Contro il modello della Sacra Famiglia

SacraFamigliaMurillo(di Cristina Siccardi) Il modello della Sacra Famiglia, secondo un Rapporto della Conferenza episcopale elvetica, non è più proponibile al cattolico del XXI secolo, in quanto, per la maggioranza dei cattolici svizzeri, la Sacra Famiglia è un modello vetusto, completamente slegato dalle “esperienze” familiari odierne (http://www.ivescovi.ch/documenti/comunicati/dibattiti-presinodali-in-svizzera).

Certamente non si può dare torto a questa maggioranza: l’idea dominante e attuale di famiglia non ha proprio nulla da spartire con la sacralità del focolare di Nazareth. Tuttavia la Chiesa, invece di sottomettersi alle scompaginate unioni che avvengono in quest’epoca schiavizzata dai peccati e addestrata dalle nauseanti perversioni (che non fanno altro che incrementare dolori e distruzioni di legami coniugali e genitoriali, ma anche sentimentali e affettivi con persone diverse) è tenuta ad indicare proprio in Gesù, in Maria Immacolata e in san Giuseppe l’esempio più fulgido di come vivere serenamente, pacificamente, e, soprattutto, in Grazia di Dio, la vita familiare.

Eppure, è sufficiente leggere ciò che scrive Walter Müller, addetto stampa della Conferenza dei vescovi svizzeri, per odorare l’aria mortifera che circola nella terra in cui fu vescovo san Francesco di Sales, Dottore della Chiesa che tanto si adoperò contro errori ed eresie. «I dibattiti interpellano Roma su desideri ben concreti: occorre finirla con l’esclusione dai Sacramenti dei divorziati risposati; i motivi di rottura d’un matrimonio sono troppo complessi perché si possa ancora ammettere la punizione globale inflitta dalla Chiesa in caso di nuove nozze. Il partenariato di omosessuali e lesbiche deve trovar posto nella Chiesa: è il tenore d’un altro desiderio espresso alla Chiesa. Anche se viene perlopiù rifiutata l’assimilazione con il matrimonio religioso, emerge tuttavia un ampio consenso relativo alla benedizione dei partenariati. Inoltre i dibattiti hanno rilevato che il matrimonio sacramentale, concluso in chiesa, è diventato un modello minoritario. Si auspica perciò che la Chiesa rafforzi il suo impegno nella preparazione e nell’accompagnamento dei matrimoni canonici e si adoperi a favore delle famiglie».

Circa 6000 cattolici elvetici hanno partecipato, tra febbraio e marzo 2015, a numerosi dibattiti presinodali. Esigenze e punti di vista sono riuniti in 570 rapporti. Gli esiti dei dibattiti confermano le risposte ad un sondaggio online già effettuato in Svizzera a fine 2013, al quale parteciparono più di 25.000 persone. Dal «Rapporto della Chiesa cattolica in Svizzera sugli interrogativi sollevati nei Lineamenta in preparazione al Sinodo ordinario dei Vescovi 2015 a Roma» sono emersi, dunque, dati ed istanze sconvolgenti, di cui la Congregazione della Dottrina della Fede dovrà tenere ben conto, perché in tale Rapporto è proprio la Dottrina ad essere minacciata nel profondo e nella sua essenza.

Soltanto una piccola minoranza delle risposte ha espresso l’auspicio di una stretta osservanza della dottrina attuale della Chiesa con la sua rigorosa disciplina. Dal sondaggio e dai dibattiti emerge il grande auspicio di conformare i principi della Chiesa alle proprie temporali esperienze, alle momentanee emozioni e alle fallaci sensazioni. Il senso religioso cattolico, dunque, nella maggioranza dei fedeli svizzeri non esiste più. Ma urge una domanda: quali mezzi hanno usato i loro vescovi per arrestare un simile fenomeno? Oppure hanno, nella maggioranza dei casi, assecondato gli errori? La responsabilità non è nella «base», ma nei pastori, esclusivamente tenuti a guidare il gregge a loro affidato.

Si legge nel Rapporto: «Esistono tuttavia dei pareri, che sostanzialmente divergono dai primi e che rappresentano una minoranza: questi sono stati espressi solo in minima parte dai gruppi parrocchiali e sempre solo in minima parte dalle cerchia degli agenti pastorali. A prendere la parola sono stati, invece, dei raggruppamenti, il cui carisma va individuato proprio nella cura per preservare la vigente dottrina della Chiesa. Questi raggruppamenti non sono affatto omogenei, ma vanno dalle cerchie più tradizionaliste (Fraternità Sacerdotale San Pio X), passando per quelle che s’impegnano fortemente per una fedele applicazione della vigente dottrina della Chiesa (soprattutto in riferimento alla Humanae Vitae e all’atteggiamento nei confronti dei divorziati risposati), fino ad arrivare a gruppi, che si sentono particolarmente legati al e influenzati dal programma teologico di Giovanni Paolo II (teologia del corpo)».

La confusione è oceanica. Si è giunti al punto che non solo viene messo in discussione l’insegnamento perenne della Chiesa, ma addirittura la Parola di Dio, che non è più un punto di partenza: né l’Antico né il Nuovo Testamento possono offrire interpretazioni dubbie sul concetto di famiglia imperfetta e perfetta (da Adamo ed Eva, fino a giungere alla Sacra Famiglia).

Soltanto una minoranza delle risposte ha, dunque, espresso l’auspicio di stretta osservanza alla dottrina attuale della Chiesa con la sua rigorosa, e proprio per questo liberante, disciplina, la quale è liberatrice dal peccato (il più grande nemico dell’uomo): se si è in Grazia di Dio la vita è straordinariamente bella, nonostante problemi, difficoltà, prove, sofferenze, sacrifici purificatori per sé e per gli altri… rimanere nella legge del Signore, che l’uomo non può e non potrà mai mutare, neppure a colpi di maggioranza dei ribelli al Padre Creatore, significa stare bene già in terra e guadagnarsi la beatitudine eterna. (Cristina Siccardi)

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