“Difendiamo i nostri figli” presenta la manifestazione del 20 giugno a Roma

comitato(di Emmanuele Barbieri) Lunedì 8 giugno si è svolta a Roma, presso l’Hotel Nazionale di piazza Montecitorio, la conferenza stampa di presentazione della mobilitazione nazionale in difesa della famiglia, indetta nella capitale, dall’appena costituito Comitato di liberi cittadini “Difendiamo i nostri figli”. La manifestazione si svolgerà il prossimo 20 giugno con appuntamento alle 15.30 in piazza San Giovanni.

«Riaffermare il diritto di mamma e papà a educare i figli e fermare la ‘colonizzazione ideologica’ della teoria gender nelle scuole»: questo il titolo del comunicato ufficiale, che ha centrato la manifestazione unicamente attorno al tema del gender, stralciando inspiegabilmente ogni riferimento a quello che in un primo momento era sembrata la motivazione principale e pressante a scendere in piazza: fermare il ddl Cirinnà. L’urgenza di agire su questo piano è confermata dal fatto che l’esame degli emendamenti al disegno di legge che prende il nome dalla senatrice del Partito Democratico, Laura Cirinnà, è ripreso in seconda commissione al Senato, proprio il 9 giugno, all’indomani della conferenza stampa.

La parlamentare, illustrando i contenuti della sua proposta di legge, ha dichiarato: «Non sarà il matrimonio ma portiamo a casa Unioni Civili complete (n.d.r: comprese quelle omosessuali). Conto di portare entro la metà di luglio il provvedimento in discussione in aula per approvarlo prima dell’estate e portarlo blindato alla Camera dei deputati in modo che ci sia l’approvazione definitiva nel mese di settembre».

Al tavolo dei relatori, il portavoce dell’evento Massimo Gandolfini, affiancato da una rappresentanza di esponenti del Comitato, tra cui Jacopo Coghe, Maria Rachele Ruiu, Mario Adinolfi, Simone Pillon, Giusy D’Amico e Costanza Miriano, ha respinto categoricamente l’etichetta di un nuovo “Family Day”, auspicando, per l’iniziativa del 20 giugno, «una grande realtà di popolo». La giornata, ha precisato a tale proposito il prof. Gandolfini, «non nasce dal Family day con il quale non ha nulla a che fare: intende dare voce e cittadinanza attiva alla gente che non sta nei palazzi. (…) Vorremmo dare più coraggio ai parlamentari perché si allertino su tematiche di grande sensibilità come queste, mentre abbiamo la sensazione che non conoscano il sentire della gente».

Interrogato sulla natura del neonato Comitato, il suo portavoce, dopo aver precisato che alcuni dei componenti si erano seduti per la prima volta attorno allo stesso tavolo, ha specificato il suo provvisorio carattere di “scopo” per «rispondere rapidamente a un’emergenza», con il proposito di mettere in atto nel futuro una «presenza più strutturata». Per quanto riguarda le realtà aderenti alla mobilitazione, Massimo Gandolfini ha sottolineato il carattere del tutto variegato, aconfessionale e interreligioso dell’evento, confermando l’adesione sia del Cammino neocatecumenale che di rappresentanze evangeliche, del mondo islamico, ebraico, fino alla comunità indiana dei Sikh. Gandolfini ha quindi ribadito il carattere “popolare” della manifestazione, precisando che non sarà pubblicato nessun elenco delle sigle aderenti: «Non abbiamo e non vogliamo un elenco di associazioni; non abbiamo raccolto firme, non vogliamo un’adesione di liste ma di persone; alle associazioni, cattoliche, cristiane, di altre fedi e “laiche”, abbiamo chiesto di mandarci famiglie».

Il parterre ‒ ha aggiunto ‒ sarà, il più possibile, rappresentativo delle tante e differenti sigle partecipanti e, anche se ancora non è stata definita una scaletta, sul palco ci sarà spazio per tutti. A molti dei presenti è sembrato peraltro che la presenza di voci tanto diverse e distanti tra loro, non solo in piazza, ma sul palco, rischi di creare ulteriore confusione sulla natura del messaggio finale della manifestazione.

Ai dubbi, espressi dall’ex presidente del “Movimento per la Vita”, Carlo Casini, riguardo la strettissima tempistica adottata per l’organizzazione dell’evento, il prof. Gandolfini ha risposto, affermando che tempi straordinari necessitano di misure altrettanto straordinarie. Tuttavia, l’aver depennato dal comunicato stampa qualsiasi riferimento al disegno di legge sulle unioni civili in discussione in Parlamento, è sembrato contraddire tale giustificazione, suscitando parecchie perplessità tra il pubblico presente.

Una scelta che, in un colpo solo, ha significato perdere di vista il nemico numero dello scontro in atto e privare del carattere di “emergenza” la mobilitazione nazionale, con tutti i rischi connessi. In particolare, rispondendo ad una domanda della deputata di “Area Popolare”, Paola Binetti, riguardo il ddl Cirinnà, il portavoce ha specificato come quest’ultimo sia effettivamente passato in secondo piano rispetto alla tematica del gender: «Il tema del ddl – ha detto Gandolfini – ci preoccupa, ma non è il tema della manifestazione». La decisione di far sparire ogni riferimento al ddl sulle unioni civili, così come l’aver dirottato la manifestazione unicamente sull’ideologia del gender, senza per questo menzionare il disegno di legge che vuole introdurre l’educazione gender nelle scuole, a firma della vicepresidente del Senato, Valeria Fedeli, sembra indicare che il Comitato sia stato costretto a fare una marcia indietro per motivi, non dichiarati, di opportunità politica.

L’adunata del 20 giugno, nata come una veemente protesta politica di piazza contro il governo Renzi e le sue leggi che stanno distruggendo la famiglia, così come è stata presentata, appare svuotata di ogni contenuto politico e fortemente indebolita per il fatto di avere, in questo modo, distolto l’attenzione dal primo responsabile di tale “colonizzazione ideologica”.

Gandolfini ha tenuto inoltre a sottolineare in maniera netta il carattere puramente “propositivo” e (ideologicamente) “pacifico”, della manifestazione, specificando che essa non è contro nessuno e in particolare modo non è contro gli omosessuali: «il tema degli omosessuali non ha niente a che fare con il nostro Comitato. (…) La nostra manifestazione è di tipo propositivo, dice la bellezza della famiglia, non è contro nessuno, quindi non è contro gli omosessuali».

Quindi sì alla famiglia naturale fondata su mamma e papà, ma senza alcun riferimento critico all’omosessualità, tacendo il suo carattere contro natura e il suo intrinseco disordine morale. Anche tale punto ha suscitato qualche perplessità in sala, in quanto, è apparso alquanto strano convocare un’imponente manifestazione di piazza contro l’ideologia del gender senza denunciare apertamente il male della omosessualità. Per contro, il giorno seguente la conferenza stampa, il 9 giugno, il Parlamento europeo di Strasburgo per la prima volta in maniera esplicita ha parlato di famiglie gay, approvando a larga maggioranza un rapporto sull’uguaglianza di genere in Europa nel quale, si legge: «prende atto dell’evolversi della definizione di famiglia».

Una decisione che è stata accolta con ovvio entusiasmo da Franco Grillini, presidente di Gaynet Italia, il quale ha commentato così la notizia: «Come movimento lgbt andiamo dicendo da sempre che quella omosessuale è una famiglia come tutte le altre, con le stesse dinamiche e con gli stessi problemi. Ora a riconoscerlo solennemente è proprio l’Ue, che chiede anche che le norme in quell’ambito tengano in considerazione fenomeni come le famiglie monoparentali e l’omogenitorialita».

Per Grillini «sotto il profilo culturale la svolta è enorme e fa piazza pulita del delirante “complotto gender” di cui parla a vanvera il Vaticano». Da parte sua, la senatrice Laura Cantini della direzione Pd, prima firmataria insieme al collega Marcucci, del disegno di legge Cirinnà ha assicurato tempi brevi per l’introduzione delle unioni civili, affermando: «Anche dal Parlamento Europeo arriva un significativo via libera verso l’uguaglianza di genere e le famiglie gay. Terremo fede al rapporto votato oggi a Strasburgo, approvando nei tempi previsti, ovvero prima delle ferie estive, la legge sulle unioni civili, attualmente in discussione in Senato».

Il Comitato “Difendiamo i nostri figli”, però, attraverso il suo portavoce Gandolfini, ha scelto di dare un profilo soft e “buonista” all’evento del 20 giugno, depurandolo di ogni concreto riferimento politico, dal ddl Cirinnà, al ddl Fedeli, fino al ddl Scalfarotto sull’omofobia.

Pur augurandoci che il Comitato riesca il prossimo 20 giugno a riempire piazza San Giovanni, giudichiamo destinata al fallimento una strategia dello struzzo che va allo scontro senza armi e, soprattutto, senza individuare il nemico, mettendo da parte il nocciolo della questione: l’esistenza di una legge naturale a cui l’omosessualità e la sua legalizzazione si oppongono frontalmente. (Emmanuele Barbieri)

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