Ai poliziotti si danno i fiori?

expo-2015-150501164002(di Danilo Quinto) «Stavo solo facendo il mio lavoro, semplicemente il mio lavoro. Che in quel momento era fermare questi delinquenti che lanciavano di tutto nascondendosi dietro gli alberi», racconta il vice questore preso a calci, pugni e mazzate in un agguato compiuto dai Black Bloc nel giorno dell’inaugurazione dell’EXPO a Milano. «Per fortuna avevo il casco, se no non so come sarebbe finita», afferma. Sembra che in Italia nulla sia cambiato in oltre cinquant’anni.

Da quel lontano ’68, che ha macerato le coscienze di tanti e i cui nefasti effetti si fanno sentire ancora oggi. I Black Bloc di oggi – legati a “filo rosso” alle frange estremiste di quegli anni – hanno «facce di figli di papà», come scriveva un autore pur discutibile come Pier Paolo Pasolini nel ’68, che aggiungeva: «Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti! Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie, contadine o urbane che siano. Quanto a me, conosco assai bene il loro modo di esser stati bambini e ragazzi, le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui, a causa della miseria, che non dà autorità. La madre incallita come un facchino, o tenera, per qualche malattia, come un uccellino; i tanti fratelli, la casupola tra gli orti con la salvia rossa (in terreni altrui, lottizzati); i bassi sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi caseggiati popolari, ecc. ecc.».

A Pasolini non piacevano i mezzi termini e in quella sua prosa li descriveva così i poliziotti: «Guardateli come li vestono: come pagliacci, con quella stoffa ruvida che puzza di rancio fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente, e lo stato psicologico cui sono ridotti (per una quarantina di mille lire al mese): senza più sorriso, senza più amicizia col mondo, separati, esclusi (in una esclusione che non ha uguali); umiliati dalla perdita della qualità di uomini per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare). Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care. Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia. Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete! I ragazzi poliziotti che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione risorgimentale) di figli di papà, avete bastonato, appartengono all’altra classe sociale. A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte della ragione) eravate i ricchi, mentre i poliziotti (che erano dalla parte del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque, la vostra! In questi casi, ai poliziotti si danno i fiori, amici».

È forse cambiato qualcosa da allora rispetto al trattamento che lo Stato riserva ad una parte dei suoi figli, sottopagati, ma costretti a fronteggiare la violenza delle manifestazioni o ogni domenica quella dei tifosi degli stadi di calcio, che non si chiudono solo per una questione di denaro?

Beninteso, non pensiamo – come Pasolini – che i picchiatori di poliziotti di Valle Giulia avessero ragione, così come non hanno ragione i Black Bloc di oggi. C’è sicuramente un problema di sicurezza sociale, che è mal gestita. Del resto, la devastazione a cui è stata sottoposta Milano non può essere considerata improvvisata: ha certamente richiesto un lungo tempo di gestazione e di preparazione. È possibile che non sia stata operata nessuna allerta e che nessuno abbia il coraggio di dire «ho sbagliato»? Rispetto a quello che si manifesta – da molti anni, ad esempio l’opposizione violenta, dissennata e in alcuni casi di stampo insurrezionale che viene espressa nei confronti delle grandi opere – c’è un’accondiscendenza che inquieta. Un Paese che non è stato capace in cinquant’anni d’insegnare alle nuove generazioni quanto sia distruttivo l’uso della violenza, è un Paese che non ha neanche gli strumenti per affrontarla quella violenza. È già morto. Dal punto di vista della verità e della pratica politica. (Danilo Quinto)

 

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