Come si calpesta la dignità di uno stato

Salvatore Gentile e Massimiliano Latorre(di Danilo Quinto) L’India non ha alcun diritto di trattenere i due soldati del Reggimento San Marco, Salvatore Gentile e Massimiliano Latorre. Questo è il punto centrale di questa vicenda, che nei giorni scorsi è stata ricordata a Roma ‒ soprattutto a coloro che la vorrebbero seppellire con l’ignavia ‒ con una manifestazione alla quale hanno partecipato qualche centinaio di persone, insieme ai familiari dei due militari.

Se in Italia esistesse un Governo, avrebbe fatto valere dall’inizio ‒ quasi due anni fa, ormai ‒ questa verità elementare. Con tutte le conseguenze del caso: chiusura della nostra ambasciata in India; espulsione dell’intero personale diplomatico indiano dal territorio italiano; cessazione di tutti i rapporti affaristici con lo Stato indiano ‒ che è la vera, scandalosa ragione dell’insipienza di due governi italiani (quello di Monti, e quello di Letta), rispetto alla sorte dei due militari; denuncia del comportamento illegittimo dell’India in tutte le sedi internazionali e, soprattutto, difesa dell’onore dell’Italia e della sua dignità.

Per dignità, intendiamo (voce Enciclopedia Treccani) «la condizione di nobiltà ontologica e morale in cui l’uomo è posto dalla sua natura umana, e insieme il rispetto che per tale condizione gli è dovuto e che egli deve a se stesso». Non sappiamo a quale interpretazione di dignità si sia riferita il Ministro degli Esteri italiano, quando al “TG2” del 22 novembre scorso, dopo aver affermato che il governo italiano segue la vicenda dei marò «con un’intensità straordinaria perché è una vicenda di straordinaria complessità» ed aver precisato che segue «con altrettanta attenzione 10mila casi di italiani in difficoltà nel mondo, di cui 3.120 in carcere, 400 bambini che non hanno rapporti con la famiglia», ha tenuto a dire: «l’obiettivo che questo governo si è dato, è di risolvere la situazione in dignità ed è quello che siamo impegnati a fare».

Siamo certi che l’on. Bonino ricordi il significato etimologico intrinseco della parola “dignità”, sopra richiamato e siamo altrettanto certi che qualcuno le farà presente che se il titolare della Farnesina dimostra di non conoscere l’abc del diritto internazionale, se mette sullo stesso piano cittadini italiani che sono genericamente in difficoltà nel mondo, con due soldati trattenuti e in attesa di processo da parte di un altro Stato, solo perché il nostro Stato aveva chiesto loro di compiere il proprio dovere.

Tutto lascia ritenere ‒ compresa l’incredibile dichiarazione comparsa il primo ottobre scorso sul profilo “facebook” del Ministro degli Esteri: «Non è accertata la colpevolezza e non è accertata l’innocenza. I processi servono a questo» ‒ che lo Stato italiano, anche attraverso l’opera di Staffan de Mistura, inviato speciale in India e incaricato dalla presidenza del Consiglio di gestire il dossier, voglia accettare una condanna con una pena da scontare in Italia e sempre che l’India conceda l’estradizione.

L’unica preoccupazione sembra sia quella di non accedere alla richiesta indiana di far deporre ‒ in un processo che avrebbe dovuto concludersi entro Natale e che non è ancora iniziato ‒ gli altri fucilieri presenti sulla nave dove erano Gentile e Latorre, per non rischiare che anche loro siano trattenuti. Di qui, l’opzione di un interrogatorio per rogatoria o di una videoconferenza. Non si sa poi, che cosa dovrebbero testimoniare questi soldati, considerato che è accertato che ad uccidere i due pescatori quel 15 febbraio 2012, sono state armi non in dotazione ai nostri militari. Nello scorso mese di ottobre, il Sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha disposto la rimozione dello striscione che conteneva i volti dei due nostri militari dalla facciata del Campidoglio. Un segno dell’Italia di questi tempi. Indegna di definirsi paese civile, che difende la sua dignità. (Danilo Quinto)

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