Depenalizzato l’aborto clandestino ma aumentate le sanzioni amministrative

Gazzetta-

(di Alfredo De Matteo) Con il decreto legislativo n.8 del 15 gennaio scorso il reato di aborto clandestino è stato depenalizzato ma le sanzioni amministrative per le donne che vi ricorrono sono passate da 51 euro a 5/10 mila euro.

Un ulteriore passo verso la banalizzazione dell’aborto? Macché, un provvedimento moralista che fa tornare le donne all’aborto clandestino, gridano le femministe nostrane. Già, perché la salata multa prevista nel nuovo decreto impedirebbe alle precarie, alle indigenti e alle immigrate di uccidere in tutta comodità il bambino che portano in grembo, anche oltre l’arbitrario limite di 90 giorni stabilito dall’omicida legge 194 del 1978.

Come al solito, il problema sono gli obiettori di coscienza, i nuovi untori delle odierne democrazie relativiste, che limiterebbero l’accesso all’aborto e dunque la piena applicazione della legge 194. Tuttavia, seppur lo straordinario e crescente fenomeno dell’obiezione di coscienza da parte del personale sanitario tenda a mettere effettivamente i bastoni fra le ruote al rodato meccanismo infernale dell’aborto di Stato, la realtà è che la perversa logica che sottende il falso principio dell’autodeterminazione della donna, sancita di fatto dalla legge abortista, non ammette eccezione: se non esiste il diritto alla vita del nascituro o se esso è subordinato a quello della donna di decidere non solo per se ma anche per la creatura innocente che porta nel grembo, i limiti entro cui è possibile esercitare tale pseudo diritto sono vissuti come una assurda e castrante negazione del diritto stesso. Per definizione, infatti, un diritto è assoluto e non ammette eccezioni alla sua fruizione.

La legge 194 considera, di fatto, l’aborto un diritto umano, ma per motivi meramente di facciata pone dei limiti, seppur essi sono talmente inconsistenti, arbitrari e privi di logica intrinseca da risultare in larga parte inefficaci e facilmente superabili. Eppure, basta la parola limite a scatenare le ire di chi vuole giocare sulla pelle dei nascituri fino in fondo, senza inutili limitazione.

Non a caso, con il decreto legislativo suddetto si è giunti a depenalizzare anche il reato di aborto clandestino, che era invece previsto nella legge 194, proprio nella logica di un progressivo smantellamento di ogni ostacolo che vada a frapporsi alla piena fruizione del diritto di uccidere l’innocente da parte della donna.

Pertanto, del tutto coerentemente con le premesse poste dalla legge abortista, le femministe invece di esultare per l’avvenuta depenalizzazione del reato di aborto clandestino, protestano con veemenza contro il sensibile innalzamento delle sanzioni pecuniarie inserite nel decreto legislativo. Tant’è che è stata presentata una mozione di governo dalla deputata di sinistra Marisa Nicchi, componente della commissione Affari sociali della Camera, per chiedere il ritiro delle multe previste per il (ex) reato di aborto clandestino.

Non c’è scelta: o l’aborto è un crimine sanzionato dalla legge oppure non lo è; e se non lo è finisce per diventare un vero e proprio diritto umano. Le vie di mezzo non esistono.

Alfredo De Matteo

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