Emma Bonino. Dagli aborti al Quirinale?

Emma Bonino. Dagli aborti al Quirinale(di Gianandrea de Antonellis) Con la salita al Quirinale, oltre quindici anni dopo il crollo dell’Unione Sovietica, di un comunista della vecchia guardia, fedele alla linea e difensore dell’intervento armato sovietico in Ungheria, pensavamo di aver toccato il fondo. Ma, toccato il fondo, si può ancora scavare. E l’opera di ulteriore caduta in basso potrebbe concretizzarsi con l’elezione di Emma Bonino a capo di Stato.

È l’ipotesi – ahimè, non troppo peregrina – ventilata da Danilo Quinto, già tesoriere del Partito Radicale, convertitosi al cattolicesimo e rivelatore dei molti retroscena e dei complotti che sottostanno al progetto politico della rosa nel pugno; ora l’ex radicale mette in guardia dalla concretezza della elezione della Bonino, Emma Bonino. Dagli aborti al Quirinale? Come si diventa un’icona laica della modernità e del potere (Fede & Cultura, Verona 2013, pp. 106, € 11 – € 9,35 in ebook).

 L’autore ripercorre la fulgida carriera della senatrice, documentandone anche i notevoli guadagni (grazie a Berlusconi l’abbiamo avuta Commissario europeo, il che le garantisce una faraonica pensione) e ricordando come già dal 1999 – quando venne eletto Ciampi – un certo mondo “culturale” si mobilitò per portare una donna al Quirinale, che non poteva essere che lei.

Adesso tra i suoi sponsors troviamo anche Monti (lei al Quirinale e lui a palazzo Chigi: che bella accoppiata sarebbe!), tutti pronti ad esaltare le sue “battaglie per i diritti civili”, dimenticando quali conseguenze esse abbiano causato: una cultura della morte in cui la Bonino può descrivere un atto doloroso (e criminale) come gli aborti che procurava illegalmente negli anni settanta quasi fosse un’allegra scampagnata. Il passaggio è tropo agghiacciante per non essere riportato per intero: «Gli aborti vengono fatti con una pompa di bicicletta, un dilatatore di plastica e un vaso dentro cui si fa il vuoto e in cui finisce il contenuto dell’utero. Io uso un barattolo da un chilo che aveva contenuto della marmellata. Alle donne non importa nulla che io non usi un vaso acquistato in un negozio di sanitari, anzi è un buon motivo per farsi quattro risate» (p. 45). Difficile commentare.

Eppure questa donna è riuscita a raggiungere l’olimpo dell’establishment mondiale, approfittando di un clima di indifferenza che il suo stesso partito ha provocato, come ricorda Gianfranco Amato nella prefazione al libro: una «cultura necrofila che sta dilagando nel tessuto sociale del nostro Paese in maniera sistematica e pervasiva, grazie anche a iniziative politiche che paiono sempre più espressione di una nuova Kulturkampf. L’interruzione volontaria della gravidanza, la contraccezione abortiva, la sterilizzazione, l’omosessualità, il suicidio assistito, l’eutanasia, sono tutte forme di una medesima concezione antropologica che è contro l’uomo». In una simile situazione, prosegue Amato, la Bonino diventa un perfetto simbolo: «per questo l’eventualità che essa assurga alla carica di Capo dello Stato e, conseguentemente, possa rappresentare l’unità nazionale sancirebbe il suggello definitivo a quella cultura radical-libertaria (…) totalmente distante dalla cultura popolare del nostro Paese» (pp. 7-8).

Ma il saggio di Quinto non si esaurisce nella biografia della Bonino: ripercorre le tappe per cui siamo giunti a quella che definisce «cultura del disincanto totale»: una società in cui il direttore dell’“Osservatore Romano”, Giovanni Maria Vian, dai microfoni di Radio Radicale il 23 dicembre 2011 non ha avuto problemi a definire Pannella un «francescano di vecchia data» (p. 60). Quando si perdono i più elementari parametri di riferimento, davvero tutto è possibile. (Gianandrea de Antonellis)

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