Droga a gogò

Droga a gogò(di Danilo Quinto) Uno dei primi atti del Governo Renzi riguarda l’ideologia antiproibizionista in materia di droga. Il Consiglio dei ministri ha deciso di non impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale la legge regionale abruzzese n. 4 del 4 gennaio 2014, che disciplina le «modalità di erogazione dei farmaci e dei preparati galenici magistrali a base di cannabinoidi per finalità terapeutiche».

La norma prevede che i «medicinali cannabinoidi possono essere prescritti, con oneri a carico del Sistema sanitario regionale, da medici specialisti del Ssr e da medici di medicina generale del Ssr, sulla base di un piano terapeutico redatto dal medico specialista». È un atto in controtendenza con tutti quelli dei Governi precedenti in materia, perché se è vero che a livello nazionale la legge riconosce la legalità della cannabis per uso terapeutico, i precedenti Governi avevano sempre impugnato le leggi regionali che avrebbero voluto regolamentare quel principio. La legge abruzzese – che fa seguito a quelle varate in altre regioni, la Toscana, la Liguria, le Marche, ma solo «in assenza di valide alternative terapeutiche», il Friuli Venezia Giulia, la Puglia e il Veneto – s’inserisce in un contesto nel quale s’intende liberalizzare l’uso delle “droghe leggere”, per poi passare velocemente ad occuparsi delle “altre”.

Il senatore Luigi Manconi, del Partito Democratico, ha presentato un disegno di legge che mira a introdurre l’uso curativo della cannabis e a ridurre i divieti per la coltivazione, estendendola ai privati. Il sottosegretario con delega agli affari europei, Sandro Gozi e il suo collega Roberto Giachetti, vice-presidente della Camera – entrambi del PD e entrambi con tessera del Partito Radicale – hanno presentato una proposta di legge che vuole permettere la coltivazione privata di cannabis per consumo personale. Ha dichiarato Gozi, lo scorso mese di gennaio: «Con grande soddisfazione, accolgo l’apertura del dibattito nel nostro paese sulla legalizzazione delle droghe leggere. Per troppi anni siamo stati schiavi di una deriva proibizionista che ha avuto l’unico effetto di catalogare come criminali tutti coloro che facevano uso di droghe, senza alcuna differenziazione».

La recente sentenza della Corte Costituzionale sulla legge Fini-Giovanardi, legittima queste posizioni, che per quanto riguarda l’uso terapeutico della cannabis, trovano insospettati sostegni. Dello stesso Carlo Giovanardi, ora esponente del Nuovo Centro Destra ‒ che ha affermato: «La legge abruzzese è in sintonia con la legislazione nazionale in vigore. La norma ammette la cannabis per ragioni curative dietro presentazione della ricetta medica. E ha fatto il bene il governo a non impugnarla» – e perfino del presidente dell’associazione medici cattolici, Filippo Boscia, che ha di recente invocato «una prescrizione facilitata di questo tipo di farmaci a livello nazionale» accompagnata da «un’omogeneità di terapia, non a macchia di leopardo».

Sullo sfondo di queste posizioni, restano gli studi scientifici sugli effetti della cannabis, che dimostrano la relazione tra consumo di cannabis ed insorgenza, anche a distanza di molti anni, di psicosi di tipo schizofrenico in soggetti predisposti. Analoga cosa può avvenire per gli utilizzatori cronici di cannabis, essendo il THC una sostanza psicotropa, capace di alterare l’attività mentale. Così come è stato documentato scientificamente che l’introduzione delle varietà di cannabis da coltura idroponica o in serra ha il suo impatto sulla guida, può indurre dipendenza, compromettere a lungo termine le funzioni cognitive e della memoria e può far insorgere sintomi schizoidi. Insomma, il giovane Renzi – insieme ad altri ‒ sa come far iniziare il percorso di rottamazione della società italiana. (Danilo Quinto)

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