A Parigi, mostra dei “supereroi “o “reclutamento” di cavie neurologiche

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(Mauro Faverzani) Il Paese dei Balocchi è tornato tra noi. Ma attenzione, poiché ancora una volta non è tutto oro quel che luccica ed i rischi non mancano. Sino al prossimo 25 settembre a Parigi, in un luogo certo non casuale come quello del Piazzale della Difesa, ha luogo una mostra tutta dedicata agli appassionati di fumetti ed, in particolare, dei supereroi della Marvel. Si tratta di una mostra, tuttavia, non ordinaria, è anzi strutturata in modo decisamente curioso ed inedito. Quelli in cui si entra, infatti, non sono i soliti padiglioni più o meno attrezzati con modellini e pannelli: la suggestione data al pubblico è un’altra, sembra d’entrare direttamente nel quartier generale della base scientifica S.H.I.E.L.D., l’agenzia di intelligence internazionale immaginata da Stan Lee e Jack Kirby nell’agosto 1965 per la Marvel Comics.

Il video ed il sito reclamizzanti l’esposizione francese fan ricorso ad un linguaggio che può suonare strano o, per così dire, “paramilitare”: si dice di voler assoldare “nuove reclute”, di voler istruire i futuri “agenti ufficiali” dell’«Avengers S.T.A.T.I.O.N.» , ove S.T.A.T.I.O.N. è un acronimo, che, in realtà, sta per Rete operativa per la formazione scientifica e l’intelligenza tattica. L’obiettivo sarebbe insomma quello di integrare la squadra dello S.H.I.E.L.D., superando esami a tema, esigenti e mirati, e dimostrando di sapere proprio tutto sui “difensori dell’universo”, prima di poter far parte di una non meglio precisata «rete di sostegno», una sorta di circolo esclusivo della science fiction.

La proposta rivolta ai fan del settore è decisamente allettante. Qui, a Parigi, si dice esser custodita una vasta raccolta di dossier segreti, di studi e di esperienze «sulle origini storiche e scientifiche degli Avengers», nonché la collezione esclusiva dei loro equipaggiamenti: dal costume con scudo di Capitan America al laboratorio di Bruce Banner, dalle uniformi con le armi di Occhio di Falco e della Vedova Nera al casco di Ant-Man ed alla corazza di Hulkbuster.

Si possono anche “cartografare” le stelle «per determinare l’esatta posizione della città di Asgard», imparare a far funzionare l’armatura di Iron Man e «studiare gli effetti neurologici della trasformazione di Bruce Banner nell’incredibile Hulk». Insomma, immaginazione e scienza si intrecciano, confondendo lo spettatore, ammaliato da suoni, luci e colori particolari. Un’autentica pacchia per chi tutte queste cose abbia potuto finora vederle soltanto sui fumetti o al cinema! E la promessa è allettante: «Varcare quella soglia – assicura il sito – significa provare un’esperienza immersiva sensoriale totale», con tanto di «scenari interattivi» e senza risparmiarsi quanto ad effetti speciali.

Per accedere alla mostra, aperta 7 giorni su 7, è però necessario compilare un apposito form on line, un ottimo metodo per raccogliere un database di tutto rispetto relativo a nominativi di appassionati del settore, già bendisposti quindi verso il futuribile. Lo spettacolo che viene loro proposto non è fine a sé stesso: al termine di quello che viene chiamato il «periodo di prova», si viene anche «valutati» e si può ricevere addirittura un «diploma d’ingaggio come membro ufficiale dello S.H.I.E.L.D.».

Tutto bene? Un semplice tuffo nella fantasia? Un banalissimo gioco virtuale? Qualche dubbio sorge ed, in effetti, è sorto ove questa particolarissima esposizione sia stata allestita. Molti spettatori si sono stupiti della messa in scena e di alcune parole-chiave utilizzate nel contestualizzare ove si trovassero. Ma poi, con una risata, la tensione è stata subito smorzata e ci si è affrettati verso i balocchi interattivi.

Dando un’occhiata agli sponsor dell’iniziativa, tuttavia, lo stupore e gli interrogativi aumentano: non vi figurano solo catene televisive per ragazzi ed aziende produttrici di videogiochi, che è plausibile siano presenti; figurano anche enti ed istituzioni insospettabili. Ad esempio, la Nasa, che non ha bisogno di presentazioni: è l’agenzia governativa statunitense, responsabile del programma spaziale americano e della ricerca aerospaziale. Ma v’è anche una sua collegata, il Jet Propulsion Laboratory del California Institute of Technology, un laboratorio nei pressi di Pasadena, California, dedicato alla progettazione, allo sviluppo ed alla realizzazione di sonde spaziali senza equipaggio.

Ciò che, tuttavia, genera più perplessità è la presenza, tra gli sponsor della mostra, dell’azienda Neuroverse, una società neurotecnologica in grado di sviluppare interfacce, che interagiscono col cervello «per scatenare la mente», come annuncia testualmente il suo sito. Non si specifica come e perché la si debba scatenare, né per quali obiettivi o con quali scopi. Si tratta di un’azienda, che riunisce competenze negli ambiti delle neuroscienze cognitive, della psicologia, dell’ingegneria, della salute mentale, dell’intrattenimento e dell’educazione: una sorta di «approccio integrato», per sviluppare, tramite una «ricerca pionieristica» ed una forma di comunicazione wireless, una nuova generazione d’interfacce cerebrali «versatili, indossabili, discrete, affidabili e facili da usare», con apposite app per smartphone e tablet. Nella mostra parigina alcune realizzazioni sono di questa ditta: ad esempio, l’Iron Man Neural Interface, che consente di vedere le proprie onde cerebrali in tempo reale e di interagire con sensori elettroencefalografici con chiunque poggi contro di essi la propria fronte, mostrando loro videoclip, giochi, simulazioni di volo,… Ma fin dove si può spingere tale tecnologia? Difficile immaginare che la si sia creata solo per lo svago dei visitatori.

Le domande sorgono spontanee in un’epoca, come questa, segnata dal transumanesimo. Il quale, potendo contare su sponsor economicamente potenti e politicamente influenti, si propone di «aumentare» all’infinito le prestazioni fisiche e mentali dell’essere umano (questa società parla di «scatenare la mente»); fa ricorso alle neurotecnologie, alle biotecnologie, all’informatica ed alle scienze cognitive (le stesse di Neuroverse); promette di liberare l’umanità dalla malattia (l’azienda sul suo sito afferma di voler curare lo stress, l’ansia ed i disturbi neuropsichiatrici); progetta la costruzione di un ibrido tra uomo e macchina (questa propone un’interfaccia tra macchina e cervello). Le similitudini sono molte.

Alla fine, resta una domanda di fondo: ma perché istituzioni come la Nasa ed il Jet Propulsion Laboratory oppure ditte superspecializzate come Neuroverse dovrebbero investire tempo, risorse umane, strumentazioni e denaro per una mostra sui fumetti della Marvel? Non si tratta certo di enti, che abbiano tempo da perdere o soldi da gettare. Evidentemente, se hanno puntato su quest’iniziativa piuttosto che su altre non è soltanto per un’infantile passione verso i comics…

Un link sul sito della Neuroverse rimanda ad una pagina dal titolo emblematico, «Congratulazioni, agente dello S.H.I.E.L.D.». Qui, di nuovo, realtà e fantasia tornano a mischiarsi e non si sa più dove finisca l’una e dove inizi l’altra. Ma si legge testualmente: «Abbiamo tenuto una sessione di allenamento segreto presso il San Diego Comic-Con lo scorso fine settimana; l’idea era quella ritrovarsi di nascosto in un luogo pubblico ed in bella vista (nome in codice: Operazione lettera rubata)», contando su «oltre 500 agenti» e sulla presenza di «scienziati» a disposizione. Già, quale migliore copertura? D’accordo, ora possiamo farci tutti una bella risata, è chiaramente soltanto uno scherzo. O no? (Mauro Faverzani)

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