ABORTO: storie di ordinario orrore nel 2014

images(Alfredo De Matteo) La triste realtà è che il crimine legalizzato dell’aborto di stato non suscita più alcuna reazione, almeno nell’opinione pubblica, se non nel momento in cui lo pseudo diritto di abortire subisce qualche battuta d’arresto. Succede che l’assenza di medici non obiettori al Policlinico Umberto I di Roma blocchi temporaneamente il servizio delle cosiddette interruzioni di gravidanza, garantito dall’iniqua legge 194, e che pertanto la cronaca dei quotidiani ne parli come di un grave disservizio cui le istituzioni debbono prontamente rimediare; succede altresì che venga rubricato come un grave episodio di malasanità una mancata diagnosi di malformazione di un bimbo giunto alla 22a settimana di gestazione.

In breve i fatti: è l’8 marzo (giorno estremamente significativo …) del 2013 quando la mamma della piccola creatura si reca all’ospedale Fatebenefratelli di Roma per effettuare una ecografia morfologica, come da prassi, e l’esame non evidenzia alcun problema. Passano pochi giorni e la donna si sottopone ad un’ulteriore ecografia, stavolta in un’altra struttura, al solo scopo di poter scattare delle foto al suo bambino; l’esito è però decisamente diverso dal precedente in quanto le viene diagnosticata una grave malformazione ad entrambe le braccia del bambino.

Per evitare di incontrare in Italia troppi ostacoli (sic!) la madre decide di disfarsi del suo bambino recandosi in Francia, dove evidentemente le maglie della legge abortista sono, se possibile, ancora più larghe di quelle nostrane e dove soprattutto il “problema” dei medici obiettori non è così rilevante come lo è, per fortuna, nel nostro paese. Il risultato finale è l’uccisione di una creatura indifesa e l’incredibile paradosso dell’avvio di una pratica legale di richiesta risarcimento danni all’ospedale Fatebenefratelli, la cui colpa non è quella di aver cagionato la morte di un innocente a causa della negligenza dei medici bensì di averla ritardata, con conseguente stress fisico e psicologico causato alla mamma omicida, e di aver corso il rischio di non cagionarla!

La fredda cronaca riportata dai giornali si guarda bene dal descrivere l’orrore di un aborto effettuato alla 22° settimana: un’autentica opera di macelleria umana in cui il bambino, ormai completamente formato, viene letteralmente fatto a pezzi tra indicibili (seppur silenziosi) tormenti. Nemmeno il fatto che la vera o presunta malformazione riscontrata attraverso l’ecografia non era comunque tale da mettere in pericolo di vita né il bambino né tantomeno la madre, e che pertanto l’eliminazione dell’individuo “difettoso” è a tutti gli effetti una pratica di selezione eugenetica che assomiglia molto alla filosofia nazista ed al suo modus operandi, suscita dubbi o perplessità: tutto normale per i cultori della legalità in salsa politically correct, tranne lo scandalo di una donna “costretta” ad emigrare in Francia per eseguire la condanna a morte di un innocente a causa di una diagnosi (forse) errata. Un mondo alla rovescia, dunque, in cui il male è chiamato bene e viceversa.

La quinta edizione della Marcia Nazionale per la Vita, il prossimo 10 maggio, costituisce un’imperdibile occasione per manifestare pubblicamente contro il crimine dell’aborto di stato e per ricordare le innumerevoli vittime di quella che può essere senz’altro definita come una vera e propria guerra dichiarata contro l’innocente. (Alfredo De Matteo)

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