Chi difende la vita è un malato mentale

Ellinor-Grimmark_Svezia_obiezione-di-coscienza(di Tommaso Scandroglio) Difendere la vita è cosa da pazzi. Questo devono aver pensato i dirigenti dell’ospedale cittadino di Eksjö, in Svezia, che di recente hanno reintegrato nel suo posto di lavoro la 37enne Ellinor Grimmark, ostetrica che si rifiuta di praticare aborti, a patto che si sottoponga a sedute di counseling psicologico. Lo scopo è quello di convincere la Grimmark che l’aborto è un diritto.

Nel 2013 Ellinor Grimmark viene infatti licenziata perché obiettrice. In Svezia l’obiezione di coscienza relativamente alle pratiche abortive non è consentita – ma per l’uso delle armi invece sì – sebbene il Paese nel 2011 abbia aderito agli impegni della Carta Sociale Europeache tutela quegli operatori sanitari i quali non vogliono praticare aborti e atti eutanasici.

Una volta perso il posto di lavoro la Grimmark non si è persa d’animo e ha chiesto aiuto da una parte all’Ombudsman della Svezia (il Difensore Civico) e dall’altra all’Alliance Defending Freedom, una organizzazione legale internazionale che tutela la libertà religiosa, la vita e la famiglia, al fine di portare il suo caso davanti ai giudici nazionali e, se occorre, a quelli della Corte Europea dei Diritti dell’uomo.

La vicenda della Grimmark non è isolata, tanto che la Svezia proprio in merito al tema dell’obiezione di coscienza è attualmente in stato d’accusa da parte del Comitato Europeo per i Diritti Sociali, del Consiglio d’Europa, che ha il compito di supervisionare l’applicazione della Carta Sociale Europea. Il governo svedese ha risposto al Comitato che l’aborto non è necessariamente un omicidio – e dunque nulla vale eccepire l’obiezione di coscienza – perché fino a quando il bambino non è nato non si può dire se è realmente vivo. Ed anche nel caso di aborto tardivo quel bambino che, nonostante ciò, respirasse e muovesse gambe e braccia una volta fatto nascere, non per questo potrebbe essere giudicato vivo.

Il caso di Ellinor Grimmark ha avuto ampia eco nei media svedesi. Intervistata dal quotidiano “Aftonbladet” l’ostetrica ha dichiarato che «come ostetrica voglio difendere e salvare a ogni costo la vita. Gli operatori sanitari in Svezia dovrebbero forse essere obbligati a prendere parte a procedure che eliminano la vita, al suo stadio iniziale o finale? Qualcuno deve mettersi dalla parte dei piccoli, qualcuno deve combattere per il loro diritto alla vita». Le fa eco Roger Kiska, suo legale, che afferma: «Una società ha davvero perso la rotta quando esclude qualcuno dalla professione sanitaria solo perché vuole far nascere una vita umana nel mondo, piuttosto che distruggerla».

Il suo essere pro-life è costato alla Grimmark molte porte in faccia. Infatti, una volta perso il posto di lavoro, bussò a varie cliniche ricevendo solo rifiuti. «Al mio vecchio ospedale – racconta la donna – e nei miei colloqui successivi mi dicevano:Per quelli che hanno le tue opinioni non c’è posto nella nostra clinica”». Il caso della Grimmark è un pò una cartina tornasole del sentimento collettivo che gli svedesi nutrono nei confronti della vita nascente.

Racconta Catharina Zatterstrom, dell’Associazione ostetriche, che lei stessa, rimasta incinta, dovette recarsi in una città molto distante dalla sua al fine di trovare un’ostetrica obiettrice. La Zatterstrom temeva che la vita del suo piccolo potesse essere messa in pericolo se ad accudire lei e suo figlio ci fosse stata un’ostetrica abortista. «Mi sentivo meglio sapendo che (l’ostetrica da me scelta) non aveva mai praticato aborti per poi buttarli nel cestino dei rifiuti!» raccontò una volta la donna.

In Svezia l’aborto è legale dal 1975 e praticabile anche dalle minorenni senza il consenso dei genitori: il paese vanta in Europa il triste primato di aborti tra le adolescenti (22 su 1.000). L’aborto è pratica così diffusa e liberalizzata che non viene tollerato nessun ostacolo, tanto meno l’obiezione di coscienza. (Tommaso Scandroglio)

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