Appello ai Prelati e ai movimenti silenziosi dell’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira

vaticano

Di fronte alle serie riserve e obiezioni mosse da personalità della Chiesa e del laicato cattolico alla Esortazione Apostolica Amoris Laetitia (AL), e data la crescente confusione che questo documento sta seminando negli spiriti in tema di morale familiare, l’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira (IPCO) ha giudicato essere suo dovere pronunciarsi pubblicamente al riguardo. Il giorno 16 luglio, festa della Madonna del Carmelo, ha emesso una dichiarazione col titolo summenzionato.

Composto da laici cattolici, l’Istituto si è impegnato sin dalla sua fondazione nella difesa dell’istituto della famiglia, bersaglio principale dell’offensiva rivoluzionaria nel secolo XXI.

Il documento ricorda i quasi novecentomila fedeli di tutto il mondo, compresi cardinali, arcivescovi e vescovi, che hanno rivolto al Papa Francesco una “Supplica Filiale” in cui Gli si chiedeva  rispettosamente di non permettere “la relativizzazione dell’insegnamento di Gesù Cristo” nei confronti della famiglia. Dopo la pubblicazione di Amoris laetitia questo importante segmento della popolazione cattolica mondiale ha potuto sperimentare solo il gusto amaro della delusione. Papa Francesco, tanto prodigo nel ricevere e nel compiacere acattolici e persino anticattolici di tutto il mondo, non ha avuto una parola per questi fedeli.

Grave rottura con l’insegnamento della Chiesa – Relativizzazione del Decalogo

Ci saremmo aspettati che un documento pontificio dedicato alla famiglia mettesse in guardia contro questa gravissima minaccia. Ma, al contrario, in AL si incontra un palese mutamento di fondo della pratica pastorale relativa alle cosiddette “coppie irregolari”, e in modo particolare ai divorziati cosiddetti “risposati”, permettendo che essi siano assolti in confessione e che ricevano la Sacra Comunione, con l’unica condizione che ciò avvenga “caso per caso”, secondo il “discernimento” del sacerdote.

Autorevoli figure della Chiesa e del laicato hanno denunciato che tale mutamento non è solo disciplinare, ma implica una grave rottura con l’insegnamento tradizionale della Chiesa, e chiedono, per tanto, la revoca di AL, richiesta alla quale l’IPCO aggiunge la propria voce.

Questo avviene mentre ecclesiastici progressisti plaudono AL calorosamente. Il cardinale Christoph Schönborn, nel presentare ufficialmente il testo ha manifestato il suo compiacimento perché questo “supera” la divisione – che egli giudica “artificiale” – fra unioni dette regolari e irregolari, ossia lecite e peccaminose.

Di fatto, per AL, a seconda delle circostanze, il concubinato e l’adulterio (AL evita queste parole ma il senso è chiaro) potrebbero persino costituire una “donazione” a Dio!; e in queste situazioni di peccato ci sarebbero addirittura “segni di amore” che “in qualche modo riflettono l’amore di Dio”. Con questo linguaggio insidioso, non soltanto perdono di validità pratica il Sesto e il Nono Comandamento (“Non commettere atti impuri ” e “Non desiderare la donna d’altri”), ma tutto l’ordine naturale e divino sintetizzato nel Decalogo ne risulta relativizzato, in nome nome di una valutazione soggettiva delle circostanze.

Un nuovo modello familiare antigerarchico

Gravemente discutibile è anche il modello “comunitario” di famiglia proposto da AL, che sovrabbonda di allusioni negative e spregiative nei confronti della famiglia tradizionale basata sull’autorità paterna, mentre presenta l’immagine idilliaca di un modello familiare ugualitario, che spoglia il marito della sua funzione di capo famiglia e diluisce il principio di autorità.

Persino il precetto di San Paolo,  secondo cui “le mogli siano sottomesse ai loro mariti” (Ef 5, 22), viene svalutato con il pretesto che si tratta di un mero “rivestimento culturale” dell’epoca.

In ciò AL si contrappone alla dottrina cattolica magistralmente esposta nell’enciclica Casti Cannubii di Pio XI, che insegna l’immutabilità dell’ordine gerarchico della famiglia.

Evoluzionismo antropologico – inversione dell’ordine nelle finalità del matrimonio

Tanto la relativizzazione dell’adulterio quanto il nuovo paradigma familiare auspicato da AL sarebbero giustificati da un supposto “cambiamento antropologico” che richiederebbe “soluzioni più inculturate”, secondo il grado evolutivo di questo mutamento nei diversi luoghi. Il cardinale Kasper, principale ispiratore di AL, fornisce esempi di questa “inculturazione”, in cui il sentimentalismo e il soggettivismo costituiscono il criterio per ammettere i divorziati “risposati” ai Sacramenti.

Allontanandosi dal modello tradizionale e istituzionale del matrimonio e avvicinandosi al modello individualista contemporaneo, in cui il vincolo matrimoniale viene ridotto ad un mero riconoscimento sociale e legale del mutuo affetto della coppia, AL legittima una radicale inversione nella gerarchia dei fini del matrimonio, sostenendo che questo sarebbe in primo luogo, una “comunità di vita e di amore coniugale”. Questa affermazione contraddice apertamente l’insegnamento magisteriale della Chiesa, compendiato nel Discorso alle partecipanti al congresso della unione cattolica italiana ostetriche di Sua Santità Papa Pio XII,  secondo cu il matrimonio “non ha come fine primario e intimo il perfezionamento personale degli sposi, ma la procreazione e la educazione della nuova vita. Gli altri fini, per quanto anch’essi intesi dalla natura…. sono ad esso essenzialmente subordinati”.

In questo senso l’IPCO fa notare che, declassando a un secondo piano la finalità procreativa del matrimonio e attribuendo il primato all’ “impegno pubblico di amore”, persino gli individui LGBT potranno dire che anch’essi si “amano” e richiedere perciò uno status matrimoniale!

Legittima e rispettosa resistenza – Appello ai Prelati silenziosi

Concludendo questa dettagliata e documentata analisi, l’IPCO segnala che di fronte a un testo così atto a disorientare i fedeli e a diluire in loro l’adesione agli insegnamenti morali della Chiesa, “per un dovere di coscienza e con tutto il rispetto che merita la caric ae la persona del Sommo Pontefice, ci vediamo costretti a manifestare pubblicamente le gravi riserve che il documento suscita in noi” e a “dire lealmente a Papa Francesco che in coscienza non possiamo accettare gli enunciati, la disciplina sacramentale e la proposta pastorale di Amoris laetitia che abbiamo messo in questione.

Nel fare questo passo di “legittima e rispettosa resistenza” verso i punti di AL in conflitto con la dottrina della Chiesa, i membri dell’IPCO si sentono garantiti dall’insegnamento  di San Pietro secondo cui “bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” (Atti 5, 29); così come dall’esempio di San Paolo che si oppose a viso aperto allo stesso San Pietro (Galati 2, 11), proprio a proposito di errori disciplinari che questi proponeva; e anche dal Diritto Canonico che nel canone 212 § 3 consacra il diritto, e talvolta persino il dovere, di esporre rispettosamente il disaccordo con l’autorità ecclesiastica. L’IPCO aggiunge: “Data la somiglianza delle situazioni, facciamo qui nostra  l’affermazione del Prof. Plinio Corrêa de Oliveira che concludeva il suo famoso manifesto di Resistenza alla politica di distensione del Vaticano con i governi comunisti: ‘Questa spiegazione si imponeva. Essa ha il carattere di una legittima difesa della nostra coscienza di cattolici’”.

L’IPCO conclude sollecitando i Prelati e movimenti finora silenziosi a “dissipare la confusione dottrinale regnante” e a riaffermare “pubblicamente e con ogni mezzo a loro portata, l’insegnamento di Nostro Signore Gesù Cristo e della Santa Chiesa” sulla natura divina e irreformabile del matrimonio, sul suo carattere indissolubile, sul primato della procreazione e sulle altre finalità del matrimonio, sulla struttura gerarchica della famiglia e “sull’ impossibilità di dare l’assoluzione sacramentale e la Sacra Comunione a coloro che si ostinano nel vivere pubblicamente in situazione oggettiva di peccato”.

 

 

Vedere il testo completo in: www.ipco.org

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