Cristianofobia: un nuovo report conferma l’escalation in Europa

cristianofobia(di Davide Greco) Ora ci sono i dati, e sono sempre più allarmanti. L’odio verso tutto ciò che è cristiano colpisce i simboli, i luoghi, le abitudini della cristianità. Non si tratta solo di concetti, di punti vista o di qualcosa che può apparire sfumato, ma di azioni precise che si ripercuotono fisicamente e con sempre maggior frequenza.

Vederli tutti insieme, in un report che raccoglie i fatti del 2013, solo i fatti, produce un effetto estraniante, come se ci trovassimo in regioni del mondo diverse da quella in cui abbiamo sempre vissuto.

Pochi giorni fa, l’importante Osservatorio di Vienna sull’Intolleranza e sulla Discriminazione contro i Cristiani in Europa ha pubblicato un rapporto di 170 pagine sugli atti di odio verso la cristianità. In totale sono schedati 158 casi, quasi uno ogni due giorni, avvenuti in tutta l’Europa, in particolare in Francia, in Germania, in Spagna, in Italia, ma anche in Austria, Regno Unito, Polonia. Il numero è in crescita, ovunque, in maniera impressionante.

L’Italia è uno posti dove è stato registrato il maggior numero di episodi nel 2013: oltre un quarto di quelli riportati, circa 40. Si va da tentativi di incendi contro le Chiese, ad atti di vandalismo generico, scritte, danneggiamenti, fino a rituali satanici avvenuti all’esterno o dentro di luoghi di culto. I segni lasciati sono inequivocabili e dimostrano un’indifferenza glaciale verso la sacralità cristiana, quando non un vero e proprio fastidio. Per chi volesse avventurarsi nel report in inglese, troverà ogni genere di azione. Dai vangeli bruciati ai furti di ostie in cui è chiara l’impronta anticristiana, dalla profanazione a vere e proprie rappresaglie contro sacre statue o contro crocifissi.

Da questa raccolta sono esclusi i casi di aggressione personale, le discriminazioni su base religiosa, gli attacchi spacciati per parodia o satira, o le strategie ideologiche costruite per indebolire il punto di vista cristiano o cattolico. Altrimenti l’elenco si sarebbe allungato di molto e comprenderebbe tutte quelle mosse più o meno esplicite (ma ormai sempre più evidenti) che tentano di squalificare il modello culturale condiviso da sempre sui valori cristiani.

Nella raccolta dati ha contribuito il sito “NoCristianofobia.org” che in quasi un anno e mezzo di attività ha raccolto oltre cinquecento notizie, oltre ad aver costruito un archivio quotidiano di episodi che sfiora le duemila pagine. La cosa più importante resta comunque l’informazione. Sapere, conoscere. Ed è proprio questo l’obiettivo dell’Osservatorio di Vienna. Il report infatti è stato realizzato per contribuire alla documentazione che sarà pubblicata dall’ODIHR il 17 novembre 2014 sui crimini ispirati dall’odio.

L’Osservatorio di Vienna, diretto dalla dr. Gudrun Kugler, è sempre stato molto attento e preciso nel registrare ciò che accade in Europa, ma anche affidabile e ponderato, grazie al controllo accurato di ogni fonte ed evitando il facile sensazionalismo. L’obiettivo del sito è quello di fornire alle istituzioni dell’Unione Europea, all’OSCE, al Consiglio d’Europa, alle Nazioni Unite dati oggettivi e affidabili sul fenomeno dell’intolleranza e della discriminazione contro i cristiani in Europa. Se anche l’Osservatorio è preoccupato, un motivo ci sarà. Tuttavia, quasi tutti gli episodi registrati provengono da magazine locali o dalla cosiddetta “contro-informazione”.

Poco è stato raccolto invece dalla stampa nazionale, che sottovaluta queste vicende, o li esclude perché non interessanti. Nella migliore delle ipotesi, comunque, non viene mai analizzato il quadro su scala globale, ma vengono riportati i singoli eventi sporadici. Invece bisogna continuare a parlarne. Perché la vera emergenza è questa. Fra tante che vengono sbandierate come drammatiche e imminenti, come nel caso non verificabile dell’omofobia, ci sono quelle che vengono taciute, che passano in sordina o vengono ridicolizzate come la Cristianofobia. Ed è proprio questo a renderla ancora più vera, ancora più drammatica. Perché in pochi ne parlano, e quasi nessuno se ne sta occupando. (Davide Greco)

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