Aberrazioni bioetiche: un figlio di tre genitori

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(di Tommaso Scandroglio) Un bambino figli genetico di tre genitori. Ne ha dato notizia la rivista New Scientist. Questa la vicenda in breve. La lei di una coppia aveva messo al mondo due bambini poi morti perché affetti dalla sindrome di Leigh, patologia genetica ereditaria che interessa il sistema nervoso. I geni difettosi per la precisione si trovano nei mitocondri, quegli organelli presenti nel citoplasma dell’ovocita e che hanno un proprio DNA diverso da quello del nucleo.

Come quando una ruota forata viene sostituita, così alcuni scienziati già da tempo hanno messo a punto diverse tecniche per concepire un bambino con mitocondri sani in sostituzione di quelli avariati. E così la coppia si è rivolta al dott. John Zhang del New Hope Fertility Center di New York per avere un figlio non affetto dalla sindrome di Leigh. La procedura però si è svolta in Messico, dove l’equipe di Zhang ha una sua filiale, perché negli States queste tecniche di manipolazione embrionale sono vietate.

La tecnica si chiama “mitochondrial replacement therapy” e consiste nel prelevare il nucleo dell’ovocita della donna affetta dalla sindrome di Leigh, trasferirlo nell’ovocita di una seconda donna detta “donatrice” – ovocita in cui sono presenti i mitocondri sani – e infine far fecondare questo ovocita, che ha Dna nucleare della prima donna e Dna mitocondriale della seconda donna, dal maschio della coppia. Il risultato è un bambino che possiede il corredo cromosomico di tre persone diverse ed è quindi biologicamente figlio di tre genitori. La maggior parte del Dna sarà dei genitori che lo cresceranno ed una minima quantità – lo 0,0005% presente appunto nei mitocondri non malati e corrispondente a 37 geni – proveniente invece da un terzo genitore. Il bambino ora ha sei mesi e i ricercatori hanno aspettato fino ad oggi a dare la notizia per verificare che il piccolo non presenti i sintomi della sindrome di Leigh, sintomi che però potranno presentarsi anche in futuro.

Simili esperimenti non sono nuovi – la Gran Bretagna li ha approvati già nel 2015 seppur le tecniche fossero leggermente diverse – e altri bambini sono stati concepiti così già a partire dal 1990, ma non hanno mai visto la luce. Il bimbo nato in Messico quindi dovrebbe essere il primo che è riuscito a nascere al mondo con questa tecnica.

Quale giudizio morale dare di questo esperimento? In primo luogo non è mai superfluo ricordare che solo il rapporto sessuale coniugale rappresenta l’unico modo per venire concepiti consono all’intima preziosità di ogni essere umano, non le tecniche di fecondazione artificiale.

In secondo luogo è bene rammentare che sono stati cinque gli embrioni prodotti e solo uno di questi è venuto alla luce. New Scientist dichiara che gli altri quattro non sono stati distrutti, ma anche se così fosse l’offesa perpetrata alla dignità di questi quattro nascituri – costretti a sopravvivere crioconservati in azoto liquido – ormai è stata perpetrata.

In terzo luogo esiste un diritto naturale di ogni persona ad avere solo due genitori e non certo tre. Tale strada della multigenitorialità è già stata preparata in qualche modo dalla fecondazione eterologa e dalla maternità surrogata, dove un bambino può avere più genitori, tra genitori biologici e sociali: ovocita di una donna, spermatozoi di un uomo, gestazione da parte di una seconda donna e, una volta nato, il bambino potrebbe essere cresciuto da altre due figure “genitoriali”, tali solo in senso commerciale – perché hanno acquistato il bambino avuto tramite utero in affitto – oppure in senso legale – perché la legge permette tutto questo.

Il concetto di “genitorialità” è ormai saltato anche grazie alla legalizzazione dei cosiddetti “matrimoni” omosessuali o delle unioni civili, in cui vi sono due papà o due mamme. E come il bimbo nato in Messico non sarà cresciuto da una delle sue mamme genetiche, così il legame genitori e figli è già stato reciso con l’aborto, la fecondazione artificiale (quanti embrioni muoiono in provetta) e il divorzio. Il caso messicano ha quindi portato a conclusione alcune premesse contenute in noce in altri fenomeni sociali ormai ampiamente diffusi nel mondo.

Inoltre la vicenda di questo bambino con tre genitori mette in luce come la genitorialità non è più un valore, ma solo un fatto organico. Il bambino diventa davvero un prodotto, un blend composto da più ingredienti, come se fosse un vino fatto da più vitigni: una certa percentuale proveniente da una donna, una seconda percentuale da un’altra ed una terza da un uomo. Un bambino “tagliato” geneticamente per aver un figlio perfetto. Uno dei tanti volti dell’eugenetica, che reifica la persona e la tratta come cavia da laboratorio manipolandone la parte identitaria del suo corpo.

Infine la frammentazione della genitorialità non si riverbera negativamente solo sul figlio, ma anche sugli adulti i quali si trovano a compartecipare il titolo di “genitore” in un rapporto di multiproprietà con altre persone. Una vera e propria polverizzazione della figura genitoriale. Non più solo due genitori, ma una miriadi di ruoli genitoriali. E così abbiamo i genitori biologici, quelli sociali, quelli legali, quelli omosessuali e chissà quanti altri in futuro.

Tommaso Scandroglio

 

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