, approvata il 15 luglio 2015.

Una mossa abile che, come ha fatto notare la dott.ssa Frezza, ha portato all’introduzione dell’educazione gender nelle scuole italiane attraverso un abile gioco di scatole cinesi: «l’operazione legislativa è stata tecnicamente realizzata in modo obliquo, con un gioco di scatole cinesi, attraverso una serie di rinvii concatenati: il citato comma 16 de “la buona scuola” rimanda all’art. 5 comma 2 del decreto legge 93/2013 convertito in legge 119/2013, il quale incorpora il Piano di azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere». (Lupo Glori)

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