Alcune domande ai vescovi italiani

vescovi(di Cristina Siccardi) I bambini hanno finalmente un popolo che ha il coraggio di difenderli pubblicamente e che chiede la loro vita a fronte della strage degli innocenti che si perpetra con numeri da vertigine: nel mondo si contano ogni anno circa 45 milioni di aborti volontari.

Davanti a 40.000 persone che marciano e 50.000 che si ritrovano in piazza San Pietro per difendere la vita e si battono per abolire quella legge che permette e garantisce l’aborto sterminanore, tutto il pianeta dei mass media ha riconosciuto lo straordinario successo che la “Marcia per la vita”, giunta alla quarta edizione, ha riscosso il 4 maggio scorso, festa liturgica della Santa Sindone, sigillo di Croce e di Resurrezione (dal 19 aprile al 24 giugno 2015 si svolgerà nel Duomo di Torino una Ostensione straordinaria, in concomitanza con i festeggiamenti del bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco).

La piazza, dunque, non è solo più prerogativa di coloro che sostengono norme pro morte, dal 2011 essa accoglie anche uomini e donne che si schierano per una cultura pro vita per la quale il Professor Mario Palmaro (la cui memoria è stata onorata sia con le toccanti parole della Presidente della Marcia, Dottoressa Virginia Coda Nunziante, sia da molti marciatori, in particolare da uno striscione, che esprimeva la gratitudine di tutti i presenti per l’opera e l’alta testimonianza etica del filosofo del diritto) tanto si è battuto: i frutti delle sue incisive e intelligenti battaglie già si possono vedere e gustare.

Gli uomini e le donne che partecipano in numero sempre crescente alla Marcia sono persone che non si rassegnano al male, che non si lasciano influenzare dalle teorie mortifere, che non si conformano alla negatività di un mondo occidentale che uccide l’innocente, autodistruggendosi con un perverso meccanismo suicida. Sono innanzitutto persone costruttive, aliene dagli abbruttimenti a cui conduce la violenza dell’egoismo e dell’edonismo, nemici acerrimi della donazione materna; egoismo ed edonismo malignamente rinnegano la possibilità alla persona di trovare risorse, sia materiali che morali che spirituali atte a risolvere anche le situazioni più drammatiche: laddove la vita vince sulla “soluzione finale” di abortire si realizzano veri e propri miracoli, come, per esempio, si è potuto leggere sul volto di Rebecca Kiessling, combattiva militante pro-life americana concepita durante uno stupro, che è stata presente alla Marcia per la vita e al Convegno Internazionale che si è tenuto il 3 maggio nell’Aula San Pio X, nei pressi del Vaticano: questa gioiosa e solare donna ha affermato che ogni singola vita, anche quella nata da una tragedia come la sua, è degna di essere salvata.

Il primo diritto dell’uomo è quello di vivere; tuttavia contraddizione e paradosso avanzano in quest’epoca nella quale si proclamano a gran voce dignità e diritti umani per poi negarli al bambino custodito nel grembo materno… perciò può e deve essere soppresso qualora diventi un ostacolo, piccolo o grande che sia, alla qualità della vita degli altri.

Il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana “Avvenire” il 5 maggio scorso ha scritto: «Che la Marcia per la Vita sia diventata uno degli appuntamenti più importanti del mondo pro-life italiano lo dimostrano i numeri, la coralità della partecipazione e anche la rapidità della sua crescita»; in questo eccezionale evento si è «riunito un popolo estremamente variegato, ma che ha comune denominatore il non rassegnarsi allo scandalo degli oltre centomila aborti che si registrano ogni anno nel nostro Paese».

Alla Marcia, infatti, hanno partecipato miriadi di Associazioni, giunte da tutto il mondo, che sostengono e promuovono la vita. Inoltre la manifestazione ha offerto l’opportunità alle realtà cattoliche di dimostrare pubblicamente la loro Fede con cartelli, canti, preghiere e recita del Santo Rosario, dando così testimonianza del loro Credo ben lontano dallo spirito ecumenico e relativista, bensì missionario ed evangelico, quello pronto a difendere, apertamente, davanti a tutti e con la logica della Fede, i valori non solo naturali, ma eterni dell’esistenza umana. «Per la vita senza compromessi» è stato lo slogan della Marcia per ribadire la volontà di questa iniziativa di revocare totalmente l’iniqua legge 194 e di opporsi a tutte le leggi abortiste.

Dopo la straordinaria, gioiosa e coloratissima giornata romana internazionale, sorgono alcune domande a cui occorrerà, volenti o nolenti, dare delle risposte esaustive:

  1. Le decine di migliaia di sacerdoti, religiosi, religiose, bambini, adulti e anziani (compresi coloro che sono venuti in stampelle e in carrozzina) che hanno percorso il tragitto romano da piazza della Repubblica a piazza San Pietro rappresentano milioni di persone che non erano in strada per vari motivi (salute, distanza, difficoltà economiche…), ma che cantano alla vita davanti a chi grida la morte. Ebbene, questo pacifico, convinto e determinato popolo avrà finalmente e legittimamente un riconoscimento politico? I Vescovi prenderanno una netta posizione non solo in favore della vita, ma anche contro l’aborto e per l’abolizione della legge 194?
  2. Dal 5 al 19 ottobre 2014, si terrà in Vaticano la III Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema: Le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione. Nel capitolo del Codice di Diritto Canonico relativo alla tipologia delle assemblee sinodali si legge che: «Il Sinodo dei Vescovi si riunisce in assemblea generale straordinaria, se la materia da trattare, pur riguardando il bene della Chiesa universale, esige una rapida definizione»; pertanto, fra le «sfide» che esigono «una rapida definizione» sono contemplate anche le istanze provenienti dal «popolo della vita»?
  3. I Vescovi imiteranno Sua Eminenza il Cardinale Raymond Leo Burke e scenderanno anche loro per le vie di Roma il prossimo anno? Il Papa ha detto al composito e ricco nucleo contro l’aborto (dove sono mancati i grandi movimenti laicali come, per esempio, Comunione e Liberazione, Azione Cattolica e Acli): «Tanti auguri e avanti, e lavorare su questo!». Certamente Santità, noi continueremo a lavorare per la vita, senza alcun compromesso con la morte. (Cristina Siccardi)
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