Affidare ai partiti la difesa della famiglia?

Nuovo Centro destra(di Danilo Quinto) Siamo certi che Mario Palmaro non se ne dorrà – là, dove si trova, in Paradiso – se utilizziamo, per quest’articolo, un titolo che adoperò il 6 maggio 2013, per parlare della Marcia per la Vita e per raccomandare di «sottrarre i principi non negoziabili a un uso strumentale da parte della politica e di politici dediti al compromesso e all’annacquamento sistematico della verità; strategia che fra l’altro non ha impedito, ma anzi ha accelerato il processo di espulsione dei principi non negoziabili dai programmi dei partiti nelle recenti elezioni» e di «evitare l’annacquamento del tema aborto dentro una più generica e fumosa difesa della vita».

Il Nuovo Centro Destra ha convocato per il prossimo 15 novembre, a Roma, una manifestazione in occasione del suo primo anniversario di fondazione, aperta a tutte le persone e associazioni, che continuano a credere nei principi della nazione, della vita e della famiglia. Chapeau! Un programma di “destra”, al quale si chiede ai cattolici di divenire “parte”, di aggregarsi sotto le bandiere di un partito che si propone come difensore dei principi della morale naturale.

Comprendiamo le motivazioni di una manifestazione politica e partitica che dice all’elettorato cattolico: noi ci siamo sui valori che vi stanno a cuore, marcando – ça va sans dire – una differenza netta con chi, nell’ambito del centrodestra, ha assunto di recente posizioni “revisioniste” e maldestre sulle unioni tra le coppie dello stesso sesso. La ricerca del consenso, in politica, può passare anche attraverso queste strade, per consolidare un partito che da solo, alle prossime elezioni, non raggiungerebbe il quorum di rappresentanza o anche – come propongono alcuni – per costruire qualcosa di nuovo (si è proposto anche il nome: il Partito della Famiglia) o per suggerire un’egemonia nell’ambito di quello schieramento.

Nel frattempo, il Parlamento – solo per restare agli ultimi due anni – toglie il divieto di riconoscimento dei figli nati dall’incesto, naviga celermente sulla legge sul divorzio breve, liberalizza l’uso delle cosiddette droghe leggere. È imminente la discussione sulla legge sulla transfobia e sul civil act alla tedesca proposto da Renzi. È evidente che se questo accadrà, chi propone la manifestazione del 15 novembre toglierà la fiducia all’esecutivo o si dimetterà da parlamentare. Non c’è neanche bisogno di chiederlo.

Per amore della verità, è necessario, però, avvertire i “destinatari” dell’invito a partecipare alla manifestazione che il testo di convocazione non cita una sola volta la parola “aborto”. Forse perché all’interno di chi la promuove vi sono posizioni favorevoli alla piena applicazione della legge omicidiaria 194, considerata una “buona legge”? Preferiamo credere che si tratti di una grave dimenticanza. Ecco, però, il punto. A differenza di tutte le altre manifestazioni – partitiche o meno – la Marcia per la Vita, non dimentica il tema dell’aborto, non teme “concorrenze” di sorta e non coltiva il “male minore”.

Il 10 maggio 2015, si raduneranno, per la quinta volta, migliaia di famiglie per le strade di Roma, in nome dei due milioni di bambini che nella sola Italia vengono uccisi ogni anno per aborti più o meno nascosti: 130.000 aborti “ufficiali” (ottenuti attraverso il sostegno ed il finanziamento della l. 194/78); centinaia di migliaia di vittime della norlevo, della pillola dei 5 giorni dopo, della RU486 e di altre forme di aborto chimico; 140.000 abortiti con tecnica fivet (sostenuta e finanziata dalla legge 40/04); 16.000 che dalla stessa legge vengono ogni anno congelati; 850.000 per l’uso della spirale; 220.000 con la pillola EP. Senza compromessi. Come diceva Mario Palmaro: «Il popolo della vita non è stupido: osserva, ed è in grado di capire e di giudicare». (Danilo Quinto)

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