Assistenza sessuale ai disabili, il processo di corruzione continua

Nella foto sono presenti Max Ulivieri, responsabile del progetto e la moglie Enza

Nella foto sono presenti Max Ulivieri, responsabile del progetto e la moglie Enza

(di Lupo Glori) Lo scorso 9 aprile è stato presentato al Senato il disegno di legge Disposizioni in materia di sessualità assistita per persone con disabilità volto ad introdurre, in Italia, la figura professionale dell’assistente sessuale, appositamente formata per aiutare coloro che per via di una disabilità psichica o fisica non sono in grado di vivere autonomamente la propria sessualità.

La figura dell’assistente sessuale, ad oggi, è già presente in Svizzera, Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Austria dove basta presentare un semplice attestato di formazione per esercitare la professione. Un “operatore del sesso” specialistico (uomo o donna) con orientamento bisessuale, eterosessuale o omosessuale che, come si legge nel testo del provvedimento, «sia in grado di aiutare le persone con disabilità fisico-motoria, psichica, o cognitiva, a vivere un’esperienza erotica, sensuale o sessuale e a indirizzare al meglio le proprie energie interne, spesso scaricate in modo disfunzionale in sentimenti di rabbia e aggressività». Il progetto di legge, presentato su iniziativa trasversale di tredici senatori, fa appello ad una sentenza della Corte Costituzionale, la 561 del 1987, che riconosce la sessualità come uno dei diritti fondamentali e come tale soggetto a tutela dall’articolo 2 della Costituzione.

Secondo Maximiliano Ulivieri, portavoce del primo comitato italiano per una legge sull’assistenza sessuale, il sesso è un diritto che va garantito in nome della libertà di scelta ed un bisogno primario al quale è necessario provvedere alla pari delle altre terapie già previste: «Ad oggi per le persone con disabilità esistono vari tipi di sostegno: c’è la fisioterapia, c’è un aiuto per chi ha difficoltà a gestire la quotidianità, come vestirsi o fare la doccia, e ci sono persino forme di assistenza come la cromoterapia o l’ippoterapia. Si è concepito un aiuto per ogni tipo di necessità, ma non per quella sessuale. Come se il disabile non sentisse il bisogno di toccarsi, di ricevere piacere, come se non fosse idoneo a certe esigenze. Ma non è così, e chi ha limiti psichici o fisici tali per cui non può provvedere da sé a questi bisogni deve essere assistito».

Come spiega lo psicologo e sessuologo Fabrizio Quattrini, «gli incontri, infatti, si orientano in un continuum che va dal semplice massaggio o contatto fisico, al corpo a corpo, sperimentando il contatto e l’esperienza sensoriale, dando suggerimenti fondamentali sull’attività autoerotica, fino a stimolare e a fare sperimentare il piacere sessuale dell’esperienza orgasmica. In piena libertà e consenso, alcuni operatori possono proporre anche delle relazioni sessuali, giungendo fino all’esperienza della penetrazione oppure fermandosi ai rapporti come fellatio e cunnilingus».

Sesso e disabilità sono stati al centro anche del “Venezia Pride 2014” che sul tema ha organizzato un incontro dal titolo Diversabilità LGBT per rivendicare il diritto al sesso anche per disabili gay. Come si legge, infatti, nel comunicato stampa dell’iniziativa, «Anche i disabili gay si inseriscono nella richiesta di poter vivere ed esprimere la propria sessualità ed affettività, ed hanno iniziato a far emergere la questione della doppia diversità e del pregiudizio che ne deriva, a rivendicare la possibilità di essere riconosciuti come omosessuali piuttosto che dare per scontato che il loro orientamento sessuale non risulti rilevante in quanto disabili. Ne consegue una crescente ricerca di percorsi e forme di sostegno per combattere il senso di esclusione e di discriminazione che spesso si prova nell’essere una minoranza nella minoranza, chiamando in causa in primis le associazioni LGBT italiane».

Il perverso disegno di legge “Disposizioni in materia di sessualità assistita per persone con disabilità” è figlio della rivoluzione sessuale che negli ultimi decenni ha minato le fondamenta morali ed etiche della nostra società. Una rivoluzione che a partire dal celebre motto «make love not war» ha ridotto la sessualità a mero piacere, disgiungendola dalla procreazione, e ha reso l’uomo, al pari dell’animale, schiavo dei propri impulsi e istinti sessuali.

Tali idee hanno trovato l’appoggio fondamentale degli organismi internazionali che hanno introdotto “nuovi diritti” tra cui il «diritto alla salute sessuale e riproduttiva» che non è altro che la legalizzazione del diritto all’aborto, della contraccezione e di ogni tipo di orientamento sessuale in nome del valore supremo della “salute psicologica” dell’individuo. Dalle teorie dell’amore libero degli anni Sessanta si è passati all’ideologia del gender che, rimuovendo gli stereotipi di maschio e femmina, si propone di educare, fin dai banchi di scuola, le nuove generazioni ad ogni tipo di tendenza o devianza sessuale, dall’omosessualità al transgenderismo.

Nel 1934, l’antropologo inglese J.D. Unwin pubblicò la sua grande opera Sex and Culture con l’obiettivo di verificare la tesi di Sigmund Freud secondo la quale la cultura si produce attraverso la sublimazione dell’impulso sessuale, ossia attraverso la rinuncia alla soddisfazione dell’impulso. A tal fine lo studioso inglese prese in esame ottanta cosiddette uncivilized societies raffrontandole a culture superiori di babilonesi, sumeri, ateniesi, romani e anglosassoni. In poche parole, l’interessante risultato al quale giunse la ricerca fu che, quanto più è presente una limitazione dell’attività sessuale, tanto più alto risulta il livello della società e, all’opposto, quanto meno è limitato l’impulso sessuale tanto più basso è il livello culturale.

Unwin identifica queste ultime società come «zoistiche», ossia “animalesche”, in quanto non è vi è traccia di culto divino o culto degli antenati bensì di venerazione per la natura e per l’animalità. Al contrario, le culture civilizzate di caratterizzano per l’osservanza della verginità prematrimoniale e l’assoluta monogamia. Alla luce di queste significative considerazioni risultano alquanto paradossali ed ideologiche le affermazioni di coloro che rivendicano i diritti sessuali e riproduttivi come imprescindibili obiettivi di civiltà. (Lupo Glori)

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