Appello di Famiglia Domani contro il Ministro Fedeli

(di Lupo Glori) A soli cinque giorni di distanza dalle dimissioni di Matteo Renzi, il 12 dicembre 2016 è nato il nuovo governo a guida dell’ex ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, con il quale il premier battuto e ferito consuma la sua meditata “vendetta” nei confronti del popolo del Family Day, reo di avere contribuito a mandarlo a casa attraverso il suo forte e chiaro NO espresso nelle urne al voto sul referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre.

Matteo Renzi ha perso in maniera pesante ed oltre le aspettative e la configurazione del governo Gentiloni appena varato lascia intendere che della batosta subita ne abbia fatto una questione personale.

Che l’ex premier abbia messo in atto una chiara ritorsione nei confronti dell’elettorato cattolico e, in particolare del popolo che ha riempito il Circo Massimo per dire no all’educazione gender nelle scuole italiane, risulta evidente dal fatto che l’unica poltrona che è effettivamente saltata è stata proprio quella del Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, per fare posto, guarda caso, al nemico numero uno del movimento guidato da Massimo Gandolfini, la senatrice ed ex vice presidente del Senato Valeria Fedeli, promotrice del DDL “Introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università” poi confluito nella riforma della Buona Scuola.

Scorrendo l’elenco dei ministri del governo numero 64 della storia repubblicana appena insediatosi, dopo aver rapidamente sbrigato la formalità della riserva in un colloquio di un’ora con il capo dello Stato Sergio Mattarella, appare infatti palese come esso rappresenti una fotocopia esatta del dimissionario governo Renzi con una ingombrante pedina in più, rinomata per le sue posizioni fortemente ideologiche.

Il ventilato valzer di poltrone che dava per traballanti i ministeri di Marianna Madia, Beatrice Lorenzin e Giuliano Poletti, non c’è stato. Gli unici avvicendamenti obbligati ci sono stati agli Esteri, dove sulla poltrona lasciata libera dal neopremier Gentiloni si è accomodato il fido Angelino Alfano, il quale, a sua volta, lasciando sguarnita l’importante casella del “Ministero degli Interni” ha permesso la nomina del “dalemiano” Marco Minniti. La grande sconfitta del referendum costituzionale, Maria Elena Boschi ha visto forzatamente saltare il suo fallimentare “Ministero per le Riforme Costituzionali e per i Rapporti con il Parlamento”, consolandosi però con il prestigioso incarico di sottosegretario alla presidenza del Consiglio, fino a ieri occupato dal braccio destro (e sinistro) di Renzi Luca Lotti.

Quest’ultimo, pur mantenendo la delega all’editoria, assieme a quella per il Cipe, si è visto creare ed assegnare un Ministero “ad personam” che si occuperà della sua grande passione, lo Sport. In sostanza, lo ribadiamo, l’unica che ha pagato concretamente, vedendo saltare, all’apparenza inspiegabilmente, la propria poltrona è stata, Stefania Giannini ministro di una delle più citate e decantate riforme del governo Renzi, quella sul sistema dell’istruzione nota come la “Buona Scuola”.

L’enigma riguardante il fatto che l’unica testa saltata sia quella di una delle più attive e, fino a ieri, efficienti ministri del governo Renzi, si risolve facilmente constatando come il personaggio scelto per ricoprire tale importante incarico sia Valeria Fedeli, colei che in un’intervista al blog del Corriere della Sera La27ora di qualche tempo fa, così si esprimeva nei confronti del Family Day: «Va detto con chiarezza che la manifestazione è nata su una strumentalizzata e sistematica disinformazione. Sono state fatte affermazioni totalmente false, basta leggere i documenti. Con l’emendamento che prevede l’insegnamento della parità di genere in tutte le scuole di ogni ordine e grado, già approvato dalla Camera, e ora all’esame del Senato la legge di riforma della scuola si è arricchita di un principio che è un investimento fondamentale sul futuro delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi, ispirato a quanto previsto in materia già dalle nostre leggi, dalla nostra Costituzione e dal più avanzato diritto europeo».

La neo ministra dell’Istruzione puntava il dito senza giri di parole conto l’associazionismo “omofobo” e l’obsoleta nozione di “famiglia naturale” da estirpare dalle menti dei nostri alunni, dichiarando: «Tra le sigle, poche, che hanno aderito alla manifestazione di oggi, anche alcune che si contraddistinguono affermando che, per evitare i suicidi di adolescenti vittime di persecuzioni omofobe, l’unica strada è la “conversione” all’eterosessualità. In nome dunque della “difesa dei nostri figli” e della “famiglia naturale” o “tradizionale”, si vuole contestare il diritto di ragazze e ragazzi di crescere nella consapevolezza di sé e sentendosi accolti e riconosciuti per ciò che sono».

Quindi la Fedeli concludeva rivendicando la bontà del proprio provvedimento in esame, finalizzato a porre fine alle discriminazioni e ai pregiudizi di genere: «Se questo provvedimento è contro qualcosa, questo qualcosa sono gli stereotipi, i pregiudizi, le discriminazioni, il bullismo omofobico, e nient’altro. Proprio l’educazione alla parità di genere può essere uno degli strumenti più efficaci per valorizzare le differenze, e contrastare l’omologazione dilagante, e chi vede in questo l’introduzione di una diabolica teoria gender, compie un doppio grave errore di disinformazione».

La nomina della pasionaria gender Fedeli a capo del Ministero dell’Istruzione rappresenta dunque un evidente regolamento di conti di Renzi nei confronti del popolo pro-famiglia e mette a nudo una volta per tutte la “pragmatica” visione politica del cattolico “adulto” Matteo Renzi pronto a spalancare le porte delle scuole italiane al gender in nome di una inaccettabile e squallida ripicca personale. Di fronte a tale intollerabile imposizione l’Associazione Famiglia Domani lancia un appello al popolo del Family Day e al mondo  pro-life e pro-famiglia italiano per mobilitarsi, se necessario scendendo nuovamente in piazza, al fine di chiedere le dimissioni della paladina gender posta al vertice del MIUR. Fuori il gender dalla scuola e dal sistema educativo italiano! (Lupo Glori)

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