Celebrato in tutto il mondo il dittatore comunista Fidel Castro

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(di Lupo Glori) Venerdì 26 novembre a 90 anni è morto a La Havana il dittatore cubano Fidel Castro, responsabile dell’uccisione di migliaia di oppositori al regime comunista in salsa caraibica. Il líder máximo della revolucion, era al potere sull’isola dal 1959, anno in cui si concluse la lotta armata dei cosiddetti “barbuti”, un gruppo di rivoluzionari provenienti dal Messico, tra i quali il guerrigliero argentino Ernesto Che Guevara, che rovesciò il regime del generale Fulgencio Batista.

Il fratello minore, Raúl Castro, dal 2008 succedutogli alla guida del paese, è apparso in tv per annunciare «al popolo dell’isola, agli amici della Nostra America e al mondo che alle 22.29 del 25 novembre del 2016 è deceduto il comandante in capo della Rivoluzione Cubana Fidel Castro Ruz». Il Consiglio di Stato cubano, ha prontamente decretato 9 giorni di lutto nazionale fino ai solenni funerali che si terranno il 4 dicembre presso il cimitero di Santa Ifigenia, a Santiago de Cuba, città dove si trova la caserma Moncada, il cui fallito assalto il 26 luglio 1953 viene tradizionalmente fatto coincidere con l’inizio della Rivoluzione cubana.

La morte di Fidel Castro ha avuto immediate ripercussioni mediatiche in tutto il mondo, con i principali quotidiani e attori internazionali che si sono affrettati a celebrarne i meriti, guardandosi bene dal citare i crimini e le deportazioni perpetrate ai danni del suo popolo in nome dell’ideologia comunista. Un regime spietato, fatto di purghe ed esecuzioni sommarie, che secondo Freedom House, dal 1959, ha causato circa 15mila morti. Non appena appresa la notizia della morte di Fidel Castro, caroselli di auto e frastuoni di clacson hanno invaso la famosa “calle 8” di Miami, la via principale di “Little Havana”, dove una folla di esuli e dissidenti cubani si è riversata in strada per festeggiare la morte del dittatore.

Tra gli esuli cubani, l’attore Andy García, nato all’Avana nel 1956 e oramai naturalizzato cittadino statunitense da molti anni, intervistato dal Corriere della Sera, ha così espresso il suo parere su Fidel Castro: «Un dittatore. Non una icona rivoluzionaria. (…) Avevo 5 anni quando mio padre decise di emigrare a Miami, come centinaia di esuli cubani. Per anni mi ha spaventato e fatto soffrire vedere su tante magliette l’immagine di Castro “salvatore”, quando, invece, ha distrutto l’economia del mio Paese. Ho portato dentro di me per anni il dolore dell’esilio della mia famiglia per colpa di quello che, ripeto, ho sempre considerato un cattivo condottiero. (…) Castro era accecato dalle sue idee e nessun revisionismo storico mi farà cambiare idea».

Di tutt’altro tenore, all’insegna di un diplomatico politically correct, sono state invece le reazioni dei maggiori leader internazionali. Tra questi, Papa Francesco ha espresso il proprio cordoglio a Raul Castro con un telegramma in cui scrive: «Nel ricevere la triste notizia della scomparsa del suo caro fratello, l’eccellentissimo signor Fidel Alejandro Castro Ruz, ex presidente del Consiglio di Stato e del governo della Repubblica di Cuba, esprimo i miei sentimenti di dolore a vostra eccellenza e agli altri familiari del defunto dignitario, così come al governo e al popolo di codesta amata nazione».

Nel leggere il comunicato, stride, non poco, il titolo di «eccellentissimo signor Castro» attribuito ad una delle principali figure del comunismo del ‘900, che, dopo aver studiato dai gesuiti, ha dedicato gran parte della sua vita a bruciare chiese, incarcerare preti, vietare le processioni, fino a bandire la festa del Santo Natale.

Tra le attestazioni di riconoscimento dei leader internazionali, fanno anche effetto, e assumono un particolare significato, quelle del presidente russo Vladimir Putin, assurto negli ultimi tempi a icona della destra mondiale, il quale, in una nota diffusa dal Cremlino, non ha esitato a definire il dittatore comunista «un esempio di ispirazione per molti paesi», scrivendo: «La Cuba libera e indipendente che lui e i suoi alleati hanno costruito è divenuta un membro influente della comunità internazionale ed un esempio di ispirazione per molti paesi. Fidel Castro è stato un sincero e affidabile amico della Russia».

Oltre a Mosca, anche Pechino ha avuto parole di encomio per il dittatore scomparso attraverso il proprio presidente, nonché segretario generale del partito comunista cinese, Xi Jinping, che ha così commentato la morte del “compagno” Castro: «Il popolo cinese ha perduto un compagno buono e sincero. Il compagno Castro vivrà per sempre». Infine, appaiono emblematiche le diametralmente opposte reazioni del presidente uscente degli Stati Uniti, Barack Obama, protagonista dello storico disgelo con Cuba, con quelle del suo successore, il neo eletto Donald Trump. Obama si è limitato ad una stringata nota di cordoglio in cui, lavandosene le mani, ha rimesso il giudizio su Castro alla storia, dichiarando: «Tendiamo la mano dell’amicizia al popolo cubano. (…) La storia giudicherà l’enorme impatto di questa singolare figura sulla gente e sul mondo attorno a lui».

Di opposto tenore, le dichiarazioni di Trump che, secondo il suo stile, ha espresso, senza mezzi termini, il proprio pensiero sul dittatore appena scomparso, affermando: «Oggi il mondo segna la scomparsa di un dittatore brutale che ha oppresso il suo popolo per quasi sei decenni. Mentre Cuba rimane un’isola totalitaria, è nelle mie speranze che la giornata di oggi segni il suo distacco dagli orrori sopportati troppo a lungo e verso un futuro in cui il magnifico popolo cubano viva finalmente nella libertà che merita».

Per avere un’idea di quella che è stata la vera e drammatica realtà di Cuba negli ultimi sessant’anni basterebbe leggere il libro di denuncia del dissidente Armando Valladares, Contro ogni speranza (Spirali Edizioni 2007) che racconta nel dettaglio ventidue anni di torture e sofferenze indicibili nei campi di concentramento castristi dei quali otto trascorsi completamente nudo, rinchiuso da solo in una cella, senza mai vedere la luce del sole o quella artificiale. Nell’opera, come ha scritto il sito www.lankelot.eu, l’autore descrive con dovizia di particolari ciò che ha vissuto sulla propria pelle nelle carceri politiche di Castro, consegnando alla storia «un reportage sconvolgente che descrive celle di due metri per due, fredde, sporche, piene di topi, con una buca per i bisogni fisiologici e una branda sporca popolata da piattole. Racconta di sadiche guardie che prendono a calci prigionieri, impediscono il sonno con pertiche affilate, spaccano gambe a colpi di baionetta, gettano persone in pozzi maleodoranti perché li puliscano».

Nel giugno 2016, Valladares ha ricevuto la “Medaglia Canterbury 2016” per «il coraggio dimostrato nella difesa della libertà religiosa». In occasione del ritiro del premio, il dissidente 79enne, ha commentato con queste emblematiche parole: «Lo accetto nel nome delle migliaia di cubani che hanno usato il loro ultimo respiro per esprimere la loro libertà religiosa, gridando, davanti all’esecuzione: “Lunga vita a Cristo Re”». (Lupo Glori)

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