E ora, l’eutanasia!

eutanasia(di Danilo Quinto) Tempo sei mesi e i radicali dell’Associazione Luca Coscioni, insieme all’Associazione Exit Italia, che si batte per la morte dignitosa, all’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti e agli Amici di Eleonora Onlus, che ha come obiettivo l’assistenza e la cura delle persone in stato vegetativo e l’assistenza psicologica e sociale alle famiglie, raccoglieranno le firme necessarie per una proposta di legge che vuole introdurre l’eutanasia.

 «Secondo tutti i sondaggi – scrivono i radicali – oltre la metà dei cittadini è favorevole all’eutanasia legale. Ma il tema è cancellato dai potenti della disinformazione e della politica. Soltanto attraverso il passaparola, di persona o su internet, si potrà ottenere che una maggioranza sociale finora silenziata si faccia sentire anche nel Palazzo». Aggiungono che «in Italia, chi aiuta un malato terminale a morire ‒ come un genitore o un figlio che vuole smettere di soffrire ‒ rischia fino a 12 anni di carcere. Il diritto costituzionale a non essere sottoposti a trattamenti sanitari contro la nostra volontà è costantemente violato. Se vogliamo che le cose cambino, dobbiamo darci da fare».

Come? Lo racconta il primo articolo della proposta di legge, che dice: «Ogni cittadino può rifiutare l’inizio o la prosecuzione di trattamenti sanitari, nonché ogni tipo di trattamento di sostegno vitale e/o terapia nutrizionale. Il personale medico e sanitario è tenuto a rispettare la volontà del paziente ove essa: 1) provenga da soggetto maggiorenne; 2) provenga da un soggetto che non si trova in condizioni, anche temporanee, di incapacità di intendere e di volere, salvo quanto previsto dal successivo articolo 3; 3) sia manifestata inequivocabilmente dall’interessato o, in caso di incapacità sopravvenuta, anche temporanea dello stesso, da persona precedentemente nominata, con atto scritto con firma autenticata dall’ufficiale di anagrafe del comune di residenza o domicilio, fiduciario per la manifestazione delle volontà di cura».  

Precisa l’art. 4 che «ogni persona può stilare un atto scritto, con firma autenticata dall’ufficiale di anagrafe del comune di residenza o domicilio, con il quale chiede l’applicazione dell’eutanasia per il caso in cui egli successivamente venga a trovarsi nelle condizioni previste dall’art. 3, comma 5 e sia incapace di intendere e volere o manifestare la propria volontà, nominando contemporaneamente, nel modo indicato dall’art. 1, un fiduciario, perché confermi la richiesta, ricorrendone le condizioni».

Sarebbe così risolto il dibattito che a lungo ha dominato la scena nelle Commissioni Parlamentari della scorsa legislatura, durante la quale il parlamentari che si richiamavano ai principi del diritto naturale e quindi non negoziabili, hanno tentato in tutti modi di operare un accordo di compromesso con chi proponeva posizioni favorevoli all’eutanasia, fino a concentrarsi su un testo di legge che ne avrebbe costituito l’usbergo. Ora, una proposta di legge rende disponibile all’individuo la decisione sul perché, come e quando morire e si propone alla firma della maggioranza dei cittadini che sarebbero per il sì, come sostengono i radicali.

È il destino di tutte le posizioni che non vengono difese con nettezza e chiarezza, ma svilite con accondiscendenza e subalternità a quella cultura dominante anti-umana che pervade anche il Parlamento appena eletto. Se quella cultura trova ostacoli disponibili a soluzioni di ripiego e di retroguardia, si estende, domina, stravolge l’antropologia e raggiunge il suo obiettivo di vestire il desiderio di libertà. È accaduto sull’aborto, sull’equiparazione tra figli naturali e figli nati da rapporti incestuosi, potrà accadere sull’eutanasia e su molto altro ancora. Con buona pace di chi ritiene che con chi è contro la vita, si possa essere tiepidi e dialogare. (Danilo Quinto)

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