Ai cattolici che non vogliono parlare di Emma Bonino

Emma Bonino(di Danilo Quinto) Durante il Meeting dei Giovani Industriali di Confindustria, Emma Bonino ha detto: «Nel Governo ci sono larghi dissensi e fibrillazioni tra i partiti. Se uno non sa se fare un programma per sei ore, sei giorni o sei settimane è mission impossible».
Stiano tranquilli quei cattolici che ritengono non sia politicamente corretto esprimere opinioni o raccontare la storia del Ministro degli Esteri. Emma Bonino non si dimetterà mai. È troppo in simbiosi con il potere, per farlo.

La cultura egemone che lei rappresenta è la stessa del Parlamento europeo, che in questi giorni si appresta, con una risoluzione intitolata Salute e diritti sessuali e riproduttivi, a scardinare ulteriormente i principi della legge naturale. Il testo, oltre a riaffermare che «i diritti sessuali e riproduttivi (aborto, sterilizzazione, contraccezione e Fivet, n.d.r.) sono diritti umani», sottolinea che «le violazioni della salute sessuale e riproduttiva e dei relativi diritti hanno un impatto diretto sulla vita di donne e ragazze, sull’indipendenza economica delle donne, sulla fruizione dei servizi sociali da parte delle donne, sull’accesso di queste ultime al processo decisionale e alla partecipazione alla vita pubblica, sulla vulnerabilità delle donne alla violenza maschile, sull’accesso delle donne all’istruzione e sul godimento della vita privata e, pertanto, tali violazioni si ripercuotono sulla società nel suo insieme» ed «esprime preoccupazione per le restrizioni all’accesso ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva e ai contraccettivi nei paesi in via di adesione» e sottolinea che «gli Stati membri dovrebbero regolamentare e monitorare il ricorso all’obiezione di coscienza, perché questo è un diritto individuale e non una politica collettiva».

L’analogia con le attuali ‒ non di quarant’anni fa ‒ dichiarazioni del Ministro degli Esteri contro l’obiezione di coscienza alla legge 194, è evidente. Così come, pressoché uguale, è il richiamo che fa la risoluzione alla Chiesa («la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti (…) non dovrebbero subire restrizioni per motivi religiosi, per esempio concludendo concordati»), con quello che scrive Emma Bonino oggi, non quarant’anni fa: «Io posso essere un’ammiratrice di quel cristianesimo delle origini, il cristianesimo costantiniano, perché esso ha costruito, piaccia o no, l’edificio dell’Europa; non è l’unico linguaggio, ma certamente è uno dei linguaggi fondanti della nostra eredità. Credo però che oggi questo cristianesimo abbia esaurito la sua carica vitale, storica». C’è, poi, chi si sorprende se la proposta sull’omofobia ‒ che presto diventerà legge ‒ incida sulla libertà religiosa e preluda, con il riconoscimento del matrimonio omosessuale e dell’adozione dei figli per le coppie dello stesso sesso, all’aggressione definitiva contro l’umano.

La si lasci parlare Emma Bonino, non solo dei due nostri soldati, sequestrati da due anni da uno Stato straniero e rispetto ai quali il nostro Ministro ha dei dubbi sull’innocenza. La si lasci libera di esprimersi, come quando racconta dove poneva i resti degli aborti che organizzava: «Io uso – spiegava al settimanale “Oggi”, nel 1975 ‒ un barattolo da un chilo che aveva contenuto della marmellata. Alle donne non importa nulla che io non usi un vaso acquistato in un negozio di sanitari, anzi è un buon motivo per farsi quattro risate». A lei, auguriamo di pentirsi (e dovrebbe farlo pubblicamente) e di convertirsi. Mi permetto di aggiungere che più grave del suo è l’atteggiamento di coloro che oggi,  nascondendo la verità delle sue posizioni, sono, di fatto, a lei conniventi. Il Vangelo di domenica scorsa, diceva: «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (Lc.18, 1-8). A questa domanda, prima o poi, toccherà a tutti rispondere. (Danilo Quinto)

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