A proposito di “femminicidio” ecco un’altra storia Ligure

don Piero Corsi(di Luciano Garibaldi su Riscossa Cristiana del 29-12-2012) Da giorni tiene banco, sui quotidiani, nei telegiornali, nei notiziari televisivi, nei siti on-line, la vicenda di don Piero Corsi, il parroco di San Terenzo di Lerici (La Spezia) “reo” di avere esposto, nella bacheca della parrocchia, un articolo tratto dal periodico informatico «Pontifex» dal titolo «Le donne e il femminismo. Facciano sana autocritica: quante volte provocano?». Non l’avesse mai fatto! Un autentico tsunami gli si è scaricato addosso, costringendolo, ovviamente, a rimuovere l’articolo incriminato e a nascondersi in un “buen retiro” in attesa delle invocate misure nei suoi confronti. C’è chi, come “Telefono rosa”, è arrivato a chiedere l’intervento del Pontefice esortando il Papa a ridurre il povero parroco allo stato laicale. Per dirla tutta, don Piero era già da tempo nel mirino, avendo già esposto, nella sua bacheca, atti d’accusa contro l’Islam. Atti d’accusa verosimilmente motivati, visto che ogni giorno diecine di cristiani vengono massacrati in mezzo mondo, dall’Africa al Vicino e al Medio Oriente.

Ma tant’è, l’accusa nei confronti delle donne “provocatrici” appesa alla bacheca (e peraltro subito rimossa, al primo accendersi delle polemiche) gli è stata fatale. Non l’avesse mai fatto! Il “Secolo XIX”, il più importante quotidiano della Liguria, ha scritto che, ogni due mesi, un uomo uccide una donna in Liguria. Sono state 54 negli ultimi dieci anni le vittime della follia omicida maschile, per la maggior parte massacrate per gelosia, vera o presunta, dai propri partner.

Fatti gravi, anzi gravissimi. Niente da dire. Peccato che nessuno abbia pensato di accostare, alla campagna di stampa contro il parroco di San Terenzo, un evento letterario di segno opposto, pure questo verificatosi in Liguria. Ci riferiamo al libro, appena pubblicato dalle Edizioni Erga di Genova, «Il delirio e la speranza», 252 pagine curate dalla scrittrice Miriam Pastorino che aprono il velo su un tema scottante che investe ormai migliaia di persone e di cui si parla molto poco. La sua originalità sta nel fatto che viene trattato attraverso 11 racconti nati da drammatiche testimonianze di padri separati rielaborate in chiave letteraria da sei autori diversi. La letteratura, si sa, è un’arma di grande efficacia per condurre il lettore dentro il problema e coinvolgerlo emozionalmente in situazioni spesso sconvolgenti che investono, in definitiva, la sopravvivenza stessa della famiglia, da sempre la cellula base della nostra società, indispensabile per la sua sopravvivenza.

La curatrice del volume, e direttrice della collana “Voltar Pagina” della casa editrice Erga, Miriam Pastorino, scrive nell’introduzione: «Può una società sopravvivere senza padri? Mai come oggi il nostro futuro è apparso appeso alla capacità di liberarci in fretta delle zavorre del passato e in particolare di quelle false ideologie che, con la pretesa di regalarci il massimo della felicità assieme al massimo della libertà, hanno finito per spalancare le porte a innumerevoli dolori individuali e causato il collasso di tutte le nostre basi culturali e sociali».

Il libro è la prima raccolta pubblicata in Italia di racconti costruiti traendo spunto dalle vive esperienze di padri vittime di separazioni conflittuali. Secondo un’indagine condotta dall’Associazione Gesef (Genitori separati dai figli) su 26.800 soggetti, il 75% degli uomini in fase di separazione subisce mobbing giudiziario e l’89% subisce la minaccia dalla coniuge di non poter più vedere i figli. Il libro nasce dall’incontro tra le associazioni Mater Natura e Voltar Pagina e può considerarsi, a tutti gli effetti, un’occasione di riflessione sulle storture della nostra società che vedono in primo piano, sicuramente, gli atti di violenza dei maschi contro le donne, ma – magari in secondo piano – le ingiustizie consumate ai danni di tanti sfortunati mariti.

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